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EU_PUBLIC_AFFAIRS10 / 10 · storia del giorno3 min · 703 parole · 31 fonti

Revocata l’immunità, Magyar davanti ai pm

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Scritto dall IAto brief AI · 29 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Hungary’s vote removes protection; prosecutors now decide what follows.

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il testo · 3 min di lettura

Il 28 settembre il Parlamento ungherese ha votato per revocare l’immunità al primo ministro Péter Magyar e a due ministri che avevano servito sotto Viktor Orbán: in tutti e tre i casi i voti favorevoli sono stati 139, senza contrari (24.hu, Infostart). Fidesz e il suo alleato minore KDNP non hanno partecipato, perciò tutti i voti sono arrivati dalla maggioranza (DW). La maggioranza di Magyar ha così aperto ai procuratori la strada anche verso il proprio leader. Il voto, però, non dice se questi tratteranno lui e gli ex ministri secondo lo stesso criterio.

L’immunità parlamentare impedisce ai procuratori di procedere contro un parlamentare in carica senza il consenso dell’assemblea. La sua revoca permette agli investigatori di interrogare formalmente tutti e tre. Non comporta un’imputazione e non stabilisce alcuna colpevolezza.

Un telefono nel Danubio

Il caso di Magyar riguarda il danno economico minore, ma ha il peso politico maggiore. I procuratori ipotizzano che nel giugno 2024 abbia avuto uno scontro con un uomo che lo stava filmando in una discoteca di Budapest (Politico). Secondo la loro ricostruzione, Magyar prese il telefono dell’uomo e lo gettò nel fiume; l’indagine riguarda un possibile furto.

All’epoca Magyar sedeva al Parlamento europeo, che rifiutò di revocargli l’immunità. Quando il suo mandato terminò, nel maggio 2026, il nuovo seggio a Budapest gli garantì la stessa protezione (444).

Questa volta Magyar ha chiesto lui stesso ai parlamentari di revocargliela. Ha presentato la richiesta come un gesto a favore dell’uguaglianza davanti alla legge, definendo al tempo stesso il caso un tentativo di screditarlo.

Due fascicoli dell’era Orbán

Balázs Hankó, ex ministro della Cultura e dell’Innovazione di Orbán, è al centro di un’accusa ben più pesante. I procuratori sospettano una gestione penalmente rilevante dei fondi del National Cultural Fund, che avrebbe provocato, secondo loro, una perdita di 17,3 miliardi di fiorini (Euronews Hungary). Hankó nega ogni illecito e Fidesz parla di rappresaglia politica.

Miklós Seszták, esponente del KDNP ed ex ministro dello Sviluppo nazionale, è sospettato di aver ricevuto tangenti per oltre 11 miliardi di fiorini tra il 2015 e il 2018 (Euronews Hungary, AP). I procuratori collegano i pagamenti contestati a società che avevano contratti con Volánbusz, l’operatore statale degli autobus, e con altri enti pubblici. Seszták nega le accuse.

Dopo il voto, Seszták si è presentato spontaneamente in procura, che lo ha trattenuto per breve tempo, ha riferito il suo avvocato a Portfolio.

Chi decide adesso

A presentare tutte e tre le richieste è stato István Lajtár, vice procuratore che esercita le funzioni del procuratore capo (Telex). In Ungheria il presidente nomina il procuratore capo, ma il Parlamento deve confermare la scelta. Nella stessa seduta, i parlamentari hanno bocciato il candidato del presidente András Baka, Zoltán Szathmáry: nessun voto a favore e 138 contrari (Infostart).

La bocciatura lascia per ora a Lajtár la decisione sull’eventuale formulazione di accuse. Baka ha detto che cercherà un altro candidato, che, una volta confermato, erediterà tutti e tre i fascicoli.

I procuratori sostengono di aver presentato le richieste sulla base di criteri professionali; Fidesz afferma che almeno una ha motivazioni politiche. Nessun tribunale ha ancora esaminato queste posizioni e, finora, gli atti pubblici riportano soltanto accuse e smentite.

La notizia ha trovato spazio sui media polacchi, tedeschi e slovacchi; Rzeczpospolita ha aperto con la revoca della protezione al primo ministro. Il voto è arrivato in una settimana delicata: il 23 settembre la Commissione europea ha proposto ai governi dell’UE di sbloccare circa 4,2 miliardi di euro di fondi di coesione ungheresi, destinati alle regioni più povere, citando le riforme anticorruzione (European Commission). Non è emerso un legame dimostrato tra i tre fascicoli e quei fondi, e i governi devono ancora approvare lo sblocco (To Brief).

Quando l’AP ha pubblicato il suo dispaccio, nessuno dei tre era stato incriminato (AP). Il risultato di 139 voti a zero (24.hu) mostra che la maggioranza di Magyar ha permesso a tutte e tre le indagini di procedere, compresa quella sul proprio leader. Non dimostra che i procuratori applicheranno lo stesso criterio a ciascun caso. La risposta dipende ora dall’ufficio di Lajtár e da chi Baka indicherà come prossimo procuratore capo. I tribunali entreranno in gioco solo se seguiranno le incriminazioni.

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9/29/2026, 2:24:57 AM
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