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EU_PUBLIC_AFFAIRS10 / 18 · storia del giorno3 min · 732 parole · 26 fonti

Italia e Tunisia contestano le acque libiche

Scritto dall IAto brief AI · 29 giugno 2026, 03:50
Come è stata scritta

Legal filings and maritime protests attempt to fix boundaries in the shifting Mediterranean.

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il testo · 3 min di lettura

Italia e Tunisia hanno inviato all'ONU lettere formali per respingere la dichiarazione unilaterale con cui la Libia rivendica una zona economica esclusiva (ZEE) nel Mediterraneo centrale. Una ZEE attribuisce allo Stato costiero diritti su pesca, risorse minerarie del fondale ed energia fino a 200 miglia nautiche dalla costa, ma non equivale a sovranità piena. Finora solo Grecia e Cipro avevano contestato formalmente il memorandum marittimo Turchia-Libia del 2019, l'intesa che traccia confini che Atene e Nicosia considerano lesivi delle acque da loro rivendicate. Con Roma e Tunisi, l'opposizione arriva da entrambe le sponde del mare.

Cosa fa, e cosa non fa, una lettera di protesta all'ONU

In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), Stati frontisti o adiacenti non possono risolvere confini sovrapposti depositando una linea all'ONU. Gli articoli 74 e 83 impongono una delimitazione concordata, orientata a un esito equo (UNCLOS full text). L'ONU registra la posizione di uno Stato, ma non la avalla; un deposito unilaterale non può vincolare gli Stati i cui diritti risultino coinvolti (UN DOALOS Libya file).

Una protesta serve a mettere agli atti il mancato consenso. Impedisce che il silenzio venga interpretato come accettazione e segnala a società energetiche, diplomazie e tribunali che quel confine resta controverso. Secondo Pentapostagma, la Libia ha depositato la nota il 27 maggio 2025, la Tunisia ha presentato l'obiezione il 19 aprile 2026 e l'Italia il 26 maggio 2026. Sui testi esatti depositati all'ONU manca una verifica indipendente.

Il Consiglio europeo, dove i capi di Stato e di governo dell'UE fissano la linea politica, dichiarò nel dicembre 2019 che il memorandum Turchia-Libia «viola i diritti sovrani di Stati terzi, non rispetta il diritto del mare e non può produrre conseguenze giuridiche per Stati terzi» (European Council conclusions). Italia e Tunisia aggiungono ora le loro obiezioni nazionali a quella posizione europea, rafforzandola da un'altra parte del Mediterraneo.

Paesi diversi, basi giuridiche diverse

Le obiezioni italiana e tunisina poggiano su dossier distinti. Roma avrebbe richiamato i limiti marittimi collegati alla sentenza del 1985 della Corte internazionale di giustizia sulla piattaforma continentale tra Libia e Malta (ICJ Libya/Malta case), sostenendo che i confini rivendicati da Tripoli pregiudichino diritti italiani. Tunisi ha citato invece il caso del 1982 con la Libia davanti alla stessa Corte (ICJ Tunisia/Libya case), presentando l'obiezione come difesa di una base giuridica bilaterale già esistente, non come gesto di solidarietà verso Grecia o Cipro.

Le due mosse hanno un peso politico diverso. Roma contesta sul piano giuridico, ma tiene aperti i canali. L'Italia ha bisogno della Libia per la gestione dei flussi migratori sulla rotta del Mediterraneo centrale e per le partnership energetiche previste dal Piano Mattei di Giorgia Meloni, che punta a collocare il Paese come ponte tra Nord Africa ed Europa attraverso gas e infrastrutture (Renewable Matter). Tunisi si è mossa con discrezione, mentre la diplomazia visibile insiste sul sostegno a una soluzione politica libica, guidata dai libici, più che sullo scontro marittimo (La Presse de Tunisie). Il deposito giuridico e il tono diplomatico tirano in direzioni diverse.

Il vuoto dell'applicazione

Le obiezioni non cancellano la rivendicazione libica. Rendono più costoso trattare quel confine come acquisito, ma aumentare il costo politico e giuridico non significa cambiare i comportamenti sul mare.

Tre limiti riducono la portata concreta delle lettere di protesta. L'ONU non arbitra le dispute di confine: custodisce i documenti. I tribunali hanno bisogno di giurisdizione, e la Turchia, che sostiene la posizione marittima libica, non aderisce all'UNCLOS e costruisce le proprie rivendicazioni sul diritto internazionale consuetudinario. Ankara ha inviato di recente lettere all'ONU per contestare le posizioni marittime di Grecia, Cipro ed Egitto (Greek News on Demand). Nessun tribunale si è pronunciato sulle linee oggi in discussione, e i meccanismi di risoluzione delle controversie previsti dall'UNCLOS non possono imporsi ad Ankara senza il consenso turco.

La prova pratica sarà capire se le società energetiche considereranno la zona contesa troppo rischiosa per le licenze di esplorazione, e se Libia o Turchia riusciranno a continuare a far valere le loro pretese attraverso contratti e presenza armata al largo della costa libica. Grecia, Cipro, Italia e Malta hanno rafforzato la cooperazione marittima in un recente vertice a Roma (CDE News), mentre Francia e Italia hanno approvato congiuntamente ad Antibes, il 25 giugno, intese sulla navigazione conformi al diritto del mare (Élysée joint statement). Sono segnali di allineamento, non strumenti di enforcement.

Il fascicolo giuridico contro la rivendicazione libica si sta irrobustendo. Quello sull'applicazione resta ancora scarno.

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6/29/2026, 3:27:42 AM
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