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EU_PUBLIC_AFFAIRS01 / 18 · storia del giorno3 min · 748 parole · 47 fonti

Hormuz rincara l’energia europea

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Scritto dall IAto brief AI · 16 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

The Strait remains physically open, yet private risk assessments have effectively lowered the gate.

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il testo · 3 min di lettura

Lo stretto da cui passa circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e GNL resta navigabile. Ma a decidere se i carichi partano davvero non sono i governi: sono assicuratori, armatori e banche. In questo momento, questi soggetti privati considerano la rotta troppo rischiosa, e il loro giudizio sta separando l’Europa dall’energia del Golfo con un’efficacia che nessun blocco militare avrebbe bisogno di proclamare.

Una rotta aperta solo sulla carta

Il Comando centrale statunitense ha colpito obiettivi iraniani il 7 luglio, dopo gli attacchi contro tre navi commerciali. Il Brent è salito a 78,02 dollari (CNBC). Poi il traffico navale attraverso Hormuz si è quasi fermato, benché lo stretto rimanesse formalmente aperto (Reuters, LMA).

L’ostacolo è il costo della traversata. La Lloyd's Market Association, l’associazione degli assicuratori del mercato Lloyd’s di Londra, ha confermato che le coperture per rischio guerra e responsabilità civile, comprese quelle per danni, inquinamento o lesioni, restano tecnicamente disponibili. Ma i premi sono diventati proibitivi: i broker indicano costi per il rischio guerra tra il 2% e il 6% del valore dello scafo, contro circa lo 0,2% prima del conflitto (GCaptain). In alcuni casi si è arrivati al 7,5%, mentre diversi armatori rifiutano di mandare gli equipaggi nella zona a qualunque prezzo (WirtschaftsWoche).

La copertura esiste. Gli equipaggi non partono. Una rotta marittima formalmente aperta è diventata commercialmente impraticabile.

La catena delle responsabilità spiega perché i governi abbiano pochi strumenti. La Commissione europea monitora gli approvvigionamenti, gli Stati membri detengono riserve d’emergenza, ma sono gli assicuratori a fissare il prezzo del rischio; gli armatori decidono se salpare; le banche scelgono se finanziare il carico e si ritirano quando l’esposizione a rischio guerra o sanzioni appare eccessiva. Nessuna decisione dell’UE ha provocato questa frattura. Nessuna decisione dell’UE può richiuderla da sola.

I prezzi arrivano prima delle carenze

L’Europa avverte lo shock prima nei costi che nei terminali. Il TTF, il Title Transfer Facility olandese che funge da parametro di riferimento per il gas europeo, è salito sopra 50 euro/MWh, arrivando intorno a 54-56 euro/MWh sulla spinta dei timori per i costi di trasporto legati a Hormuz (Investing).

Il TTF determina i prezzi in tutto il continente. Un premio al rischio incorporato nei Paesi Bassi diventa la bolletta di utility e compratori industriali da Helsinki a Lisbona. L’esposizione diretta della Germania al greggio del Golfo è limitata, ma l’industria tedesca assorbe il colpo attraverso prezzi del gas più alti, legati allo stesso parametro.

Da lì, il danno cambia volto da Paese a Paese. L’Italia offre il caso più netto. Edison, uno dei maggiori gruppi energetici nazionali, ha perso 21 carichi di GNL qatariota per forza maggiore e ne ha sostituiti 14 entro fine giugno, perlopiù con forniture statunitensi (Quotidiano.net). Il sistema ha retto l’urto, ma a costi più alti e con meno margine per la prossima interruzione.

La Spagna mostra invece il collo di bottiglia fisico. Detiene circa un terzo della capacità portuale di stoccaggio del GNL dell’UE (infoLibre). Ma l’interconnessione pirenaica con la Francia è così stretta che il presidente dell’operatore di rete spagnolo ha descritto la penisola, in termini energetici, come «più isola dell’Irlanda» (Infobae). La Spagna può stoccare gas. Portarlo verso nord è un’altra questione.

Le scorte rispondono alla carenza, non al prezzo

La normativa europea impone agli Stati membri riserve petrolifere d’emergenza pari ad almeno 90 giorni di importazioni nette (Directive 2009/119/EC). Il 13 luglio la task force della Commissione sull’Unione dell’energia ha dichiarato che le forniture di gas per l’inverno non corrono un rischio immediato (European Commission). Questo risponde alla domanda se i serbatoi possano restare vuoti. Non risponde alla domanda su quanto gli europei dovranno pagare per riempirli.

Il direttore dell’AIE ha colto il punto: l’Europa commetterebbe «un grosso errore» se pensasse di essere al riparo, ha detto a Euronews (Euronews). Le riserve evitano la carenza fisica; non mettono un tetto ai prezzi, non riducono i noli, non assicurano le navi. Anche i Paesi con una dipendenza diretta minima da Hormuz pagano prezzi formati dal rischio globale, perché quando i carichi cambiano rotta o vengono cancellati, la scarsità si propaga in ogni mercato collegato.

Il problema europeo a Hormuz passa da una catena commerciale del rischio: assicuratori a Londra, armatori nei centri marittimi europei, banche che finanziano i carichi. Nessun governo la controlla e nessuna scorta la sostituisce. Bruxelles può coordinare e guadagnare tempo. Che l’energia si muova davvero dipende dalla propensione al rischio nei consigli di amministrazione privati.

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7/16/2026, 2:08:36 AM
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