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EU_ECONOMICS09 / 18 · storia del giorno3 min · 912 parole · 37 fonti

Ungheria, stop allo scambio solare

Scritto dall IAto brief AI · 6 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

A household solar investment is left to dry as Hungary’s energy rules shift.

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il testo · 3 min di lettura

Centinaia di migliaia di famiglie ungheresi hanno installato pannelli fotovoltaici sui tetti contando su regole che permettevano di compensare, nell'arco dell'anno, l'energia immessa in rete con quella consumata. Poi il governo ha cambiato il metodo di calcolo. Oggi le famiglie vendono l'elettricità prodotta in eccesso a circa 5 fiorini per kilowattora, ma la ricomprano a 36 fiorini entro il tetto tariffario, o fino a 70 fiorini oltre quella soglia (HVG, 24.hu). Uno scarto di sette a uno ha trasformato un investimento domestico ragionevole in un'operazione in perdita.

La Corte costituzionale ungherese ha respinto i ricorsi contro il cambio di regime (HVG). Sul piano giuridico la partita si è chiusa; resta aperta quella politica, più scomoda: se le regole dell'energia possano cambiare così, quale fiducia possono avere le famiglie nei prossimi incentivi? La domanda pesa ancora di più ora che Budapest si prepara a far passare centinaia di milioni di euro europei dentro lo stesso sistema energetico.

Il vecchio patto, e come si è rotto

Con il vecchio sistema di "saldo netto", una famiglia con pannelli sul tetto poteva immettere energia in rete a mezzogiorno e riprenderla la sera, pagando a fine anno soltanto la differenza netta. La rete funzionava, di fatto, come una batteria gratuita. Le nuove regole di "saldo lordo" separano invece i due flussi: l'energia esportata viene pagata molto meno della tariffa al dettaglio.

Più di 320.000 impianti fotovoltaici domestici devono affrontare questa transizione man mano che scadono i regimi acquisiti (Portfolio). Alcuni proprietari hanno ricevuto multe per presunte immissioni in rete in zone dove il conferimento era limitato, anche se le letture potrebbero dipendere dal nuovo funzionamento dei contatori. Le regole sono cambiate; il conto, anche sanzionatorio, è arrivato alle famiglie.

L'elettricità domestica a basso costo scarica oneri sulle imprese

Il caso del fotovoltaico ha reso visibile un problema più profondo. Un'analisi investigativa di Telex/G7 ha descritto calcoli tariffari opachi, l'assenza di dati pubblici sulle aree in cui la rete possa assorbire nuova produzione, e gruppi energetici legati allo Stato che presidiano insieme generazione, reti e vendita al dettaglio, definendo regole che dall'esterno non si possono verificare (Telex/G7).

Le famiglie ungheresi pagano circa 9,8 centesimi di euro per kWh, più o meno un terzo della media UE, grazie ai tetti ai prezzi mantenuti dal 2013 (KSH). La differenza, però, non scompare. Gli utenti industriali e le piccole imprese sostengono oneri di finanziamento incrociato che portano le bollette ben sopra quelle dei concorrenti europei (Telex/G7). Queste società possono reggere quei costi perché, alla fine, lo Stato o le tariffe regolate li coprono: un meccanismo che attenua la pressione all'efficienza che in un mercato normale dovrebbe disciplinare gli operatori.

700 milioni di euro attraverso un passaggio stretto

Sono ora aperti bandi sostenuti da fondi europei per circa 540 miliardi di fiorini, destinati al potenziamento della rete e ai contatori intelligenti (Portfolio). Le risorse rientrano nel piano ungherese rivisto nell'ambito del dispositivo UE per la ripresa e la resilienza, il fondo post-Covid che rimborsa gli Stati membri dopo il completamento delle riforme concordate. Il capitolo energia del piano vale oltre 700 milioni di euro, di cui circa 643 milioni destinati alle reti elettriche (Telex).

Nessun pagamento può arrivare finché Budapest non avrà soddisfatto 27 "super milestone" su indipendenza della magistratura, anticorruzione e tutela del bilancio (European Commission). L'Ungheria non ha ancora presentato una richiesta di pagamento. Il governo ha bisogno di investimenti e di liquidità europea, ma le condizioni sullo Stato di diritto ritardano i rimborsi, creando l'incentivo a spendere in fretta e a rinviare il problema della governance.

I bandi sono aperti al gestore della trasmissione MAVIR e a sei distributori autorizzati, comprese le società di rete di E.ON e MVM. Famiglie, sviluppatori indipendenti e nuovi entranti non possono partecipare. Se le formule tariffarie resteranno opache e l'assegnazione delle connessioni alla rete continuerà a non essere trasparente, il denaro pubblico aumenterà la base patrimoniale regolata degli operatori di rete senza rendere più equo l'accesso.

L'investimento serve davvero, ma il problema dell'accesso resta

La rete, in effetti, non riesce ad assorbire tutta la capacità già costruita. La BERS ha impegnato 70 milioni di euro all'interno di un pacchetto da 210 milioni per un progetto solare con accumulo da 450 MW, definendolo uno dei primi impianti ibridi rinnovabili finanziati su base project finance nell'Europa centrale e orientale (EBRD). La Romania ha mostrato la scorsa settimana quale sia la conseguenza regionale: il solare ha coperto circa il 40% della generazione diurna, per poi sparire alla sera e spingere i prezzi spot oltre 1.000 euro/MWh (Digi24). Senza accumuli e capacità di rete, il fotovoltaico satura il sistema nelle ore centrali e lascia gli acquirenti esposti dopo il tramonto.

Il confronto con i Paesi Bassi è utile. Anche gli olandesi chiuderanno il proprio sistema di compensazione del solare entro il 1 gennaio 2027, con costi domestici attesi in aumento da circa 770 a 1.030 euro l'anno (Essent, Zonneplan). La transizione olandese, però, avviene con dati pubblici sulla capacità della rete, regole trasparenti sulle code di connessione e tempi regolati per gli allacciamenti. L'analisi di Telex/G7 non ha trovato dati pubblici equivalenti in Ungheria (Telex/G7).

La rete ungherese ha bisogno di investimenti. Le evidenze disponibili indicano però che il nodo non sia soltanto la capacità, ma l'accesso. Le condizioni di pagamento e il disegno dei bandi potrebbero ancora imporre più trasparenza; nella struttura attuale, tuttavia, nulla lo garantisce.

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