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EU_PUBLIC_AFFAIRS05 / 05 · storia del giorno3 min · 743 parole · 57 fonti

L’Italia lascia 6 miliardi nel SAFE

Scritto dall IAto brief AI · 27 agosto 2026, 02:50
Come è stata scritta

Rome funds one order while unanswered billions fill the factory.

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il testo · 3 min di lettura

L'Italia ha chiesto alla Commissione europea circa 8-8,9 miliardi di euro in prestiti per la difesa, più o meno la metà dei 14,9 miliardi che Bruxelles aveva provvisoriamente riservato a Roma (Il Fatto Quotidiano, Eunews). Le risorse arrivano da SAFE, Security Action for Europe, uno strumento da 150 miliardi di euro che consente all'UE di indebitarsi centralmente e poi prestare agli Stati membri per gli acquisti militari a tassi che molti governi, da soli, non otterrebbero. Bruxelles può offrire credito a basso costo; resta però ai governi decidere se caricarsi quel debito.

Il confronto è arrivato nello stesso giorno. La Romania ha ricevuto un primo pagamento SAFE da 2,5 miliardi di euro e lo sta già trasformando in ordini: veicoli da combattimento Lynx, sistemi di difesa aerea Mistral ed elicotteri Airbus (EC Romania, HotNews). La Polonia aveva già firmato un accordo da 43,7 miliardi di euro e incassato 6,6 miliardi di prefinanziamento (European Commission, Notes from Poland). I Paesi che hanno firmato presto stanno già convertendo i prestiti in commesse. La richiesta ridotta dell'Italia pone una domanda ancora precedente: se alcuni governi intendano davvero chiedere tutto il denaro disponibile.

Compromesso di coalizione, non logica di bilancio

Creato dal regolamento del Consiglio 2025/1106, SAFE non funziona come un contributo a fondo perduto. Ogni euro che Roma prende in prestito attraverso lo strumento diventa comunque debito italiano, e i partiti italiani devono poi difenderlo davanti agli elettori.

Dentro la coalizione di Giorgia Meloni, la linea di frattura è passata tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani di Forza Italia, che a Rimini aveva sostenuto pubblicamente la richiesta integrale, e la Lega di Matteo Salvini, contraria ad aumentare l'indebitamento per la difesa. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha riconosciuto le condizioni favorevoli di SAFE, ma il governo ha dimezzato il ricorso allo strumento (Il Foglio). Tajani ha presentato l'arretramento come una diversa gerarchia delle priorità: secondo lui l'Italia doveva investire di più in sanità e politiche sociali, dopo il mutamento delle condizioni legato al conflitto con l'Iran (Il Fatto Quotidiano, PAP). Dagli atti pubblici non è chiaro se la scelta rifletta la pressione della Lega, la prudenza del Tesoro o un compromesso deliberato di Meloni. L'esito, però, non cambia: Roma ha chiesto la metà.

La Spagna racconta, in piccolo, la stessa dinamica. Madrid ha chiesto appena 1 miliardo di euro, mentre Sumar, partner minore della coalizione, si è opposto apertamente all'aumento della spesa militare (EFE, El Confidencial). Il debito europeo a basso costo non rende indolore, in patria, il debito per la difesa.

La fila dietro Roma

Il ritardo italiano ha avuto conseguenze anche fuori da Roma. SAFE ha una dotazione fissa. Il portavoce della Commissione Thomas Regnier aveva sollecitato l'Italia a chiarire le intenzioni, perché le risorse non richieste impediscono alla Commissione di riassegnarle ad altri governi (Euronews). I circa 6 miliardi di euro lasciati sul tavolo dall'Italia, insieme alla richiesta ungherese ancora irrisolta, creano un bacino che la Commissione potrà riaprire con una seconda chiamata entro la fine del 2026 (Euractiv, Council).

La Polonia si sta già preparando. Il viceministro della Difesa Paweł Zalewski ha confermato che Varsavia vuole concorrere per ulteriori fondi SAFE nel secondo round (Bankier/PAP). I media polacchi stimano che possano liberarsi fino a 10 miliardi di euro, anche se la cifra dipende dai numeri finali di Italia e Ungheria e resta quindi ipotetica (RMF24).

Il caso ungherese è diverso. Il nuovo governo sta riesaminando il piano di investimenti militari del predecessore, sullo sfondo di timori di corruzione, e la Commissione non aveva ancora dato il via libera alla richiesta di Budapest quando altri Stati avevano già ottenuto l'approvazione (Euronews HU). Il blocco ungherese riguarda la governance, non uno scontro di coalizione sull'indebitamento.

Chi spende prima orienta il mercato

Le regole di SAFE impongono che almeno il 65% dei contenuti sia europeo o ucraino negli appalti, orientando i contratti verso produttori con base nell'UE e allineandosi alla vecchia spinta francese per un'autonomia industriale della difesa (Council, CMS). Questo significa che i governi più rapidi a utilizzare lo strumento non si stanno soltanto armando: stanno definendo portafogli ordini, rapporti con i fornitori e linee di produzione in tutto il continente.

La macchina di Bruxelles si è messa in moto. Approvazioni, accordi e primi pagamenti hanno raggiunto oltre una dozzina di Paesi. Ma SAFE premierà i governi disposti ad assumere debito per la difesa adesso. L'Italia ha mostrato di esserlo solo a metà, e i miliardi lasciati indietro attirano già altri pretendenti.

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8/27/2026, 1:56:58 AM
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