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EU_PUBLIC_AFFAIRS04 / 05 · storia del giorno3 min · 771 parole · 45 fonti

A Mureșan mancano 63 voti

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Scritto dall IAto brief AI · 18 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Romania’s next government awaits the votes only PSD can deliver.

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il testo · 3 min di lettura

Il presidente Nicușor Dan ha annunciato il 17 settembre di avere scelto l’eurodeputato Siegfried Mureșan come premier. Mureșan ha accettato (România TV, HotNews). Resta però da chiarire se la designazione abbia già efficacia giuridica: secondo l’articolo 100 della Costituzione rumena, i decreti presidenziali diventano efficaci con la pubblicazione, ma alla fine della giornata non risultava pubblicato alcun decreto (Romanian Constitution). Dal momento della pubblicazione, il candidato avrà dieci giorni per presentare il governo e ottenere un voto di fiducia che richiede 233 voti favorevoli, la maggioranza assoluta dei 464 deputati e senatori.

Sulla base delle posizioni rese pubbliche dai partiti, Mureșan non può arrivare a quella cifra.

Il margine che il PSD può colmare

I sostenitori dichiarati di Mureșan sono il PNL, i liberali di centrodestra, l’USR, partito riformista, e l’UDMR, l’alleanza della minoranza ungherese. Insieme dispongono di circa 170 seggi (Adevărul). Restano dunque 63 voti da trovare. Con l’appoggio dei deputati delle altre minoranze, politicamente vicini, il divario scenderebbe forse a 47-50 voti, ancora lontano dalla maggioranza (Mediafax).

L’AUR, partito nazionalista, ha escluso il voto a favore di qualsiasi governo di cui non faccia parte. Il PSD, con circa 126 parlamentari, è quindi l’unico partito in grado di garantire l’investitura.

Il PSD non ha respinto apertamente la proposta. I suoi dirigenti hanno però assunto posizioni diverse: alcuni chiedono l’ingresso formale nella coalizione, altri hanno offerto un sostegno condizionato a concessioni programmatiche, mentre il presidente della Camera bassa, Sorin Grindeanu, ha proposto di bocciare Mureșan. La decisione sul gruppo parlamentare spetta a Marcel Ciolacu, leader del partito (Agerpres). Il PNL ha avviato le consultazioni dichiarando che non avrebbe governato insieme al PSD (G4Media).

L’UDMR non può colmare da solo il divario. Il leader del partito ha detto che l’alleanza parteciperà soltanto dopo che PSD e PNL avranno raggiunto un accordo (Transtelex).

Il calcolo di Dan è semplice: nominando Mureșan, costringe il PSD a scegliere e ad assumersene il peso politico, sostenendo il governo, negoziando l’ingresso nella coalizione oppure accettando la responsabilità del protrarsi della paralisi.

I fondi per la ripresa in gioco

La nomina arriva dodici giorni prima della scadenza del 30 settembre, entro cui la Romania deve presentare la richiesta finale di pagamento nell’ambito del Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, il fondo post-pandemia che vincola l’erogazione delle risorse al raggiungimento di obiettivi di riforma. Come abbiamo riferito in precedenza, la Commissione europea ha già chiesto a Bucarest chiarimenti sulle modifiche alle leggi sull’integrità collegate a quei fondi (To Brief).

Un nuovo governo non può recuperare ciò che è già andato perduto. Il termine per completare gli obiettivi è scaduto il 31 agosto. Il premier ad interim Ilie Bolojan e il presidente Dan hanno entrambi riconosciuto che la Romania ha perso circa 770 milioni di euro, perché il Parlamento non ha mai approvato una legge organica sugli stipendi del settore pubblico, richiesta da Bruxelles (HotNews, Euronews).

Un governo Mureșan potrebbe ancora presentare la richiesta finale, fornire le prove mancanti sulle riforme contestate e rispondere alle domande della Commissione. Spetta esclusivamente alla Commissione stabilire se gli obiettivi siano stati raggiunti e se i pagamenti debbano essere sospesi o ridotti. Nessuna legge approvata dopo il 31 agosto può valere come completamento tempestivo. Gli anni trascorsi da Mureșan al Parlamento europeo potrebbero facilitare il coordinamento con Bruxelles, ma nessuna relazione può sostituire i voti parlamentari a Bucarest.

La Bulgaria ha inoltre rinviato i negoziati per la costruzione di due nuovi ponti sul Danubio, in attesa che il governo rumeno ritrovi stabilità (BNR). La questione dei fondi europei è però il punto in cui la paralisi politica produce gli effetti più pesanti oltre i confini rumeni: la Commissione non può erogare risorse a fronte di obiettivi incompleti, per quanto possa esserci buona volontà.

Cosa comporta la bocciatura

Se il Parlamento boccerà Mureșan, il governo ad interim resterà in carica e Dan potrà avanzare una nuova nomina. In base all’articolo 89 della Costituzione, il presidente può sciogliere il Parlamento soltanto dopo il fallimento di due tentativi di investitura nell’arco di 60 giorni (Romanian Constitution). Prima della nomina, Dan aveva riconosciuto che non era più possibile escludere elezioni anticipate.

Alla luce delle posizioni rese pubbliche dai partiti, Mureșan non ha una strada per arrivare a 233 voti senza il PSD o un’improbabile inversione di posizione dell’AUR. Il PSD dispone della leva decisiva. Resta da capire se i suoi dirigenti la useranno per ottenere condizioni di coalizione, concessioni programmatiche o semplicemente spingere il calendario costituzionale verso lo scioglimento, e se il decreto che fa partire quel conto alla rovescia sia già stato firmato.

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