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EU_PUBLIC_AFFAIRS01 / 17 · storia del giorno3 min · 744 parole · 74 fonti

Hormuz spinge il gas europeo

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Scritto dall IAto brief AI · 19 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

Risk premiums fracture the invisible architecture of the strait long before the tankers stop moving.

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il testo · 3 min di lettura

Dopo gli attacchi statunitensi contro i siti nucleari iraniani e gli scambi di missili nei pressi dello Stretto di Hormuz, i prezzi dell'energia in Europa sono saliti nel giro di pochi giorni. Nessuna petroliera è stata fisicamente bloccata. Nessun governo ha dichiarato una carenza. Il costo, però, è arrivato lo stesso, trasmesso dai benchmark del petrolio, dai future sul gas e dalle assicurazioni marittime, che hanno incorporato il rischio prima ancora che qualcuno dimostrasse che lo stretto fosse chiuso.

Il Brent ha chiuso a 88,10 dollari il 18 luglio, con un rialzo di circa il 16% in una settimana (Economic Times EnergyWorld, Sharetrader). Il TTF olandese, principale riferimento europeo per il prezzo del gas, ha toccato 57,72 euro/MWh, oltre il 18% in più nello stesso periodo (n-tv). Le coperture assicurative contro il rischio di guerra per le petroliere in transito da Hormuz costano ormai tra il 3% e il 10% del valore dello scafo: per una nave da 100 milioni di dollari significa pagare tra 3 e 10 milioni per assicurare un solo viaggio. Prima del conflitto, la stessa copertura costava circa 250.000 dollari (The National, PortProcure).

Come una crisi nel Golfo arriva nei portafogli europei

L'Europa importa direttamente dal Golfo quantità limitate di petrolio e gas. Secondo la EIA, l'84% del greggio che passa da Hormuz va in Asia (EIA). Ma l'energia si compra su mercati globali: se gli acquirenti asiatici temono di perdere il GNL qatariota, rilanciano sui carichi americani, nigeriani e australiani, facendo salire anche il prezzo delle alternative da cui l'Europa già dipende.

Nel frattempo, secondo S&P Global, le importazioni europee di GNL sono diminuite a giugno del 18% su base annua (S&P Global): un segnale che il mercato si stava già irrigidendo prima che l'impennata di questa settimana peggiorasse il quadro.

L'impatto cambia a seconda di ciò che si compra. In Italia il diesel ha superato i 2 euro al litro proprio mentre scadeva il taglio temporaneo delle accise (Sky TG24). In Germania le imprese chimiche che acquistano petrolio sui mercati spot subiscono pressioni immediate sui costi, perché non riescono a coprirsi abbastanza in fretta (Tagesschau). Nel trasporto marittimo, le tariffe spot dei container sulle rotte Estremo Oriente-Golfo hanno superato i 7.000 dollari per box, mentre circa 250.000 container alla settimana vengono dirottati lontano dallo stretto (Maritime Danmark).

Gli stoccaggi invernali sotto pressione

Anche il calendario non aiuta. A fine giugno gli stoccaggi europei di gas erano pieni al 48,9%, contro il 58,6% di un anno prima. ACER, l'agenzia dei regolatori energetici dell'UE, ha avvertito che le importazioni di GNL dovranno aumentare di circa il 13% rispetto ai livelli del 2025 per raggiungere l'obiettivo obbligatorio del 90% prima dell'inverno (Enerdata). Riempire gli stoccaggi mentre salgono i premi di rischio legati al Golfo trasforma un normale acquisto stagionale in una decisione di spesa politica.

Il 13 luglio la Energy Union Task Force della Commissione europea ha concluso che non vi fosse «nessuna preoccupazione immediata per la sicurezza degli approvvigionamenti», richiamando la capacità inutilizzata di importazione di GNL e le scorte petrolifere d'emergenza già disponibili (European Commission). È una valutazione difendibile. L'Europa ha alternative, e alcune stanno già funzionando: i terminali italiani e croati sono passati ai carichi statunitensi quando le forniture qatariote hanno vacillato.

Ma «nessuna carenza» e «nessun problema» non sono la stessa cosa. Bruxelles può coordinare, convocare tavoli, amministrare le regole sul rilascio delle scorte. Non può obbligare un armatore a navigare in acque contese, imporre a un assicuratore una copertura a buon mercato o costringere l'ufficio compliance di una banca ad autorizzare un carico legato al Golfo. La Lloyd's Market Association lo ha detto con chiarezza: l'assicurazione restava disponibile, ma il calo del traffico rifletteva «preoccupazioni di sicurezza da parte di armatori e comandanti» (LMA). Il collo di bottiglia non è l'infrastruttura di approvvigionamento, bensì la propensione al rischio di imprese private alle quali nessun commissario europeo all'Energia può dare ordini.

Il conto arriva comunque

L'Europa può probabilmente gestire gli approvvigionamenti finché lo stretto resta navigabile in teoria, anche se degradato nella pratica. Non può far sparire il premio di rischio, perché le leve decisive sono a Washington, Teheran, nelle mani degli armatori, degli assicuratori e delle banche, i cui comitati rischi rispondono agli azionisti, non alla politica energetica dell'UE. I governi assorbono il costo politico, tra rabbia per i carburanti, spese per gli stoccaggi e lamentele dell'industria, mentre gli strumenti per sciogliere lo scontro di fondo restano fuori dalla portata europea.

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7/19/2026, 2:14:34 AM
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