Skip to main content
EU_PUBLIC_AFFAIRS02 / 17 · storia del giorno3 min · 671 parole · 41 fonti

Ungheria, Sulyok destituito dal Parlamento

Scritto dall IAto brief AI · 14 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

The foundations of the state are excavated to dismantle the legacy of the past.

Composizione immagine · tobrief
il testo · 3 min di lettura

Il Parlamento ungherese ha approvato domenica, con 139 voti favorevoli e 6 contrari, una modifica costituzionale che rimuove il presidente in carica e ridisegna l’assetto dei tribunali (Le Figaro, Reuters). Il Fidesz di Viktor Orbán ha boicottato la seduta. Il primo ministro Péter Magyar sta smontando le istituzioni che Orbán aveva costruito in quattordici anni di potere, servendosi dello stesso strumento che il suo predecessore aveva portato a sistema: riscrivere la Costituzione grazie a una supermaggioranza parlamentare, decidendo così chi possa davvero esercitare il potere. Bruxelles deve ora stabilire se gli standard sullo Stato di diritto valgano anche quando a forzare le regole è un governo dichiaratamente europeista.

Che cosa smonta l’emendamento

Il pacchetto colpisce uomini e strutture lasciati in eredità da Orbán. Una clausola transitoria pone fine al mandato del presidente Tamás Sulyok, nominato nell’era Orbán, concedendogli cinque giorni per firmare il testo prima che scatti la procedura di rimozione (Reuters). Il nuovo limite di 70 anni per i giudici della Corte costituzionale costringe all’uscita quattro membri in carica, compreso il presidente della Corte (Euronews, CMS). È quella Corte che può bloccare o convalidare l’intera agenda del nuovo governo, motivo per cui la composizione dell’organo non è un dettaglio tecnico.

L’emendamento ripristina inoltre il potere della Corte di esaminare le leggi di bilancio, un controllo che Orbán aveva eliminato, e istituisce con rango costituzionale un ufficio per il recupero dei beni, incaricato di rintracciare fondi pubblici ed europei usati in modo improprio (CEAC Law, Frankfurter Rundschau).

Riparazione o cattura al contrario

Gli argomenti a favore dell’intervento non mancano. Orbán aveva insediato fedelissimi alla presidenza, nei tribunali e nella televisione di Stato, rimuovendo poi i contrappesi che avrebbero potuto limitarli. Lasciare intatto quel sistema avrebbe consentito a una rete politica sconfitta nelle urne di conservare un potere effettivo sul nuovo esecutivo (CER).

Gli argomenti contrari pesano altrettanto. Una norma scritta per un presidente identificabile per nome non è una regola neutrale, ma un’arma costituzionale puntata contro una persona. Un limite d’età retroattivo, destinato a espellere giudici perfettamente riconoscibili, somiglia molto a quelle operazioni di court-packing che gli standard europei sullo Stato di diritto dovrebbero prevenire (CMS). Le Monde ha definito Magyar europeista, ma ha parlato di una procedura «contestata». Le Figaro ha avvertito che il ripristino dello Stato di diritto non autorizza ad abbandonare le garanzie giuridiche (Le Monde, Le Figaro).

Sulyok aveva impugnato l’emendamento prima del voto, chiedendo alla Commissione di Venezia, l’organo consultivo del Consiglio d’Europa sul diritto costituzionale, le cui opinioni pesano in tutto il continente pur senza vincolare i governi, di valutare se una clausola concepita per interrompere il suo mandato rispetti i principi dello Stato di diritto (Budapest Times). La Commissione non esaminerà il caso prima di ottobre (Telex). La maggioranza di Magyar ha votato a luglio. Un governo che attende il vaglio esterno segnala disponibilità a correggere la rotta; uno che procede prima del giudizio segnala che la rapidità conta di più.

Il test di coerenza per Bruxelles

Tre giorni prima del voto, la Commissione europea ha confermato che l’Ungheria entrerà nella Procura europea, l’EPPO, che può indagare sui reati contro il bilancio dell’UE finora sottratti da Budapest al controllo esterno. I ministri delle Finanze dell’Unione hanno approvato un piano di ripresa rivisto, che potrebbe sbloccare circa 10 miliardi di euro legati al raggiungimento di obiettivi anticorruzione (Euronews, Telex).

L’adesione all’EPPO è un segnale forte. Ma i segnali non sono procedimenti penali. L’ufficio per il recupero dei beni esiste ora nella Costituzione, mentre poteri, indipendenza e controllo giudiziario dipenderanno da una legislazione attuativa che ancora non c’è. La Commissione può continuare a trattenere i pagamenti se gli obiettivi non vengono rispettati (CER). Resta da capire se lo farà. Con Orbán al governo, Bruxelles trattava le condizioni sullo Stato di diritto come leva contro un attore ostile. Magyar è un alleato. Ha ereditato istituzioni catturate, e smantellarle è un compito legittimo. Ma il metodo conta: l’intenzione europeista non basta a sostituire una ricostruzione dello Stato di diritto fondata su garanzie verificabili.

How was this article?

Help us get better

Details about this article
Model:
claude-opus-4-6
Generated:
7/14/2026, 2:15:23 AM
Pipeline run:
eu_pipeline_20260714_005006
Watermark:
SynthID (Google's invisible watermark)
Human review:
None before publication
Learn more about our methodology