Energia, Roma gioca la carta SAFE

The anchor of European fiscal stability dissolves into the energy crisis it cannot contain.
Composizione immagine · tobriefI ministri delle Finanze del G7 si sono riuniti a Parigi lo scorso fine settimana e al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti hanno lasciato in mano poco o nulla. Il communiqué called for "fiscal restraint", non margini di flessibilità, proprio mentre la guerra con l'Iran riporta i costi europei dell'energia su livelli che non si vedevano dal 2022. Nessun membro del G7 ha sostenuto la richiesta di Roma di trattare la spesa energetica come l'Europa già tratta quella militare: un'emergenza per la quale si possono piegare le regole di bilancio.
Il rifiuto dice molto sul funzionamento concreto delle regole fiscali europee. Diciassette Paesi dell'UE hanno attivato la National Escape Clause, la clausola nazionale di salvaguardia prevista dal Patto di stabilità e crescita, cioè il manuale europeo sull'indebitamento pubblico, che consente di spendere fino a 1.5% of GDP above their deficit targets on defense senza incorrere in sanzioni. L'Italia chiede lo stesso trattamento per i costi energetici provocati dal blocco dello Stretto di Hormuz. Bruxelles risponde di no.
Chi può usare la via d'uscita
La clausola nasce da un presupposto lineare: la guerra russa in Ucraina ha creato una minaccia alla sicurezza, dunque i governi devono avere spazio per riarmarsi. La Commissione l'ha attivata per 15 member states in July 2025. La Germania si è aggiunta nell'ottobre 2025, l'Austria nel febbraio 2026.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni wrote to Commission President von der Leyen on May 17 sostenendo che la sicurezza energetica, nel mezzo di una guerra combattuta che ha chiuso uno dei principali colli di bottiglia del petrolio mondiale, sia strategica quanto la prontezza militare. Il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis said the request was being "examined", formula che a Bruxelles spesso significa mettere il fascicolo su uno scaffale. Estendere la clausola all'energia aprirebbe la stessa porta a tutti i Paesi ad alto debito, con un costo che Reuters ha stimato in oltre 30 miliardi di euro nell'intera UE.
La frattura del debito
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha irrigidito la linea del Nord il 19 maggio: il debito eccessivo "minaccia la sovranità", ha detto, e alcuni Paesi "spendono più per interessi che per la difesa". didn't name Italy, but the target was unmistakable.
Eppure la Germania usa la clausola con larghezza. La Corte dei conti federale ha avvertito che Berlino inserisce sotto la voce "difesa" anche cybersicurezza, protezione civile e intelligence, capitoli che in tempi normali rientrerebbero nell'amministrazione interna. Il governo tedesco convoglia inoltre circa 15 miliardi di euro di sussidi energetici attraverso il bilancio ordinario e il fondo per il clima. Può farlo perché il debito pubblico tedesco è intorno al 65% del PIL. Quello italiano è al 137%. I Paesi Bassi, al 44% e con un rating di primissima fascia, quindi con costi di finanziamento molto bassi, possono assorbire uno shock energetico senza mettere sotto pressione il bilancio.
Le regole premiano in modo pesante chi dispone già di spazio fiscale. La Francia lo mostra con particolare evidenza. Parigi si trova in procedura per disavanzo eccessivo, il binario sanzionatorio dell'UE per i governi che spendono oltre i limiti, since July 2024, e per questo non può attivare la clausola, anche se altri 17 Paesi l'hanno fatto.
Secondo un rapporto del Senato francese, nel 2026 la spesa per interessi della Francia ha raggiunto una stima di €74 billion, superando ormai il bilancio della difesa, pari a circa 57 miliardi di euro. Il governo ha risposto con un €6 billion spending freeze, tagliando altri ministeri euro per euro per coprire ogni nuova spesa energetica. Il principale partner europeo sul fronte della sicurezza paga più per servire il vecchio debito che per finanziare le forze armate.
La carta più forte di Roma
Giorgetti ha detto ai giornalisti che esistono "many paths" per arrivare allo stesso risultato: reindirizzare i fondi non spesi del Recovery, riclassificare la spesa energetica come una tantum, oppure tassare gli extra-profitti delle società energetiche. L'Italia not increased its windfall tax nonostante profitti domestici stimati in 9 miliardi di euro nel settore upstream.
La vera leva di Roma, però, è SAFE, il nuovo programma europeo di prestiti comuni per la difesa da 150 miliardi di euro. L'Italia ne ha chiesti 14,9 miliardi. Meloni ha lasciato intendere che, senza flessibilità sull'energia, spiegare SAFE all'opinione pubblica italiana sarebbe "molto difficile". La scadenza per l'attivazione è fissata a fine maggio. È uno scambio politico.
Se l'Italia rallenta o rinuncia, il programma europeo di riarmo perde il terzo Paese membro per peso economico. La Commissione lo sa. La domanda decisiva, ora, è quanto Bruxelles sia disposta a flettere le regole sull'energia per proteggere le ambizioni sulla difesa.
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