Hormuz rincara l'energia europea

Every mile through Hormuz adds another line to Europe’s fuel bill.
Composizione immagine · tobriefDallo Stretto di Hormuz passano ogni giorno circa 20 milioni di barili di petrolio, pari a un quinto dei consumi mondiali di greggio (EIA). Le petroliere continuano a transitare, ma il sovrapprezzo incorporato in ogni attraversamento è già entrato nelle statistiche europee: nella stima flash di luglio, Eurostat ha indicato per l’area euro prezzi dell’energia superiori del 10,0% rispetto a un anno prima (Eurostat). L’Europa non rischia di restare senza carburante; rischia di pagarlo molto di più.
Perché il petrolio meno caro non arriva alla pompa
Il Brent, il riferimento internazionale del greggio, è sceso ben sotto i picchi della primavera. In teoria, gli automobilisti dovrebbero vedere un sollievo alla pompa. Finora non è successo.
La distanza si spiega soprattutto con due voci di costo. La prima è l’assicurazione contro il rischio di guerra, il premio che gli armatori pagano per attraversare zone di conflitto, salito bruscamente. Una clausola del mercato Lloyd’s ha segnalato che il pagamento di un’eventuale tariffa di transito iraniana potrebbe annullare del tutto la copertura della nave, rendendo la rotta formalmente praticabile ma di fatto inutilizzabile per il commercio assicurato (GCC Freight). La seconda riguarda i margini di raffinazione, cioè la differenza tra quanto le raffinerie pagano il greggio e quanto incassano vendendo diesel e benzina. La BCE, la banca centrale che fissa i tassi dell’eurozona, ha confermato il 31 luglio che le raffinerie hanno applicato rincari aggiuntivi su costi del greggio già elevati, amplificando lo shock prima che il carburante arrivasse ai consumatori (ECB).
Noli più cari e controlli di conformità alle sanzioni aggiungono altri strati. Nell’UE, a giugno i prezzi dei carburanti per il trasporto privato erano più alti del 13,7% rispetto a un anno prima (Eurostat). Assoutenti ha riassunto il cortocircuito in termini molto concreti: con un Brent su livelli paragonabili a quelli di inizio marzo, il gasolio italiano costava ancora 0,38 euro al litro in più rispetto a quando il greggio aveva lo stesso prezzo pochi mesi prima (Assoutenti). Il petrolio è diventato meno caro; la catena che separa il barile dall’automobilista no.
Chi paga, chi incassa
Pagano prima gli automobilisti. Secondo il Codacons, nel primo fine settimana dell’esodo di agosto gli italiani hanno speso 370 milioni di euro in più rispetto al 2025, con un pieno di diesel rincarato in media di circa 22 euro (ANSA). Roma ha risposto con un taglio dell’imposta sul gasolio e un credito d’imposta per gli autotrasportatori.
Poi pagano i governi, attraverso il gettito fiscale a cui rinunciano per attenuare il colpo. In Irlanda, un pieno da 50 litri di diesel costa circa 9,50 euro in più rispetto all’inizio di luglio. Il Taoiseach, cioè il primo ministro Micheál Martin, ha calcolato che eliminare l’attuale taglio di 30 centesimi sulle accise spingerebbe i prezzi verso 2,25 euro al litro (RTÉ). Il ministro delle Finanze Jack Chambers ha detto che gli sconti potrebbero essere prorogati se i prezzi restassero elevati (Irish Examiner). Ogni mese di sollievo costa a Dublino risorse che potrebbero finanziare case o sanità.
Non tutti ci perdono. L’oleodotto croato JANAF ha firmato con l’ungherese MOL un contratto take-or-pay, in base al quale MOL paga la capacità dell’infrastruttura anche se non la usa interamente, per trasportare 2,05 milioni di tonnellate di greggio nel 2026 (HRT). Quando la navigazione nel Golfo diventa più rischiosa, una rotta adriatica verso l’Europa centrale vale di più. Anche le raffinerie che beneficiano di margini più ampi possono guadagnarci, pur dovendo sopportare un rischio maggiore sui costi di approvvigionamento.
Perché i prezzi restano alti anche con le scorte
L’Europa non resterà senza carburante. La normativa UE impone scorte petrolifere d’emergenza pari ad almeno 90 giorni di importazioni nette (Council Directive 2009/119/EC). Gli oleodotti di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti possono deviare circa 2,6 milioni di barili al giorno attorno a Hormuz (EIA).
Scorte e rotte alternative, però, non correggono automaticamente i prezzi. Secondo Rystad Energy, al picco della crisi la perturbazione ha sottratto al mercato 14,5 milioni di barili al giorno, lasciando vuoti che i rilasci d’emergenza non hanno colmato del tutto (Rystad Energy). Il GNL del Qatar, gas naturale liquefatto raffreddato e trasportato via nave invece che attraverso gasdotti, non dispone di alcuna deviazione terrestre. La EIA ha avvertito la scorsa settimana che i flussi commerciali alterati potrebbero non tornare ai livelli precedenti al conflitto prima dell’inizio del 2027 (EIA).
Il 23 luglio la BCE ha lasciato i tassi invariati, definendo i prezzi dell’energia «altamente volatili» e «ben al di sopra dei livelli precedenti al conflitto» (ECB). Il punto, per Francoforte, è capire se questo aumento, nato da una strozzatura dell’offerta e non da una domanda più forte, resterà un salto isolato oppure entrerà nei salari e nei costi più ampi dell’economia. Un’altra analisi della BCE, pubblicata il 7 agosto, ha avvertito che gli shock energetici di grande entità diventano persistenti quando modificano il modo in cui imprese e lavoratori fissano i prezzi e negoziano le retribuzioni (ECB).
Lo Stretto resta aperto. Il premio che l’Europa paga per usarlo, invece, non sta scomparendo.
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- 8/12/2026, 1:52:39 AM
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