La tassa UE sui pacchi low cost

The new flat-rate customs duty adds physical weight to Europe's once-lightest parcels.
Composizione immagine · tobriefUn carrello da 30 euro su Temu: una cover per il telefono, un paio di auricolari, una maglietta e dei sandali. Fino alla settimana scorsa quell’ordine pagava l’Iva, ma entrava nell’Unione senza dazi. Dal 1° luglio, invece, ciascuna di quelle quattro categorie di prodotto fa scattare un onere doganale da 3 euro, cioè 12 euro in più prima ancora di calcolare Iva e spese di consegna (Le Figaro, Senior Actu). Più basso è il valore del carrello, più pesante diventa l’impatto.
L’Unione europea ha cancellato l’esenzione dai dazi per i pacchi fino a 150 euro spediti da Paesi extra-UE. Al suo posto entra un dazio forfettario di 3 euro per ogni tipologia di prodotto contenuta nella spedizione, che la Commissione europea presenta come misura temporanea in attesa della riforma doganale più ampia prevista intorno al 2028 (European Commission, Dutch Customs). Bruxelles non cita aziende, ma la descrizione guarda chiaramente alle piattaforme extraeuropee ad altissimo volume, come Shein, Temu e AliExpress, che hanno costruito in Europa un mercato enorme spedendo direttamente dai magazzini cinesi (fr.euronews, rp.pl).
La stratificazione dei costi dietro il pulsante “acquista”
Il nuovo dazio non arriva da solo. Si somma a costi che esistevano già.
Si parte dall’Iva, l’imposta sulle vendite applicata ai beni in tutti i Paesi dell’Unione. Dal 2021 l’Iva all’importazione si applica a tutti i pacchi provenienti da fuori UE, anche di valore minimo. Le piattaforme possono riscuoterla al momento dell’acquisto tramite il sistema IOSS, Import One Stop Shop, oppure la incassa il corriere alla consegna (EU IOSS).
Poi ci sono le spese amministrative del corriere per gestire le pratiche doganali. Nei Paesi Bassi PostNL chiede 10 euro per lo sdoganamento standard, che salgono a 16 euro per merci che richiedono dichiarazioni supplementari (PostNL). In Germania Deutsche Post/DHL applica 7,50 euro per ogni spedizione soggetta a dogana (Haufe).
Il prezzo reale, quindi, è una pila di voci: prodotto, spedizione, Iva, nuovo dazio da 3 euro per categoria e, se la piattaforma non ha regolato tutto in anticipo, commissione di gestione. Cinque magliette contano come una sola tipologia di prodotto, quindi un solo addebito da 3 euro. Magliette più un orologio: due addebiti. Magliette, un orologio, scarpe e un giocattolo: quattro (European Commission, Law Society of Ireland). I carrelli misti di articoli a basso costo sono quelli più esposti.
Il consiglio di PostNL ai consumatori olandesi riassume bene il problema di trasparenza: controllare se al checkout compare la dicitura “All duties included”, perché, se non c’è, il conto arriva insieme al pacco (PostNL).
Chi paga, chi ci guadagna
La logica di equità esiste. I commercianti europei operano dentro un sistema pieno di imposte, norme e obblighi di conformità. Le piattaforme extra-UE spedivano merci sotto una soglia di esenzione pensata per il souvenir occasionale delle vacanze, non per l’e-commerce industriale. Il governo federale tedesco presenta la riforma come un modo per riequilibrare la concorrenza (Bundesregierung). Le associazioni tedesche del commercio sono sulla stessa linea (Handelsblatt).
Ma una tassa fissa è regressiva per costruzione. Gli stessi 3 euro pesano molto di più su un gadget da 5 euro che su una giacca da 100. Non esistono dati europei che dicano, per fascia di reddito, chi compri questi pacchi, ma è probabile che il peso ricada soprattutto su chi dipende di più dai prezzi ultrabassi (biznes.wprost.pl).
Le piattaforme, intanto, si stanno già adattando. Secondo ricostruzioni della stampa polacca, Shein e Temu stanno spostando merci in magazzini dentro l’Unione, importando all’ingrosso e distribuendo poi dall’interno del mercato unico, così da evitare del tutto il dazio per singolo pacco (polsatnews.pl). È una scelta che favorisce la logistica contrattuale europea (logistyka.rp.pl), ma al tempo stesso consente di preservare prezzi bassi al consumo, indebolendo l’obiettivo dichiarato della riforma.
La prossima partita sono i supplementi nazionali
L’Italia aveva previsto un contributo nazionale da 2 euro sui pacchi extra-UE, ma lo ha rinviato a ottobre per evitare che si sommasse subito al dazio europeo (Il Fatto Quotidiano). La Francia ha sospeso un prelievo analogo da 2 euro quando è entrato in vigore l’onere UE (Le Figaro). Se i governi riattiveranno i propri contributi sui pacchi, i consumatori non si troveranno davanti a una sola regola europea, ma a una stratificazione diversa da Paese a Paese: dazio UE, Iva, spese del corriere e supplementi nazionali. L’Unione ha armonizzato l’onere doganale. Non ha armonizzato ciò che il consumatore paga davvero quando il pacco arriva alla porta.
How was this article?
Help us get better
Help us get better
Details about this article
- Model:
- claude-opus-4-6
- Generated:
- 7/6/2026, 2:31:04 AM
- Pipeline run:
- eu_pipeline_20260706_005005
- Watermark:
- SynthID (Google's invisible watermark)
- Human review:
- None before publication