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EU_PUBLIC_AFFAIRS01 / 05 · storia del giorno3 min · 803 parole · 39 fonti

Hormuz, l’Iran lega la riapertura a concessioni USA

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Scritto dall IAto brief AI · 26 settembre 2026, 09:46
Come è stata scritta

Hormuz awaits a reply, but safe passage will be measured at sea.

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il testo · 3 min di lettura

L’Iran ha offerto di riaprire lo Stretto di Hormuz entro una settimana, a condizione che gli Stati Uniti facciano la prima mossa. Donald Trump avrebbe respinto la proposta, ma Teheran sostiene di non aver ricevuto alcuna risposta formale. Il 25 settembre appena nove navi risultavano in transito nelle acque che, prima del conflitto, vedevano passare circa 125 grandi navi commerciali al giorno (Cyprus Mail).

A riferire del rifiuto è stato il Wall Street Journal, che ha citato funzionari statunitensi rimasti anonimi secondo i quali Trump si aspetta che i bombardamenti sull’Iran riprendano dopo le elezioni di metà mandato di novembre (WSJ). Il giornale riferisce ciò che gli è stato detto, ma questo non prova che Washington abbia già deciso. La Casa Bianca non ha respinto la proposta pubblicamente e Deutschlandfunk, l’emittente pubblica tedesca, ha sottolineato che la notizia non aveva conferme ufficiali (Deutschlandfunk). Berliner Zeitung ha ripreso un dispaccio Reuters secondo cui l’Iran era ancora in attesa di una risposta ufficiale degli Stati Uniti (Berliner Zeitung).

Prima si muove Washington, poi l’Iran riapre

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha illustrato il piano all’ONU, spiegando che la proposta era arrivata a Washington tramite il Qatar (UN recording). Nulla partirebbe senza il via libera statunitense: secondo la sequenza descritta da Araghchi, dopo l’assenso Washington agirebbe per quattro o cinque giorni, l’Iran riaprirebbe lo Stretto il sesto giorno e il settimo comincerebbero i negoziati per un accordo definitivo (UN recording).

Al centro dell’intesa, secondo Associated Press, Teheran vuole che gli Stati Uniti tolgano il blocco navale ai porti iraniani e allentino le sanzioni sul petrolio (AP). Chiede inoltre lo sblocco dei fondi congelati e un cessate il fuoco che includa il Libano.

Washington non ha chiuso pubblicamente la porta. Il giorno dell’intervento di Araghchi, Reuters ha riferito che un funzionario statunitense aveva definito «positivi e costruttivi» i contatti avviati tramite mediatori (Reuters via Al-Monitor). È un segnale di dialogo, compatibile con un eventuale rifiuto comunicato in privato.

Chi può agire e chi no

Il blocco navale è la carta più forte di Washington. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che, al 23 settembre, aveva dirottato 115 navi commerciali dirette ai porti iraniani o in partenza da essi (CBS). La sequenza proposta da Teheran chiede dunque agli Stati Uniti di rinunciare al blocco prima che il passaggio in mare metta alla prova la promessa iraniana.

La catena decisionale è breve: Washington può rispondere all’offerta e modificare il blocco e le sanzioni; l’Iran può riaprire lo Stretto. La condizione sul Libano è la più difficile da soddisfare, perché dipende da Israele, su cui Washington può fare pressione ma che non può vincolare.

L’Europa resta fuori dall’intesa, ma ne sopporta i costi. Prima della guerra, attraverso lo Stretto passava circa un quinto del consumo mondiale di petrolio, perciò ogni interruzione si ripercuote su famiglie e imprese europee attraverso i prezzi globali (EIA). Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha sostenuto il 24 settembre una dichiarazione sottoscritta da 80 Paesi, che chiedeva la piena riapertura di Hormuz (Handelsblatt). La dichiarazione aumenta la pressione, ma non modifica i termini dello scambio.

Le altre iniziative europee puntano a proteggere rotte alternative, non lo Stretto. Emmanuel Macron ha annunciato l’invio di militari, radar e sistemi di difesa aerea a Yanbu, terminale petrolifero saudita sul Mar Rosso, senza precisare la consistenza dell’operazione né quando comincerà (Le Monde). Da Yanbu una parte del greggio saudita può raggiungere i compratori senza attraversare Hormuz; proteggerla significa quindi salvaguardare questa rotta alternativa. Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell’UE, sta chiedendo agli Stati membri più navi e aerei per Aspides, la missione europea che protegge il traffico marittimo nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi (Euronews). Nulla indica che la missione operi a Hormuz.

Come si misurerà la riapertura

Il numero di navi in transito offre un riscontro più chiaro dei negoziati. L’Organizzazione marittima internazionale aveva confermato 85 incidenti e 24 morti tra i marittimi nella zona al 24 settembre, secondo lo stesso articolo del Cyprus Mail (Cyprus Mail). Le grandi petroliere continuano a trasportare quantità consistenti di greggio, perciò il basso numero di passaggi non significa che le esportazioni si siano fermate.

Questo dato aiuta a capire la cautela. Armatori, equipaggi e compagnie assicurative decidono rotta per rotta se il passaggio è abbastanza sicuro; dopo mesi di attacchi, vorranno vedere le navi attraversare lo Stretto giorno dopo giorno prima di fidarsi di un annuncio, da Teheran o da Washington.

Teheran ha messo sul tavolo un calendario condizionato, mentre Washington non ha ancora risposto pubblicamente. Il resoconto del Journal lascia pensare che la risposta possa essere negativa, ma si basa su funzionari che hanno chiesto di non essere identificati. Hormuz sarà aperto quando le navi torneranno a passare regolarmente: sarà il conteggio quotidiano dei transiti a dirlo.

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