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EU_PUBLIC_AFFAIRS06 / 18 · storia del giorno3 min · 745 parole · 41 fonti

Hegseth rivede gli asset USA in Europa

Scritto dall IAto brief AI · 19 giugno 2026, 03:50
Come è stata scritta

The structural guarantees of European security are being quietly rolled up.

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il testo · 3 min di lettura

Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha disposto una revisione di sei mesi di ogni asset militare statunitense in Europa, ribattezzando l’operazione "NATO 3.0": un assetto in cui gli europei difendono il proprio continente mentre Washington arretra. La revisione è un processo unilaterale americano, fondato sui poteri costituzionali del presidente come comandante in capo. Nessun governo europeo, né alcun organismo dell’Alleanza, può porre il veto (CBS, Le Monde). Le capitali europee devono prepararsi ad assorbirne le conseguenze.

Che cosa fornisce davvero Washington

Gli asset che sarebbero finiti sotto esame comprendono 50 dei 150 caccia, tutte e otto le aerocisterne per il rifornimento in volo, 11 dei 26 velivoli da pattugliamento marittimo, un sottomarino lanciamissili, un gruppo da battaglia con portaerei e uno dei due gruppi di bombardieri (Tagesspiegel). Sono i sistemi che rendono praticabili i piani di difesa della Nato: copertura aerea, sorveglianza, capacità di colpire a lunga distanza, monitoraggio marittimo e rinforzi attraverso l’Atlantico (Al Jazeera). Senza aerocisterne, i caccia europei restano in volo per meno tempo; senza pattugliatori marittimi, si aprono falle nel tracciamento dei sottomarini. La revisione non colpisce tanto la massa visibile della difesa alleata, quanto il tessuto che la tiene insieme.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha provato a contenere il danno, sostenendo che la revisione procederà "in stretta consultazione con gli alleati" e che, secondo il comandante supremo alleato in Europa, molte capacità eventualmente ritirate sarebbero già coperte o lo diventeranno a breve (NATO). Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius è stato più netto: riduzioni rapide, senza una tabella di marcia chiara su come l’Europa debba compensarle, creerebbero "pericolosi squilibri di capacità" (Der Spiegel, Adevărul). Tra la rassicurazione di Rutte e l’allarme di Pistorius sta il dilemma europeo.

La spesa sale, la dipendenza resta

L’argomento americano sulla condivisione degli oneri ha basi concrete. Nel 2025 gli alleati europei hanno aumentato la spesa militare di base di oltre 90 miliardi di dollari, quasi il 20% in un solo anno (NATO). La Polonia guida la Nato per spesa in rapporto al Pil. La Romania ha destinato 16,68 miliardi di euro da SAFE (Security Action for Europe, il nuovo strumento UE di prestiti per gli acquisti militari) a veicoli da combattimento, sistemi anti-drone e munizioni (Mediafax).

Ma spendere non equivale a sostituire. Tra il 2020 e il 2024, il 64% delle importazioni di armi degli Stati Nato europei è arrivato dagli Stati Uniti (Le Nouvel Économiste). All’Europa mancano fabbriche, componenti, polveri e manodopera qualificata per far crescere rapidamente l’industria della difesa. Francia, Germania e Italia rischiano di sviluppare tre distinti programmi per aerei da combattimento invece di uno, dopo che la cooperazione faro sul SCAF si è arenata su governance e condivisione delle tecnologie (Le Monde). Bilanci più grandi, se incanalati verso fornitori americani, approfondiscono proprio la dipendenza che dovrebbero curare.

Il fianco orientale capisce per primo

Varsavia sta usando la pressione di Hegseth per rilanciare la richiesta di una base americana permanente sul territorio polacco, con il ministro della Difesa Kosiniak-Kamysz che rivendica una prima risposta positiva del Pentagono (Polsat News). Anche il Paese Nato che spende di più in rapporto al Pil vuole ancora l’America fisicamente dentro la propria difesa.

La Lituania legge il rischio in modo ancora più severo. Alcuni esperti locali hanno definito un rapido arretramento americano un "regalo alla Russia", avvertendo che la fase di transizione aprirebbe essa stessa una vulnerabilità (LRT). I pianificatori della difesa baltica sanno che cosa non possono rimpiazzare in fretta: difesa aerea a lungo raggio, guerra elettronica, allerta precoce e catene logistiche capaci di portare in posizione i rinforzi alleati.

La Romania guarda allo stesso vuoto dal Mar Nero, dove le basi di Deveselu e Mihail Kogălniceanu ancorano la deterrenza alleata. La copertura romena sottolinea che aerocisterne, droni ISR, caccia e pattugliatori marittimi sono precisamente gli asset che Washington potrebbe non fornire più in automatico (Euronews Romania).

Fuori dal Pentagono nessuno ha visto la lista effettiva dei tagli. Il Congresso impone una comunicazione prima che il numero dei militari scenda sotto quota 76.000, mentre i disegni di legge sulla spesa per la difesa alla Camera e al Senato cercano di limitare riduzioni importanti (NOTUS). Ma la revisione riguarda le capacità, non solo gli organici. Finché qualcuno non pubblicherà una mappa, capacità per capacità, che dica chi colma quale vuoto, quando e con quali mezzi, le rassicurazioni della Nato poggeranno su una transizione che Washington potrebbe decidere di non rispettare.

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6/19/2026, 3:34:25 AM
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