La NATO fissa il 5% per la difesa

NATO allies reach a unanimous spending agreement while contesting the definition of the target.
Composizione immagine · tobriefChe cosa significa, per la NATO, quando tutti gli alleati firmano la stessa promessa ma ciascuno comincia a interpretarla a modo proprio? Al vertice di Ankara, i trentadue Paesi dell'Alleanza si sono impegnati a destinare il 5% del PIL alla difesa entro il 2035 (NATO, Euronews). La dichiarazione è passata all'unanimità; molto meno unanime, invece, è l'idea di quali spese possano davvero rientrare in quel calcolo.
Perché esiste quel numero
L'obiettivo nasce da un allarme, non da un'ambizione astratta. Prima del vertice, il segretario generale della NATO Mark Rutte ha messo il punto in termini piuttosto netti: gli Stati Uniti ormai pianificano conflitti che vanno oltre il teatro europeo e hanno ridotto il contributo al Force Model della NATO, lo strumento con cui l'Alleanza misura le forze necessarie rispetto alle minacce. I governi europei devono quindi finanziare capacità che per anni avevano dato per garantite da Washington.
Il 5% trasforma quella lacuna in una fattura. La formula, definita al vertice dell'Aia del 2025, distingue tra 3,5% per la spesa militare in senso stretto e 1,5% per difesa e sicurezza in senso più ampio. Ankara ha aggiunto l'obbligo di presentare piani nazionali verificabili dalla NATO, con una revisione prevista nel 2029. Resta però indefinito il punto politicamente più delicato: che cosa accada se un governo non raggiunge il traguardo.
Tre Paesi, tre definizioni
La Lituania mostra che cosa significhi urgenza quando la minaccia non è teorica. Il presidente Gitanas Nausėda è arrivato ad Ankara con una spesa per la difesa già pari al 5,38% del PIL e chiedendo un impegno americano netto sull'articolo 5, la clausola del Trattato secondo cui un attacco contro un alleato è un attacco contro tutti. Il governo lituano ha ottenuto un risultato concreto: la riclassificazione della missione di polizia aerea nei Baltici in missione di difesa aerea. Non è una sfumatura burocratica: la polizia aerea sorveglia e intercetta; la difesa aerea si prepara a respingere un attacco.
La Spagna si colloca all'estremo opposto. Il premier Pedro Sánchez ha respinto pubblicamente l'obiettivo del 5%, sostenendo che la NATO debba valutare le capacità operative, non le percentuali di bilancio. Il governo spagnolo ha accusato Rutte di voler compiacere Trump e ha difeso come sufficienti i contributi operativi di Madrid. Quel dissenso pubblico offre a ogni alleato con vincoli di bilancio una possibile via d'uscita: firmare la dichiarazione, per poi contestarne la definizione.
La Germania sta nel mezzo. Il cancelliere Friedrich Merz si è impegnato a portare la spesa militare di base al 3,5% entro il 2029. Berlino ha comunicato una spesa record di 124,7 miliardi di euro, pari al 2,69% del PIL, un aumento netto che resta comunque molto al di sotto anche del solo obiettivo centrale. La stampa tedesca ha letto il vertice insieme come una vera rassicurazione strategica e come un esercizio di gestione di Trump. Le carenze di capacità della Bundeswehr e la scarsità di personale continuano ad allargare la distanza tra gli stanziamenti iscritti a bilancio e le forze effettivamente schierabili.
Una promessa senza sanzioni
La Francia solleva la domanda che il dibattito sulle percentuali tende a evitare. Le Monde ha descritto eserciti europei che si rafforzano, ma in modo frammentato e poco coordinato. Le Figaro l'ha formulata in modo ancora più secco: l'Europa chiede prevedibilità a Washington, ma Washington non è disposta a offrirla. Spendere di più dentro la NATO non riduce automaticamente la dipendenza dagli Stati Uniti.
Lo stesso articolo 5 è meno automatico di quanto sembri: il Trattato di Washington stabilisce che ciascun alleato intraprenda "l'azione che giudicherà necessaria", lasciando alle decisioni nazionali la forma e la portata della risposta. Ankara non ha creato alcun meccanismo di applicazione per l'obiettivo del 5% né sanzioni per i piani mancati. Rutte lo ha definito un "delivery summit". Nel 2029 la NATO saprà se i governi avranno comprato capacità militare o soltanto tempo.
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- 7/9/2026, 2:22:53 AM
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