Il tribunale di Mosca ordina a Euroclear, con sede a Bruxelles, di pagare alla Russia 200 miliardi di euro

A legal bridge built of paper creates a physical anchor for Western assets.
Composizione immagine · tobriefUn tribunale di Mosca ha ordinato a Euroclear, l’istituzione con sede a Bruxelles che regola gran parte degli scambi obbligazionari europei, di versare alla banca centrale russa 18,17 mila miliardi di rubli (circa 200 miliardi di euro) (Washington Post). In Europa la decisione non avrà effetti esecutivi. Serve soprattutto a Mosca per costruire una base giuridica con cui giustificare il sequestro degli asset occidentali ancora presenti in Russia.
Che cosa custodisce Euroclear e perché conta
Euroclear è un depositario centrale di titoli: registra chi possiede quali obbligazioni europee e regola le operazioni quando quei titoli passano di mano. Quando la banca centrale russa acquistava Bund tedeschi o Oat francesi per le proprie riserve valutarie, quei titoli finivano nei registri di Euroclear. Non per scelta politica, ma perché Euroclear è l’infrastruttura obbligata per gran parte del debito sovrano europeo.
Questa dipendenza ha reso le sanzioni del febbraio 2022 particolarmente efficaci. L’UE ha congelato gran parte delle riserve della banca centrale russa custodite presso Euroclear in base al Council Regulation 2022/334 e da allora si è mossa per prorogare il blocco a tempo indeterminato (Al Jazeera). Gli asset restano, sul piano formale, proprietà russa. Semplicemente non possono muoversi. I fondi congelati producono interessi, che il G7 ha indirizzato al sostegno dell’Ucraina, mentre il capitale resta intatto: una scelta deliberata per non violare l’immunità sovrana prevista dal diritto internazionale.
Una sentenza pensata per l’uso interno
Il 15 maggio il tribunale arbitrale di Mosca ha stabilito che l’adesione di Euroclear alle sanzioni europee equivale a un sequestro illecito di proprietà russa. Il processo si è svolto a porte chiuse. Euroclear ha annunciato ricorso, sostenendo che il procedimento abbia violato il diritto a un processo equo (Brussels Times).
Nessun tribunale europeo darà esecuzione a una sentenza che considera reato il rispetto del diritto dell’UE. Il ventesimo pacchetto di sanzioni europee, approvato nell’aprile 2026, vieta esplicitamente il riconoscimento di questo tipo di decisioni dei tribunali russi (Germany Trade and Invest).
Il bersaglio vero, però, non è il bilancio di Euroclear, bensì le imprese occidentali. La sentenza crea sulla carta un “credito” da 200 miliardi di euro che Mosca può invocare per requisire proprietà societarie straniere sul territorio russo. Dall’aprile 2023, con il decreto presidenziale 302, la Russia ha preso il controllo di attività appartenenti a grandi gruppi europei, tra cui Danone, Carlsberg, Fortum e Uniper. Lo schema si ripete: un tribunale russo individua il presupposto giuridico, lo Stato assume la gestione temporanea e il proprietario straniero esce senza nulla o accetta uno sconto pesantissimo.
Le imprese tedesche bloccate ad Alabuga
Le società tedesche sono particolarmente esposte. Knauf e SARIA gestiscono ancora stabilimenti nella zona economica speciale russa di Alabuga, dove Mosca produce anche droni da combattimento. Non possono andarsene senza perdere integralmente gli asset (Krautreporter). La società tedesca di materie prime RMA si trova davanti a vincoli simili.
La linea ufficiale di Berlino resta favorevole al congelamento permanente delle riserve russe, non alla confisca. Il governo tedesco sostiene che l’applicazione delle sanzioni e l’immobilizzazione degli asset bastino, mentre una confisca diretta creerebbe un precedente pericoloso per la tutela globale dei beni sovrani (Bundesfinanzministerium, Bundesregierung). Ma quella posizione diventa meno comoda ogni volta che un altro stabilimento tedesco in Russia cambia padrone.
Il Belgio sotto pressione
Il Belgio affronta un rischio concentrato. Poiché custodisce la grande maggioranza delle riserve russe congelate, è il primo bersaglio della rappresaglia giuridica e politica. Investitori russi hanno già presentato nove ricorsi arbitrali contro Bruxelles, invocando trattati bilaterali sugli investimenti risalenti al 1989 (21news.be). Il primo ministro De Wever ha resistito a qualunque passo verso la confisca del capitale, sostenendo che le conseguenze legali e di sicurezza ricadrebbero in misura sproporzionata sul Belgio (Le Monde).
L’UE si è assestata su una linea d’attesa: asset congelati a tempo indeterminato, interessi destinati all’Ucraina, capitale intoccato. La sentenza di Mosca non cambia nulla sul piano operativo, ma rende più netta una domanda politica che difficilmente resterà sotto traccia. Ogni nuova requisizione di una fabbrica occidentale in Russia indebolisce l’argomento della prudenza. Se il costo della non confisca delle riserve russe continuerà a salire, tra impianti perduti, svalutazioni forzate e uscite a una frazione del valore, la cautela difesa da Berlino e Bruxelles subirà pressioni crescenti da parte dei governi che hanno meno da perdere.
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