Il premio elettorale non garantisce la maggioranza

One Senate seat stands between an electoral bonus and a majority.
Composizione immagine · tobriefL'8 ottobre la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la riforma elettorale di Giorgia Meloni, con 227 voti contro 164 in una votazione segreta (Official Chamber vote, AGI). La legge dà ai leader delle coalizioni più potere nel decidere chi siederà in Parlamento. La promessa centrale è un premio di seggi che assicuri governi stabili; il dossier tecnico del Parlamento mostra però che chi arriva appena alla soglia può ritrovarsi con un seggio in meno della maggioranza al Senato (Official Chamber–Senate dossier).
Meloni sostiene che gli elettori potranno scegliere un partito, una coalizione, un programma, un candidato alla presidenza del Consiglio e il proprio parlamentare (AGI). I leader dell'opposizione Elly Schlein e Giuseppe Conte la definiscono una riscrittura delle regole a vantaggio del governo in vista delle prossime elezioni, e i deputati d'opposizione hanno promesso di contestarla (AP).
Un premio che può non bastare
La legge cancella il sistema misto italiano, che combinava liste di partito e collegi uninominali. Lo sostituisce con un riparto proporzionale dei seggi, a cui si aggiunge un premio per chi arriva primo (Reuters via Internazionale). Per ottenere il premio, un partito o una coalizione deve raccogliere almeno il 42% dei voti validi (Official Chamber–Senate dossier).
La soglia, da sola, non basta: lo stesso partito o la stessa coalizione deve arrivare primo sia alla Camera sia al Senato; se non ci riesce in una delle due Camere, il premio non scatta in nessuna delle due e non è previsto un ballottaggio (De Standaard). Il vincolo sul Senato conta perché un governo italiano ha bisogno del sostegno di entrambe le Camere per insediarsi e approvare le leggi.
Il premio assegna 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, all'interno dei totali fissi di 400 e 200 (Official Chamber–Senate dossier). Il Parlamento non si allarga: ogni seggio del premio è un seggio che altrimenti sarebbe andato a un altro partito.
È qui che la promessa di stabilità si indebolisce. Nell'esempio semplificato del dossier, una coalizione che raggiunge appena la soglia conquista la maggioranza alla Camera ma resta sotto al Senato: ottiene 202 seggi su 400 tra i deputati, ma solo 100 su 200 tra i senatori, uno in meno dei 101 necessari per la maggioranza (Official Chamber–Senate dossier). Nella realtà, i risultati dipenderebbero dagli arrotondamenti, da come i voti si distribuiscono tra le regioni e dai consensi raccolti dai partiti che non ottengono seggi.
A guadagnarci sono soprattutto i leader delle coalizioni
L'effetto più sicuro riguarda chi costruisce le coalizioni. I voti delle liste alleate che restano sotto la soglia del 3% contano comunque per il 42% della coalizione, anche se quelle liste minori di solito non conquistano seggi ordinari (Reuters via Internazionale). Diventa così utile reclutare ogni alleato minore, a prescindere dalle sue possibilità di ottenere seggi.
I negoziatori delle coalizioni preparano prima del voto una lista fissa di candidati a cui assegnare i seggi del premio (De Morgen). Gli elettori non possono modificarne l'ordine. Chi vota per la coalizione elegge quindi i candidati scelti dai leader, e i seggi destinati a garantire la maggioranza finiscono nelle mani dei vertici di partito, non di chi vota.
La stampa estera ha ripreso un punto che entrambi gli schieramenti tendono a trascurare. De Standaard ha citato il politologo Giovanni Orsina, secondo cui anche un'opposizione unita potrebbe ottenere il premio (De Standaard). Le regole premiano chi riesce a costruire l'alleanza più ampia. L'effetto va oltre Roma: sarà la coalizione vincente a decidere chi rappresenterà l'Italia nei negoziati tra i governi dell'UE.
Gli ostacoli ancora da superare
La legge non regolerà alcuna elezione finché il presidente della Repubblica non l'avrà firmata e pubblicata formalmente (Italian Constitution, Article 73). La Corte costituzionale non si è ancora pronunciata. In passato ha bocciato un premio privo di soglia minima e nel 2017 ha confermato la legittimità di una soglia del 40% (Constitutional Court, judgment 35/2017).
La promessa di ricorso dell'opposizione incontra un ostacolo procedurale: i partiti non possono impugnare direttamente la legge davanti alla Corte. Perché la questione arrivi alla Consulta, un giudice chiamato a decidere su un caso concreto deve prima sollevarla; il controllo dipende quindi dal fatto che una controversia approdi in un tribunale italiano.
Nell'esempio del Parlamento, il premio assicura la maggioranza alla Camera ma non al Senato, e dunque non può garantire la stabilità promessa da Meloni. È invece più certo il suo effetto sulla scelta dei candidati: saranno i leader delle coalizioni, e non gli elettori, a decidere chi occuperà i seggi assegnati dal premio.
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