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EU_PUBLIC_AFFAIRS05 / 17 · storia del giorno3 min · 782 parole · 37 fonti

Mosca difende la flotta ombra

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Scritto dall IAto brief AI · 19 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

Russia militarizes its shadow fleet as the Sea of Azov becomes a maritime battlefield.

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il testo · 3 min di lettura

Il mare d’Azov è basso, stretto, e ormai somiglia a una zona di tiro. Questo mese l’Ucraina ha lanciato droni navali contro petroliere russe, rivendicando attacchi contro oltre 147 navi in undici giorni. Mosca ha sospeso la navigazione nel canale Don-Azov e nello stretto di Kerch (The Guardian, Kyiv Independent/Reuters). Poi è arrivato il segnale più rivelatore: la Russia ha tolto operatori di droni e reparti di difesa aerea dal fronte per metterli a protezione delle petroliere (Euromaidan Press).

Quel ridispiegamento dice più di molti comunicati sulle sanzioni. Mosca considera ormai la flotta con cui aggira le restrizioni occidentali come un’infrastruttura militare da difendere con unità combattenti. Kiev sta trasformando la flotta ombra in un problema di guerra. L’Europa continua a trattarla soprattutto come un dossier regolatorio.

La scorciatoia che trasporta il 54% del petrolio russo

La flotta ombra è una rete mobile di vecchie petroliere, proprietà opache, bandiere cambiate di frequente, segnali di tracciamento manipolati e assicurazioni non occidentali. Serve a muovere il petrolio russo fuori dal price cap UE/G7. Il tetto non vieta le esportazioni russe di greggio: impedisce alle società occidentali di fornire trasporto, assicurazione e servizi collegati per il petrolio venduto oltre una certa soglia. Quando i carichi passano su navi esterne a quella catena di servizi, la leva occidentale si riduce. A giugno 2026, circa il 54% delle esportazioni marittime russe di combustibili fossili viaggiava su petroliere ombra (CREA, The Insider).

L’Ucraina sta colpendo quella scorciatoia con gli esplosivi. La campagna ha preso di mira le rotte del carburante verso la Crimea e i territori occupati del sud, centrando petroliere, rimorchiatori e navi cargo (Times of India/Reuters). Nello stesso periodo la Russia ha colpito Odesa, Chornomorsk e Izmail, legando la campagna contro le petroliere al corridoio ucraino per l’export di cereali (BBC, gCaptain).

Le analisi di mercato, però, invitano a non sopravvalutare l’effetto immediato. Il mare d’Azov non è la principale arteria dell’export russo. Molte delle navi colpite sembrano imbarcazioni costiere di dimensioni ridotte, non le grandi petroliere che generano i ricavi più consistenti (Hamer). Mosca si adatta deviando i flussi verso Novorossiysk e altri terminal del Mar Nero (IndexBox).

L’Europa applica le regole a macchia di leopardo

L’UE ha inserito 189 ulteriori navi della flotta ombra nel diciassettesimo pacchetto di sanzioni dello scorso anno (Council). Ma alcune petroliere già sanzionate hanno continuato a transitare nelle acque europee mentre si negoziava il ventunesimo pacchetto (EUobserver). Inserire una nave in una lista non equivale a fermarla.

I Paesi Bassi vogliono il potere di bloccare e trattenere le navi senza nazionalità o con bandiera falsa. Il governo olandese ha inviato al Consiglio di Stato, l’organo che esamina i testi prima del voto parlamentare, un emendamento urgente alla legge sulle navi straniere, proponendo poteri di ispezione e fermo nei porti, nelle chiuse e nei punti di certificazione (SWZ Maritime).

L’Aia inquadra il rischio anche oltre le sanzioni: le navi della flotta ombra potrebbero diventare piattaforme per spionaggio e sabotaggio contro i cavi dati ed elettrici del Mare del Nord (Rijksoverheid). Il limite resta il diritto marittimo internazionale. Il passaggio inoffensivo, cioè la regola che consente alle navi correttamente registrate di attraversare le acque territoriali senza interferenze purché non rappresentino una minaccia, continua a valere in alto mare. L’applicazione olandese funziona nei colli di bottiglia, non negli spazi tra l’uno e l’altro.

La Grecia si colloca all’estremo opposto. Durante i negoziati sul ventunesimo pacchetto, Atene si è opposta alle restrizioni sul trasporto di GNL russo verso Paesi terzi (Euronews). La tesi è che divieti costruiti male spingano i carichi dalle compagnie europee regolamentate verso operatori meno trasparenti, senza ridurre davvero le entrate di Mosca (Cyprus Mail).

È un argomento che ha una sua consistenza. Se le sanzioni si limitano a spostare il business dalle navi occidentali assicurate verso flotte più opache, la Russia continua a esportare e l’Europa perde capacità di controllo. Ma quella stessa logica offre ad Atene una leva dentro il Consiglio, dove le sanzioni richiedono l’unanimità, e dunque anche un solo Paese può bloccarle. Grecia e Cipro, entrambe potenze armatoriali, possono difendere flotte di peso globale presentando l’ostruzione come realismo politico.

Chi paga il conto

Il peso si distribuisce in modo diseguale. L’Ucraina consuma droni e subisce le rappresaglie russe sui porti. Gli Stati costieri come la Romania vivono accanto a una zona di guerra marittima. I Paesi armatoriali proteggono i ricavi e sostengono di preservare la capacità di sorveglianza. La Russia cambia rotta.

La prossima scelta spetta al Consiglio dell’UE: decidere se gli Stati armatoriali possano continuare a proteggere il business marittimo mentre chiedono all’Ucraina di sostenere il costo militare di un’applicazione che le regole europee non sono riuscite a garantire.

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7/19/2026, 2:18:56 AM
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