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EU_PUBLIC_AFFAIRS04 / 05 · storia del giorno3 min · 704 parole · 28 fonti

Riforme ungheresi, congelati €4,2 miliardi

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Scritto dall IAto brief AI · 25 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

University grants await a government vote while Hungary’s trust reforms remain unfinished.

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il testo · 3 min di lettura

I fondi UE congelati all’Ungheria sono ancora bloccati. Il 23 settembre la Commissione europea ha proposto di revocare le sanzioni di bilancio che congelano 4,2 miliardi di euro di fondi per lo sviluppo regionale e impediscono di assegnare nuove sovvenzioni UE alle università gestite da fondazioni (Commission announcement). Ora spetta ai governi nazionali decidere se l’Ungheria abbia risolto il problema, mentre le fondazioni universitarie al centro del caso esistono ancora.

Alcuni titoli hanno presentato i fondi come «sbloccati» (Euronews), ma è prematuro: nulla si muoverà finché i governi non avranno votato.

Perché i fondi sono stati congelati

Le sanzioni risalgono al dicembre 2022, quando il Consiglio, in cui votano i governi nazionali, concluse che in Ungheria i fondi UE erano esposti al rischio di appalti pubblici truccati, a indagini deboli sulle frodi e a conflitti di interesse (2022 Council decision). Nel mirino finirono i «trust di interesse pubblico», fondazioni che gestiscono molte università ungheresi.

Il Consiglio sospese parte degli impegni dell’Ungheria, cioè delle promesse di finanziamento UE per progetti futuri, nell’ambito di tre programmi regionali. Una parte dei fondi congelati è stata nel frattempo persa o trasferita ad altri programmi; ecco perché la somma oggi in gioco è inferiore a quella bloccata in origine (Portfolio).

Una soluzione con una lacuna

Il governo di Péter Magyar, subentrato a quello di Viktor Orbán, ha comunicato alla Commissione le misure correttive adottate il 9 settembre (Commission statement). Nel giro di due settimane la Commissione le ha giudicate sufficienti, richiamando il rafforzamento dell’autorità anticorruzione e l’adesione dell’Ungheria alla Procura europea, l’organismo dell’UE che persegue i reati ai danni del bilancio comunitario. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha definito le modifiche passi importanti per lo Stato di diritto (Commission announcement).

La posizione sui trust è meno solida: l’Ungheria ha avviato il loro scioglimento, ma non lo ha completato. Tineke Strik, eurodeputata olandese dei Verdi, ha accolto con favore i progressi, chiedendo però perché la Commissione consideri gestiti i rischi per il bilancio mentre il processo di scioglimento è ancora in corso. Nel proprio testo, la Commissione ammette la lacuna: descrive i rischi come affrontati in attesa della cessazione dei trust (Commission statement). Strik parla a titolo personale; il Parlamento europeo non vota su questa decisione.

Chi decide e quali fondi restano bloccati

La decisione spetta al Consiglio, che vota a maggioranza qualificata, con un sistema ponderato che non consente all’Ungheria di determinare da sola l’esito né a un singolo governo di bloccarlo (Council). I governi hanno tempo fino al 23 ottobre, un mese dopo la proposta, e in casi eccezionali possono prorogare la scadenza di altri due mesi (Conditionality regulation). Il 24 settembre i funzionari hanno tenuto colloqui tecnici e altri sono previsti per il 1° ottobre, ma il calendario non prevede voti ministeriali (EUobserver). Nessun governo ha dichiarato pubblicamente come voterà.

Anche un voto favorevole non sbloccherebbe tutto: secondo la Commissione, circa 3,5 miliardi di euro di altri fondi regionali resterebbero bloccati per il mancato rispetto di condizioni separate su libertà accademica, tutela delle persone LGBTIQ, asilo, povertà e inclusione dei rom (Commission briefing). Quei fondi seguono regole proprie, qualunque sia l’esito sulle sanzioni in questione. Questo mese Budapest si è mossa su diversi dossier di finanziamento UE (To Brief), che non avanzano tutti insieme.

A beneficiare per primi di un sì del Consiglio sarebbero studenti e ricercatori. La revoca del divieto di assegnare sovvenzioni consentirebbe all’UE di firmare nuovi accordi con circa 21 università interessate nell’ambito di Erasmus+ e Horizon Europe, i programmi europei per gli scambi studenteschi e la ricerca (EU News). Posti e sovvenzioni continuerebbero comunque a essere assegnati attraverso le normali procedure di selezione.

La decisione sottoposta ai governi è circoscritta. La Commissione chiede loro di revocare le sanzioni mentre il processo di scioglimento dei trust è ancora incompleto, sostenendo che nel frattempo il rischio sia sotto controllo. La proposta descrive nuove norme e istituzioni, ma non mostra quali prove la Commissione abbia valutato per stabilire che funzionino, per esempio appalti svolti diversamente o procedimenti effettivamente avviati. I governi hanno tempo fino al 23 ottobre per decidere se le nuove leggi siano sufficienti (Conditionality regulation). Prima del voto la Commissione deve fornire queste prove ai governi e a Strik.

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