Il raid su Mosca scopre il deficit europeo di intercettori

Europe’s interceptors cannot multiply as quickly as the threats above Ukraine.
Composizione immagine · tobriefNella notte tra il 19 e il 20 settembre, l'Ucraina ha condotto la più grande operazione con droni a lungo raggio mai lanciata contro la Russia, raggiungendo Mosca e oltre una dozzina di altre regioni. Le autorità russe l'hanno definita il più grande attacco mai diretto contro la capitale (ABC News, NPR). Alla raffineria di Kapotnya, a circa 15 chilometri dal Cremlino, sono divampati alcuni incendi. Due persone sono morte e circa 400 residenti sono stati evacuati dopo che un drone ha colpito un edificio residenziale nella regione di Mosca; nel frattempo, due aeroporti moscoviti hanno sospeso temporaneamente le operazioni (The Irish Times).
L'operazione ha mostrato la crescente capacità dell'Ucraina di colpire in profondità il territorio russo con armi prodotte internamente. La tesi più clamorosa circolata dopo il raid, secondo cui un missile balistico avrebbe superato le difese aeree di Mosca, resta però priva di prove. I danni verificati mettono invece in luce un problema che l'Europa non ha ancora risolto: la distanza tra il numero di intercettori che riesce a produrre e quello degli attacchi che l'Ucraina dovrà assorbire prima dell'inverno.
Separare i fatti verificati dalle ricostruzioni virali
Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha dichiarato che 450 droni sono stati distrutti mentre si avvicinavano alla capitale. Il ministero della Difesa russo ha sostenuto che in tutto il Paese ne siano stati intercettati 1.110. Le due cifre si riferiscono a luoghi e periodi diversi e nessuna delle due è stata verificata in modo indipendente (ABC News, NPR). Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha elencato dieci sistemi d'arma impiegati nell'operazione, compresi droni e missili di produzione nazionale, senza precisare quale arma abbia colpito ciascun obiettivo (Los Angeles Times).
Lo Stato maggiore ucraino ha rivendicato l'impatto su specifiche unità di lavorazione della raffineria di Kapotnya. Nessun gestore dell'impianto ha confermato la notizia, per cui non è possibile stabilire quanto la produzione sia stata compromessa.
La tesi del missile balistico è il punto in cui le ricostruzioni hanno superato le prove disponibili. Alcuni resoconti secondari hanno dedotto che il riferimento di Zelenskyy al «Pelican» indicasse il missile balistico a corto raggio FP-7 prodotto da Fire Point, collegandolo all'attacco contro Mosca. Secondo Charter97, la gittata dichiarata dell'FP-7, compresa tra circa 200 e 350 chilometri, non basta a coprire i circa 500 chilometri che separano il territorio controllato dall'Ucraina dalla capitale russa. Nessun frammento geolocalizzato, immagine satellitare o comunicato ufficiale ucraino ha confermato che un missile balistico abbia colpito Mosca. Anche l'ipotesi di un «corridoio cieco» aperto neutralizzando le difese aeree russe nei pressi di Voronezh non trova riscontri verificati nei rottami o nei dati radar. Le prove dimostrano un attacco massiccio con droni, non un attacco balistico riuscito contro Mosca.
La vera storia è la carenza europea di intercettori
Per l'Europa il raid conta meno per ciò che ha dimostrato sulle capacità offensive ucraine che per ciò che ha rivelato sul fronte della difesa. La Germania ha fornito all'Ucraina tre sistemi completi di difesa aerea Patriot e ulteriori lanciatori, ma il ministro della Difesa Boris Pistorius ha subordinato nuovi trasferimenti alla rapida sostituzione da parte degli Stati Uniti, per preservare la copertura della NATO (Bundesregierung, Deutschlandfunk). La Germania e i Paesi alleati hanno messo insieme circa 35 intercettori Patriot, una quantità che un singolo attacco di saturazione può consumare (Tagesschau).
Francia e Italia si sono impegnate a fornire batterie SAMP/T, il sistema di difesa aerea sviluppato congiuntamente, e missili intercettori Aster. MBDA, il produttore, ha però ancora bisogno di meno di 18 mesi per evadere ciascun ordine, anche dopo aver accelerato la produzione (MBDA). Per costruire intercettori avanzati servono anni; per realizzare droni d'attacco bastano settimane.
È questo divario a spiegare perché la produzione in Germania si stia orientando verso la fascia meno costosa. Nei pressi di Monaco, Auterion e il partner ucraino Airlogix hanno avviato all'inizio del mese la produzione in serie di oltre 5.000 droni da combattimento, sulla base di un contratto del valore di circa 300 milioni di euro (Die Zeit). La produzione è cominciata il 3 settembre; non è noto se qualcuno di questi droni sia arrivato in Ucraina in tempo per il raid su Mosca. Le informazioni disponibili non indicano chi abbia commissionato o finanziato il contratto, oltre alle due società coinvolte.
La prova dell'inverno
Per infliggere danni maggiori, la Russia non deve replicare gli attacchi più spettacolari dell'Ucraina. L'Institute for the Study of War (ISW) ha registrato soltanto all'inizio di settembre salve miste composte da 108 e 149 droni e missili (ISW). Nella campagna invernale la Russia ha già spostato l'attenzione verso sottostazioni elettriche più piccole e quindi più difficili da difendere (OSW). Attraverso la rete sincronizzata che la collega ai Paesi europei vicini, l'Ucraina può importare circa 2,1 GW, ma le importazioni non possono sostituire la capacità di generazione distrutta (Green Deal Ukraina).
L'Ucraina ha dimostrato di saper organizzare un attacco su larga scala, con diversi tipi di armamento, e di poter raggiungere obiettivi difesi in profondità nel territorio russo. Per l'Europa il problema concreto sta sull'altro versante: nella distanza tra il numero di intercettori che riesce a consegnare e quello degli attacchi che l'Ucraina dovrà affrontare nei prossimi mesi.
Details about this article
- Model:
- claude-opus-4-6
- Generated:
- 9/21/2026, 1:42:19 AM
- Pipeline run:
- eu_pipeline_20260921_005007
- Watermark:
- SynthID (Google's invisible watermark)
- Human review:
- None before publication