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EU_PUBLIC_AFFAIRS06 / 10 · storia del giorno3 min · 812 parole · 26 fonti

Il sì ungherese sblocca due capitoli UE

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Scritto dall IAto brief AI · 13 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

A vote on schooling opens the next stage of Ukraine’s EU talks.

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il testo · 3 min di lettura

Il 12 ottobre tutti i 27 governi dell’UE hanno concordato di aprire altri due gruppi tematici nei negoziati di adesione con Ucraina e Moldova, dedicati al mercato unico e alla competitività economica (Byrne's announcement, DPA). Budapest aveva subordinato il proprio assenso all’approvazione, da parte del Parlamento ucraino, di una legge sull’istruzione scolastica nelle lingue delle minoranze; il voto è arrivato proprio quel giorno. I negoziati si aprono formalmente oggi in Lussemburgo.

Thomas Byrne, ministro irlandese per gli Affari europei, ha annunciato l’intesa. L’Irlanda detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio, che comporta la guida a rotazione delle riunioni dei governi nazionali.

Come una legge scolastica ha sbloccato il consenso dell’Ungheria

Ogni passaggio dei negoziati con l’Ucraina richiede l’unanimità: prima di aprire un gruppo tematico, cioè un insieme di capitoli negoziali dedicati a un ambito specifico, devono dare il via libera tutti i governi dell’UE (negotiating framework). Ogni capitale dispone così del veto, che l’Ungheria ha usato di nuovo a settembre per frenare il percorso di adesione dell’Ucraina (Euronews).

La contestazione di Budapest ha una storia concreta. Nel 2017 la Commissione di Venezia, un gruppo di esperti di diritto del Consiglio d’Europa, criticò le modifiche alla normativa ucraina sull’istruzione, che avevano ridotto l’insegnamento secondario nelle lingue delle minoranze (Venice Commission).

All’inizio del mese l’Ungheria aveva accolto con favore un disegno di legge presentato da Kyiv, ma aveva chiarito che avrebbe dato il consenso solo dopo il voto parlamentare (Reuters). Quella settimana abbiamo scritto che l’Ungheria aveva tolto il veto (To Brief; in realtà, il 7 ottobre gli ambasciatori dell’UE si erano limitati a invitare entrambi i candidati a presentare le proprie posizioni negoziali (Kyiv Independent).

Il 12 ottobre la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, ha approvato il disegno di legge con 266 voti (Rada plenary record). La legge riconosce uno status speciale alle scuole in cui oltre la metà degli alunni studia nella lingua di una minoranza dell’UE, come l’ungherese o il romeno, e tutela l’insegnamento in quelle lingue anche in caso di riorganizzazione degli istituti (Interfax-Ukraine).

La ministra degli Esteri ungherese Anita Orbán ha detto che il voto consentiva a Budapest di dare il proprio assenso. Ha aggiunto che l’attuazione sarà decisiva e che l’Ungheria la seguirà insieme alle organizzazioni delle minoranze in Transcarpazia, la regione dell’Ucraina occidentale in cui vive la comunità ungherese (Telex).

La Moldova ha atteso per una disputa che non la riguardava

La Moldova non aveva alcun ruolo nella disputa sulle scuole: conduce i negoziati su un percorso autonomo e con posizioni proprie. Cristina Gherasimov, vicepremier per l’integrazione europea, ha confermato il 7 ottobre che il governo moldavo era stato invitato a presentarle (MOLDPRES).

A colpire è la tempistica. Moldova e Ucraina hanno ricevuto l’invito lo stesso giorno, hanno ottenuto il via libera insieme e iniziano oggi. La spiegazione più semplice è che i governi dell’UE non volessero far avanzare la Moldova mentre l’Ucraina restava bloccata; in tal caso, una disputa tra Budapest e Kyiv avrebbe dettato il calendario di un terzo Paese. Resta un’ipotesi, perché né Chișinău né Bucarest hanno reso noto perché i due calendari siano rimasti allineati.

Cosa si apre oggi e cosa resta fermo

Oggi si riuniscono le conferenze di adesione, le sessioni formali in cui i governi dell’UE presentano la posizione concordata; si terranno separatamente per ciascun candidato (Council: Ukraine, Council: Moldova). Per l’Ucraina arrivano dopo il gruppo sullo Stato di diritto, aperto a giugno, e quello sulle relazioni esterne, avviato a luglio (Council).

Resteranno poi da aprire due gruppi tematici: quello sul programma verde e quello che comprende agricoltura, fondi regionali e bilancio. È in quest’ultimo che l’adesione comincia a spostare risorse verso gli agricoltori e le regioni più povere. I governi dell’UE non hanno ancora concordato una posizione comune sulle misure agricole (Agra).

Il 6 ottobre la Commissione ha proposto di decidere a maggioranza qualificata questi passaggi intermedi, mantenendo l’unanimità per l’ammissione finale (Commission Q&A). La maggioranza qualificata richiede il sì di almeno 15 dei 27 Stati, che rappresentino il 65% della popolazione dell’UE (EU Treaty). I governi che oggi dispongono del veto dovrebbero accettare la modifica. Nel dibattito sugli affari europei al Senato olandese del 29 settembre, alcuni interventi hanno sostenuto che l’unanimità debba restare per le decisioni più importanti sull’adesione (Eerste Kamer record).

I fatti consentono una conclusione precisa. L’Ungheria aveva posto una condizione chiara: un voto nel parlamento di un Paese vicino; ha dato il via libera lo stesso giorno in cui il Parlamento ucraino ha approvato la legge, mantenendo un ruolo nel controllo della sua applicazione. Con le regole attuali, per aprire i due gruppi ancora fermi serve l’accordo di tutti i governi (negotiating framework); anche il piano della Commissione conserva il veto sull’ammissione finale. I fatti non chiariscono chi abbia deciso di far attendere la Moldova insieme all’Ucraina. Chișinău e i governi dell’UE che detengono il veto devono spiegare la scelta.

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