Lettonia, più passaggi e telecamere rubate

As border pressure rises, missing cameras leave Latvia with unanswered questions.
Composizione immagine · tobriefIl 5 ottobre, secondo l’esercito lettone, uomini armati e mascherati sul lato bielorusso del confine hanno minacciato i soldati mentre spingevano un gruppo di migranti verso la Lettonia (TVNET). Più tardi, nella notte, intrusi mascherati sono entrati in territorio lettone e hanno rimosso alcune telecamere di sorveglianza. Le autorità segnalano una pressione crescente al confine, ma non hanno chiarito chi abbia diretto gli uomini armati né se siano stati loro a sottrarre le telecamere.
Cosa è accaduto al confine
Secondo le Forze armate lettoni, tre persone armate e mascherate hanno spinto verso il confine un gruppo di almeno 20 migranti e minacciato i soldati di guardia (TVNET, LSM). Entrambi i resoconti riportano la versione dell’esercito, secondo cui gli uomini sono rimasti in territorio bielorusso.
I soldati lettoni hanno fermato il tentativo di attraversamento. L’esercito non ha precisato quali armi avessero gli uomini, che minacce abbiano rivolto ai militari né dove siano andati i migranti in seguito.
Quest’ultimo punto ha anche un rilievo giuridico. In una causa sulle norme d’emergenza adottate dalla Lituania al confine, la Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che l’ingresso irregolare, da solo, non può privare una persona di un’effettiva possibilità di chiedere asilo (CJEU). I resoconti pubblicati non dicono se qualcuno del gruppo abbia chiesto protezione.
Il secondo episodio è avvenuto alcune ore dopo. Il ministro dell’Interno Jānis Dombrava ha detto che persone mascherate sono entrate in territorio lettone, hanno danneggiato un quadro elettrico, sottratto telecamere e sono rientrate in Bielorussia prima dell’arrivo di una pattuglia. Il capo della Guardia di frontiera, Guntis Pujāts, ha confermato il furto di due telecamere (Suspilne).
Non sono stati diffusi nomi di sospettati, filmati o resoconti delle verifiche forensi. Nessun esponente delle autorità ha collegato pubblicamente gli intrusi agli uomini armati.
Le autorità divergono sull’identità degli uomini armati
L’esercito ha definito l’episodio una forma di pressione ibrida contro il confine dell’UE e della NATO: l’espressione indica l’uso di migranti e intimidazioni da parte di uno Stato per mettere sotto pressione un Paese vicino, senza ricorrere apertamente alla forza. I leader dell’UE applicarono questa definizione alla Bielorussia nell’ottobre 2021, quando descrissero la pressione migratoria esercitata da Minsk come un attacco ibrido (European Council).
Pujāts ha prospettato un quadro meno lineare: gli uomini mascherati potrebbero essere criminali organizzati, tollerati o aiutati dai servizi bielorussi, anziché funzionari di Minsk. In questa ricostruzione, il ruolo bielorusso potrebbe andare dal chiudere un occhio al sostegno attivo; quanto è stato reso noto finora non permette di stabilire quale delle due ipotesi sia corretta.
Le telecamere continuano a sparire
Pujāts ha detto che gli atti di sabotaggio contro telecamere e altri dispositivi elettronici al confine sono aumentati, mentre sono diminuiti i danni alla recinzione. Le informazioni diffuse al pubblico non riportano dati che quantifichino questo cambiamento.
Artūrs Zīle, funzionario di frontiera, ha indicato alcuni episodi concreti: di recente altre telecamere sono state smontate o rubate, la pressione è cresciuta nelle due settimane precedenti e in quattro settimane sono stati fermati quattro presunti organizzatori (Apollo).
I dati sugli attraversamenti danno la misura del fenomeno. Dall’inizio dell’anno le guardie hanno fermato 11.925 tentativi, quasi quanti i 12.046 registrati nell’intero anno scorso. Il 6 ottobre il governo ha prorogato fino al 31 dicembre Vilkatis, l’operazione speciale contro gli attraversamenti illegali (LSM). Nessuno dei due resoconti precisa se la proroga attribuisca alle guardie nuovi poteri.
La pressione è distribuita in modo disomogeneo lungo la frontiera esterna dell’UE con la Bielorussia. A metà settembre la Lettonia aveva registrato 10.807 tentativi di ingresso dalla Bielorussia, contro i 1.477 della Lituania. Da luglio, 67 agenti lituani, tra cui conduttori di cani, aiutano a sorvegliare il settore lettone di Silene, vicino a Daugavpils (VSAT).
Questo dispiegamento è l’elemento più chiaro di cooperazione transfrontaliera nella vicenda: uno Stato dell’UE presta personale di pattuglia a un altro per sorvegliare una frontiera esterna comune. Gli agenti rafforzano il presidio sul lato lettone, ma non chiariscono chi organizzi gli invii dal lato bielorusso.
Le informazioni disponibili sostengono una conclusione più circoscritta di quella suggerita dalla definizione dell’esercito. Le autorità lettoni hanno documentato danni ripetuti ai sistemi di sorveglianza del confine, in una fase di rinnovata pressione migratoria. Non hanno ancora identificato chi abbia diretto gli uomini armati né collegato questi ultimi al furto delle telecamere. Spetta al ministero di Dombrava e ai servizi di sicurezza lettoni chiarire chi ci sia dietro gli episodi e che fine abbiano fatto le persone respinte dai soldati.
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