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EU_ECONOMICS01 / 10 · storia del giorno3 min · 747 parole · 38 fonti

Macron e Merz puntano ai divieti UE

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Scritto dall IAto brief AI · 6 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Paris and Berlin propose a trade power whose limits remain unwritten.

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il testo · 3 min di lettura

Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno chiesto alla Commissione europea uno strumento per reagire alle pratiche straniere che falsano la concorrenza in Europa, fino a escludere dal mercato unico le imprese di un Paese (Reuters, Franco-German non-paper). Restano aperte le due questioni decisive: che cosa farebbe scattare l’intervento e quali attività Bruxelles potrebbe bloccare. La proposta non indica alcun Paese, ma la stampa la presenta come una risposta alla Cina (Euronews).

La scelta del momento non è casuale: il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič incontrerà i rappresentanti di Pechino l’8 e 9 ottobre (Politico).

Un raggio d’azione più ampio, con una maggioranza già nota

I due leader hanno inviato alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen una lettera firmata e un documento non vincolante. Al centro c’è uno strumento di risposta per i casi in cui un altro Paese alteri su vasta scala il mercato europeo. Si pensi a un governo straniero che sovvenziona le proprie fabbriche perché producano più di quanto il mercato interno possa assorbire: quelle imprese possono così vendere in Europa a prezzi inferiori a quelli necessari a un concorrente europeo per coprire i costi, sottraendogli ordini.

Secondo il non-paper franco-tedesco, la Commissione deciderebbe quale risposta adottare. La decisione resterebbe in vigore, a meno che almeno 15 governi, che rappresentino il 65% della popolazione dell’UE, non votino per respingerla. Per bloccarla servirebbe quindi una coalizione ampia, ben più difficile da costruire rispetto a un accordo informale tra poche capitali per tenere una misura fuori dall’agenda.

Questo sistema di voto esiste già: si applica alle misure di difesa commerciale, cioè alle indagini dell’UE sulle importazioni vendute sotto costo o sostenute da sussidi esteri. La novità sta nella portata dello strumento, che potrebbe riguardare un intero settore invece di un singolo prodotto e arrivare all’esclusione dal mercato, anziché imporre un dazio aggiuntivo.

La procedura attuale è più lenta

Il caso delle auto elettriche del 2024 mostra come funziona il sistema esistente. Dopo un’indagine sui sussidi cinesi, nell’ottobre 2024 Bruxelles ha imposto dazi specifici per ciascuna impresa, compresi tra il 7,8% e il 35,3%, sulle auto elettriche a batteria prodotte in Cina (European Commission). Erano dazi compensativi, tariffe aggiuntive calcolate per controbilanciare un sussidio. L’intera procedura riguardava un solo prodotto.

Macron e Merz sostengono che questi tempi siano eccessivi quando un Paese domina un’intera filiera produttiva (Reuters). Chiedono che la Commissione possa avviare indagini di propria iniziativa, esaminare interi settori e intervenire più rapidamente.

Chi paga se Bruxelles userà questo strumento

Ogni esclusione ha due effetti: da un lato favorisce le imprese europee che competono con il fornitore a basso costo, dall’altro aumenta le spese delle fabbriche e delle famiglie europee che si rifornivano da quel fornitore. C’è poi il rischio di ritorsioni, che gli autori riconoscono proponendo una mappa dei costi che eventuali contromisure cinesi avrebbero per ciascuno Stato membro (non-paper).

Le imprese tedesche mostrano quanto siano divise le opinioni. In un sondaggio della camera di commercio, il 60% delle aziende si è detto favorevole a ridurre le dipendenze dalla Cina, mentre solo il 36% ha sostenuto restrizioni all’accesso al mercato (DIHK). La maggior parte delle imprese vuole ridurre la propria esposizione, ma molte meno chiedono a Bruxelles di chiudere le porte per riuscirci. Anche la federazione industriale BDI preferisce un uso mirato degli strumenti di cui l’UE già dispone (BDI).

Alcuni governi, intanto, cercano attivamente capitali cinesi. I progetti di fabbriche di batterie in Spagna con partecipazione cinese prevedono investimenti per quasi 15 miliardi di euro (Expansión). La cifra non rappresenta una perdita: misura gli investimenti programmati che una disputa commerciale potrebbe mettere a rischio e spiega perché Madrid abbia incentivi diversi da Parigi.

Per ora non c’è ancora una legge. In base all’articolo 207 del trattato dell’UE, un regolamento commerciale richiede una proposta della Commissione e l’approvazione sia del Parlamento europeo sia dei governi nazionali (EUR-Lex). La Commissione ha definito i documenti un «contributo prezioso»; i leader europei ne discuteranno al vertice del 15 e 16 ottobre (Euronews).

I testi firmati non fissano una soglia di prove per stabilire che cosa costituisca una distorsione «sistematica» e non elencano le attività che Bruxelles potrebbe bloccare (non-paper). Parigi e Berlino hanno proposto un potere potenzialmente ampio, lasciando alla Commissione il compito di definirne le condizioni e i limiti: da queste scelte dipenderà se potranno accettarlo le imprese che acquistano componenti cinesi e i governi che sperano di attirare nuove fabbriche dalla Cina.

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10/6/2026, 1:59:48 AM
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