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EU_PUBLIC_AFFAIRS06 / 08 · storia del giorno3 min · 604 parole · 143 fonti

La prima ministra lettone si dimette dopo che i droni ucraini caduti rivelano le falle della difesa NATO

Scritto dall IAto brief AI · 18 maggio 2026, 03:30
Come è stata scritta

A drone crash in the Baltics triggers the collapse of the Latvian government.

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il testo · 3 min di lettura

In undici giorni, incidenti con droni hanno coinvolto cinque Paesi del fianco orientale della NATO. In Lettonia è caduto il governo. La Finlandia ha chiuso lo spazio aereo. I radar lituani non hanno visto un drone che stava precipitando. La Romania ha evacuato civili vicino a detriti esplosivi. L’Estonia ha chiesto a Kiev di installare sistemi automatici di autodistruzione. Un protocollo comune dell’Alleanza, per gestire tutto questo, non esiste.

La sequenza

La catena è cominciata il 7 maggio, quando due droni ucraini a lungo raggio sono entrati nello spazio aereo lettone dalla Russia e si sono schiantati nei pressi di Rezekne, danneggiando serbatoi petroliferi vuoti e costringendo i militari ad ammettere che i sensori avevano rilevato i droni ma non li avevano ingaggiati, perché «non tutti i criteri di sicurezza erano soddisfatti». Tre giorni dopo il ministro della Difesa, Andris Spruds, è stato rimosso. Il 14 maggio si è dimessa anche la premier Siliņa.

Il 15 maggio l’aeroporto di Helsinki ha sospeso le operazioni per diverse ore dopo minacce di droni, mentre caccia militari decollavano lungo la costa del Golfo di Finlandia. Il 17 maggio un presunto drone militare ucraino si è schiantato nel distretto lituano di Utena. Le forze armate lituane hanno confermato che i radar non lo avevano rilevato affatto.

Mentre i Paesi baltici hanno trattato ogni incursione come una crisi politica e militare, la Romania ha assorbito quasi in silenzio 14 incidenti con droni russi nel solo 2026, tre dei quali con esplosivo attivo. In aprile, un attacco con droni a Galați ha danneggiato edifici e costretto all’evacuazione 515 civili. L’episodio ha ricevuto pochissima attenzione nel resto d’Europa.

Cinque Paesi, cinque risposte improvvisate

La NATO non dispone di un protocollo comune vincolante per gli sconfinamenti di droni. Le regole d’ingaggio dell’Alleanza non si applicano alle forze armate nazionali quando operano sul proprio territorio. Ogni governo decide se intercettare, avvertire o chiedere consultazioni. L’operazione Eastern Sentry, avviata nel settembre 2025, coordina le reti di sensori e condivide intelligence, ma non fissa una soglia comune per abbattere un drone o per alzare il livello della crisi.

Il vuoto ha prodotto cinque esperimenti nazionali condotti in parallelo. La Lettonia ha rilevato i droni e non ha agito. La Lituania non li ha rilevati. La Finlandia ha chiuso lo spazio aereo civile. La Romania ha incassato colpi ripetuti mentre testava sistemi anti-drone nell’esercitazione Eastern Phoenix della NATO. Il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur ha scelto un’altra strada, chiedendo pubblicamente che l’Ucraina installi nei propri droni sistemi automatici di autodistruzione quando deviano dalla rotta.

Il vertice B9, che riunisce i nove Paesi del fianco orientale della NATO dalla Romania all’Estonia, si è tenuto a Bucarest il 13 maggio e ha prodotto una dichiarazione comune che riconosceva «l’urgenza di continuare a rafforzare la difesa aerea e missilistica della NATO, anche contro le minacce UAS». L’Ungheria ha segnalato una «astensione costruttiva», rifiutando di sottoscrivere il linguaggio concordato. La dichiarazione indicava un obiettivo politico, non una procedura operativa.

Chi paga il prezzo

Kiev sostiene che i sistemi russi di guerra elettronica stiano deviando deliberatamente i droni ucraini verso il territorio della NATO. I militari lettoni e l’intelligence estone ritengono in larga parte plausibile questa spiegazione. Ma accettarla non risolve il problema. I droni continuano ad arrivare, mentre il costo politico ricade sui Paesi in cui precipitano.

La crisi lettone mostra il meccanismo con precisione. L’esperto di comunicazione strategica della NATO Jānis Sārts ha avvertito che licenziare il ministro della Difesa per un incidente con droni «manda alla Russia il segnale che la Lettonia può essere provocata facilmente». Il presidente lituano Nausėda, vedendo cadere il governo lettone, aveva lanciato in anticipo severi avvertimenti sulla sovranità dello spazio aereo, cinque giorni prima che un drone si schiantasse anche sul territorio lituano.

L’esercitazione svedese Aurora 26, a Gotland, ha confermato la debolezza militare di fondo. Operatori ucraini di droni, nel ruolo di Red Team, hanno ripetutamente sopraffatto le forze svedesi, e il ministro della Difesa Pål Jonson ha riconosciuto che la Svezia era stata «totalmente travolta». Gli istruttori ucraini hanno giudicato inadeguata la tecnologia svedese dei droni, osservando che l’eccessiva dipendenza dai sistemi guidati da GPS diventa un limite negli ambienti saturi di guerra elettronica.

Nei Paesi baltici e nordici sono ora in corso acquisti di sistemi anti-drone per oltre 12 miliardi di euro, finanziati in parte attraverso SAFE, il nuovo strumento europeo di credito d’emergenza per la difesa che consente agli Stati membri di indebitarsi per acquisti militari. Ma ogni Paese compra i propri sistemi, con tempi propri e senza garanzie che possano comunicare tra loro. Undici giorni di incidenti con droni hanno prodotto cinque crisi nazionali distinte. Nessuna risposta collettiva.

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5/18/2026, 3:11:24 AM
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