Iran dichiara di aver colpito Al Maqam

Iran names a tanker; its condition and crew remain unconfirmed.
Composizione immagine · tobriefLa Marina dei Guardiani della rivoluzione iraniana sostiene di aver colpito lunedì 12 ottobre una superpetroliera in uscita dallo Stretto di Hormuz. Nel video diffuso dalle autorità si vede la poppa con il nome Al Maqam, nave realmente appartenente alla flotta della società di trasporto della compagnia petrolifera statale di Abu Dhabi (Tasnim, Maritime Executive). Né l’operatore, né lo Stato di bandiera, né un’autorità marittima hanno confermato l’attacco. Altre navi nella regione sono state colpite, mentre la missione navale dell’UE ora all’esame del Parlamento tedesco non può proteggerle a Hormuz (Bundestag).
Cosa mostra il video, e cosa no
La Guardia sostiene che la petroliera abbia spento il sistema di navigazione e ignorato gli avvertimenti della Marina. Nel comunicato non fornisce coordinate, testimonianze dell’equipaggio né dettagli sulle modalità dell’attacco.
La nave esiste. Maritime Executive riconduce la poppa ripresa nel video al numero IMO 9732577, l’identificativo permanente di ogni grande imbarcazione, e osserva che non è chiaro quando sarebbe avvenuto l’attacco (Maritime Executive). ADNOC Logistics & Services include Al Maqam tra le grandi petroliere per il trasporto di greggio nel prospetto della flotta di ottobre (ADNOC L&S). Secondo TradeWinds, la società ha rifiutato di commentare.
Questo conferma il legame con la flotta ADNOC, ma non prova che la nave sia stata danneggiata. I dati pubblici di tracciamento non colmano la lacuna: l’ultima posizione AIS resa pubblica dalla petroliera, cioè il segnale che il transponder trasmette per indicarne la posizione, risaliva a 51 giorni prima quando è stata consultata il 13 ottobre (VesselFinder). Un segnale così vecchio non permette di collocare la nave nel punto dell’attacco dichiarato, né di stabilire se l’equipaggio abbia spento volontariamente il transponder.
Anche il video ha gli stessi limiti: mostra la nave che l’Iran ha scelto di riprendere, ma non dice quando e dove siano state girate le immagini né da cosa sia stato provocato il fumo.
Gli attacchi documentati
UK Maritime Trade Operations (UKMTO, centro della Marina britannica che raccoglie segnalazioni sulla sicurezza delle navi) ha registrato sabato 10 ottobre, intorno alle 19:20 UTC, il colpo di un proiettile di origine ignota contro una petroliera in uscita dallo stretto. La nave ha preso fuoco, mentre l’equipaggio risultava al sicuro (UKMTO). Domenica un drone ha colpito la petroliera Petro Dolphin all’ancoraggio di Sohar, in Oman. Il ministro indiano per la Navigazione ha dichiarato che nove degli 11 marittimi indiani a bordo sono stati soccorsi e che due risultavano dispersi (Sarbananda Sonowal). Nessuna di queste segnalazioni ha indicato un responsabile.
La numerazione usata dall’Iran non coincide con gli attacchi documentati. La Guardia definisce Al Maqam la «terza» superpetroliera colpevole, ma domenica un altro dispaccio di Tasnim aveva usato «terza» per una navetta cisterna non identificata che aveva urtato una mina: una nave, un giorno e un’arma diversi (Tasnim). Le dichiarazioni arrivano mentre Teheran ha respinto anche la risposta di Washington sulla riapertura dello stretto (To Brief).
Cosa può fare l’Europa, e cosa no
La presenza navale dell’UE nella regione è EUNAVFOR Aspides, una missione che protegge le navi mercantili nel Mar Rosso. Il Bundestag voterà il 15 ottobre sulla proroga della partecipazione tedesca (Bundestag). Il voto riguarda il ruolo della Germania, non l’area d’intervento della missione: il mandato di Aspides esclude esplicitamente Hormuz e il Golfo Persico, e per estenderlo servirebbe una decisione comune dei governi dell’UE, non quella di un singolo parlamento nazionale.
Per ora, chi attraversa Hormuz deve affidarsi alle assicurazioni, non alle scorte navali. Il 6 ottobre i broker citati dal Financial Times indicavano per le petroliere premi aggiuntivi contro i rischi di guerra, le coperture che gli armatori acquistano per navigare in zone di conflitto, pari al 6–10% del valore dello scafo (Financial Times). Quel livello era stato fissato prima della dichiarazione di lunedì. Le ricerche disponibili non chiariscono quale quota del costo ricada in particolare sugli armatori europei.
Le immagini diffuse dall’Iran dimostrano che esiste una petroliera ADNOC chiamata Al Maqam, non che sia bruciata lunedì. ADNOC e la Liberia, che secondo VesselFinder è lo Stato di bandiera della nave, ossia il Paese in cui è registrata e le cui autorità ne rispondono, potrebbero chiarire se la petroliera è danneggiata e se l’equipaggio è al sicuro (VesselFinder). Nessuno dei due ha rilasciato dichiarazioni. Resterebbe comunque da accertare dove e quando sia stato girato il video. Gli attacchi confermati mostrano già i rischi: sabato una petroliera ha preso fuoco e, dopo l’incidente di Sohar, due marittimi indiani risultano ancora dispersi (Sarbananda Sonowal). Il mandato di Aspides non arriva fin lì.
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