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EU_PUBLIC_AFFAIRS06 / 18 · storia del giorno3 min · 767 parole · 36 fonti

Guterres riapre il dossier Cipro

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Scritto dall IAto brief AI · 18 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

The diplomatic architecture of a single island remains fused in a permanent, back-to-back deadlock.

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il testo · 3 min di lettura

A Nicosia, ultima capitale divisa d’Europa, una zona cuscinetto dell’ONU taglia ancora le strade della città. Da una parte governa la Repubblica di Cipro, Stato membro dell’UE; dall’altra un’amministrazione turco-cipriota riconosciuta solo da Ankara controlla un territorio che l’esercito turco occupa dal 1974. Cinquantadue anni dopo, la linea fisica resta al suo posto. E resta anche quella politica.

Il segretario generale dell’ONU António Guterres sarà sull’isola dal 27 al 29 luglio per «far avanzare gli sforzi di pace», nel primo viaggio di questo tipo da anni da parte di un segretario generale in carica (ONU, Reuters/Internazionale). Pochi giorni prima, la Commissione europea ha dato al processo una presenza formale dell’UE nominando il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto rappresentante speciale per Cipro (Decode39, Eunews). Il mandato di Fitto consiste nel coordinare il coinvolgimento europeo accanto ai negoziati guidati dall’ONU, così che Bruxelles abbia al tavolo un inviato riconoscibile e non il ruolo comodo, ma sterile, dell’osservatore. New York e Bruxelles vogliono riportare il processo su un binario negoziale. Il guaio è che le due parti non concordano più su quale debba essere la stazione d’arrivo.

Due approdi, una sola isola

Il quadro negoziale dell’ONU prevede una federazione bizonale e bicomunitaria: uno Stato, una sovranità, con uguaglianza politica tra greco-ciprioti e turco-ciprioti. In questo contesto, «uguaglianza politica» significa che le due comunità condividerebbero il potere di governo indipendentemente dal peso demografico, ciascuna con la possibilità di bloccare decisioni ritenute lesive dei propri interessi vitali. Il Consiglio di Sicurezza ha sancito questa base con la Risoluzione 1251 (S/RES/1251(1999)). Grecia e Repubblica di Cipro insistono perché qualsiasi nuovo negoziato riparta da lì (Euronews Greece).

La Turchia e la leadership turco-cipriota respingono quel punto di partenza. La posizione formulata da Ankara nel luglio 2026 chiede il riconoscimento della «uguaglianza sovrana e dello status internazionale paritario» prima dell’avvio di qualsiasi processo, accusando l’UE di parzialità da quando Cipro è entrata nell’Unione nel 2004 (Turkish MFA). Tradotto in termini politici, quel linguaggio porta verso due Stati separati, non verso una federazione.

Non è una disputa lessicale. È uno scontro sull’assetto finale. L’ultimo tentativo serio di colmare la distanza naufragò a Crans-Montana, in Svizzera, nel 2017, quando i negoziatori non riuscirono a sciogliere i nodi della governance, del territorio, delle proprietà e delle garanzie di sicurezza turche (S/2017/814). Nulla, nel materiale pubblico disponibile prima della visita, indica che quello stallo si sia davvero sbloccato.

Perché l’UE non può restare fuori

L’UE considera l’intera isola territorio dell’Unione. Ma, in base al Protocollo n. 10 del trattato di adesione, il diritto europeo resta sospeso nel nord, perché la Repubblica non vi esercita il controllo effettivo (Protocol No 10). Un regolamento separato sulla Linea Verde disciplina gli attraversamenti e un commercio limitato tra le due parti (Regulation 866/2004). Qualunque accordo dovrebbe quindi diventare diritto europeo, prassi di frontiera, regime di diritti. Per questo l’UE fa parte dell’ingranaggio di ogni possibile soluzione, non è soltanto chiamata a testimoniarla.

I governi europei, però, non leggono Cipro tutti nello stesso modo. In pubblico, nessuna grande capitale dell’UE vincola ogni aspetto del rapporto con la Turchia al dossier cipriota: Ankara pesa troppo su migrazione, coesione della NATO e sicurezza regionale perché ci si possa permettere una linea così rigida. Questa cautela lascia alla Turchia spazio per approfondire l’integrazione con il nord mentre la diplomazia procede su un binario parallelo. L’Alta rappresentante dell’UE Kaja Kallas ha segnalato i limiti di quella pazienza quando ha ammonito la Turchia a rispettare i diritti sovrani di Cipro su un gasdotto proposto verso il nord (Cyprus Mail, To Vima). Ma un avvertimento non è una conseguenza, e ad Ankara la differenza è chiarissima.

Che cosa sarebbe un passo avanti

Il leader turco-cipriota Tufan Erhurman ha accolto la visita come un’occasione perché le parti si comprendano meglio (Politis). Nell’ultimo rapporto di Guterres, tuttavia, le misure di rafforzamento della fiducia già concordate risultano ancora inattuate (Cyprus Mail).

Il risultato più solido sarebbe un calendario per una nuova conferenza cinque più uno, con le due parti cipriote, Grecia, Turchia, Regno Unito e ONU, e con un’agenda definita. Un esito più modesto, ma comunque reale, consisterebbe in risultati concreti: nuovi valichi, miglioramenti pratici negli scambi, oppure misure di fiducia concordate e poi effettivamente realizzate. I soli comunicati cordiali confermerebbero ciò che la storia recente già suggerisce: il sistema internazionale ha imparato a gestire la divisione di Cipro meglio di quanto riesca a risolverla. Se dalla visita non usciranno né calendario, né agenda, né risultati verificabili, vorrà dire che l’ONU può ancora amministrare il dossier cipriota, ma non è ancora in grado di spostarlo.

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7/18/2026, 2:17:54 AM
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