Incendio a Monaco e piano slovacco: un’unica regia?

Two arson cases raise questions that investigators have yet to answer.
Composizione immagine · tobriefDue indagini per incendi dolosi, una in Germania e l’altra in Slovacchia, riguardano aziende che lavorano per l’Ucraina. Il 25 settembre la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) ha riferito che dietro entrambi gli attacchi ci sarebbe un’unica rete dell’intelligence militare russa, diretta dalla Slovacchia. Il quotidiano ha citato fonti anonime dei servizi di sicurezza, senza pubblicare capi d’imputazione, registri di messaggi o riscontri forensi (FAZ). Se il collegamento fosse confermato, due vicende criminali locali diventerebbero parte di una campagna coordinata oltre i confini dell’UE. Per ora, nessun procuratore né responsabile dei servizi segreti lo ha confermato pubblicamente.
Un piccolo incendio, un obiettivo ancora incerto
Poco prima o dopo la mezzanotte tra il 2 e il 3 settembre, un testimone ha visto lanciare ordigni incendiari da un’auto in movimento contro un cantiere nel quartiere di Berg am Laim, a Monaco. Il cantiere si trova vicino alle sedi di due aziende della difesa, Rohde & Schwarz e Helsing (BR). Un ordigno ha incendiato alcuni container di cantiere; la polizia ha spento le fiamme, nessuno è rimasto ferito e Rohde & Schwarz ha dichiarato che i propri locali non sono stati toccati.
Gli agenti hanno fermato una donna bulgara di 28 anni e un uomo bulgaro di 38 in una stazione di servizio nelle vicinanze. Il 4 settembre un giudice ha disposto per entrambi la custodia cautelare, con l’accusa di tentato incendio doloso e danneggiamento (Tagesschau).
La polizia criminale del Land bavarese, nota con la sigla tedesca LKA, ha assunto la guida dell’indagine e sospetta un movente politico, perché Helsing produce droni per le forze ucraine (BR). Un portavoce della LKA ha però avvertito che l’attacco potrebbe non essere stato diretto contro Rohde & Schwarz, dato che nel complesso hanno sede anche altre aziende della difesa. L’obiettivo resta dunque da chiarire.
Un piano sventato nella Slovacchia orientale
Il 25 agosto la polizia slovacca ha annunciato di aver sventato un attacco incendiario pianificato contro una fabbrica di droni a Haniska, vicino a Prešov. Lo stabilimento appartiene a Skyeton, azienda ucraina che produce droni da ricognizione (SITA). Gli atti giudiziari consultati dal sito slovacco Aktuality riportano le istruzioni ricevute su Telegram e descritte da un sospettato lettone: rompere le finestre, versare benzina all’interno, incendiare il capannone e filmare le fiamme (Aktuality).
Agenti tedeschi hanno arrestato il lettone ad Amburgo in esecuzione di un mandato d’arresto europeo emesso dalla Slovacchia, lo strumento con cui uno Stato membro può fermare una persona ricercata da un altro (SITA). L’arresto dimostra che Germania e Slovacchia collaborano sul caso slovacco; non dice nulla sull’incendio di Monaco.
Il lettone ha raccontato agli investigatori che una persona di lingua russa lo aveva contattato e minacciato la sua famiglia (Aktuality). Il contatto in russo offre agli investigatori una pista, ma non chiarisce chi abbia impartito gli ordini.
Cosa hanno detto le autorità, e quando
Le dichiarazioni ufficiali sono arrivate in momenti diversi e rispondono a domande diverse. Il 28 agosto, quasi un mese prima dell’articolo della FAZ, la capa della polizia slovacca Jana Maškarová ha detto che gli investigatori non avevano prove di un coinvolgimento russo nel piano contro Skyeton (SITA). Descriveva gli elementi raccolti nel caso slovacco fino a quel momento, senza rispondere alla FAZ.
Dopo la pubblicazione dell’articolo, la procura generale di Monaco è stata interpellata sul contenuto. La procura ha rifiutato di confermarlo, richiamando l’indagine in corso (Abendzeitung).
Il 26 settembre il direttore dei servizi segreti slovacchi, Pavol Gašpar, ha dichiarato che l’attribuzione alla Russia non era confermata e che la Germania non aveva confermato pubblicamente il collegamento (STVR). Ha aggiunto che gli investigatori stavano valutando diverse ipotesi, tra cui quella di un’operazione sotto falsa bandiera, cioè organizzata in modo da far ricadere la colpa su qualcun altro. Non ha presentato prove pubbliche neppure a sostegno di questa ipotesi.
La portata del caso per l’Europa dipende dalla fondatezza delle fonti della FAZ. Se avessero ragione, una rete attiva da uno Stato membro avrebbe reclutato persone di altri Paesi dell’Unione per colpire siti legati alla difesa in più di un Paese. Il sabotaggio delle forniture destinate all’Ucraina diventerebbe così un problema di sicurezza comune, seguito contemporaneamente da diverse forze di polizia nazionali.
Per ora, le informazioni pubbliche si limitano a tre fatti: a Monaco c’è stato un piccolo incendio e l’obiettivo resta incerto; in Slovacchia è stato sventato un piano contro una fabbrica di droni; un arresto riguarda soltanto il caso slovacco. Non ci sono ancora prove pubbliche che colleghino i sospettati di Monaco al piano slovacco o che dimostrino un regia russa in uno dei due casi. Il silenzio delle autorità non esclude un collegamento, perché la procura di Monaco ha motivato il rifiuto di confermarlo proprio con l’indagine ancora aperta. A chiarire se il legame esista saranno gli atti in possesso della procura generale di Monaco e della polizia slovacca, che finora non li hanno resi pubblici.
Details about this article
- Model:
- claude-opus-5-5
- Generated:
- 9/27/2026, 1:43:57 AM
- Pipeline run:
- eu_pipeline_20260927_005007
- Watermark:
- SynthID (Google's invisible watermark)
- Human review:
- None before publication