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EU_PUBLIC_AFFAIRS07 / 18 · storia del giorno3 min · 809 parole · 32 fonti

Nicosia lega il SAFE da €150bn alla riunificazione

Scritto dall IAto brief AI · 29 giugno 2026, 03:50
Come è stata scritta

A grid of conditions floats over the volatile waters of the Eastern Mediterranean.

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il testo · 3 min di lettura

Viaggi senza visto, accordo commerciale aggiornato, cooperazione sulla migrazione, accesso a un fondo per la difesa da 150 miliardi di euro: l’Ue ha un intero catalogo di incentivi da offrire alla Turchia. Cipro vuole che ciascuna voce resti legata a progressi concreti sulla riunificazione dell’isola. La richiesta è arrivata a Bruxelles nel fine settimana, mentre l’inviata dell’Onu per Cipro, Maria Angela Holguin, si muoveva per capire che cosa l’Unione sia pronta a mettere sul tavolo (Cyprus Mail, Philenews).

Holguin ha passato tre settimane tra Nicosia, Ankara e Atene per preparare una possibile conferenza «cinque più uno»: le due comunità cipriote, Grecia, Turchia e Regno Unito, con il segretario generale dell’Onu Guterres alla presidenza. Il formato negoziale resta in mano alle Nazioni Unite. Ma gli incentivi capaci di muovere Ankara stanno a Bruxelles, e il nodo se agganciarli o meno a Cipro divide le capitali europee.

Che cosa può trattenere Bruxelles

La leva dell’Ue sulla Turchia si articola in quattro dossier. Il commercio, con la modernizzazione dell’unione doganale che regola gli scambi di merci senza dazi. I viaggi, con la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi, ancora incompiuta dopo anni di parametri non rispettati (European Commission). La migrazione, con una cooperazione più stretta nella gestione dei rifugiati. La difesa, con il possibile accesso a SAFE, il nuovo strumento europeo per gli investimenti militari, sostenuto da prestiti fino a 150 miliardi di euro e adottato nel maggio 2025 (Council of the EU). I Paesi non Ue possono accedere a SAFE solo con l’approvazione del Consiglio, il che significa che qualunque Stato membro può opporsi.

Otto capitoli del negoziato di adesione turco, ossia i passaggi che un Paese candidato deve completare per entrare nell’Unione, restano congelati finché Ankara non estenderà l’accordo doganale anche a Cipro (European Commission). Le condizioni per trattenere gli incentivi esistono già. La questione è se qualcuno decida di attivarle.

Nicosia tira la leva

Il presidente cipriota Nikos Christodoulides ha dedicato giugno proprio a questo obiettivo. Ha incontrato il presidente del Consiglio europeo António Costa per spingere verso un ruolo dell’Ue nello sforzo dell’Onu. Il ministro degli Esteri Constantinos Kombos ha descritto una «interconnessione» deliberata tra i dossier Ue-Turchia e il percorso negoziale sulla soluzione cipriota, secondo Proto Thema.

L’appiglio giuridico c’è. Nell’aprile 2024 i leader europei hanno concordato che il dialogo con la Turchia debba procedere in modo «graduale, proporzionato e reversibile» (European Council). È una formula che consente a qualunque Stato membro di rallentare un dossier con Ankara sostenendo che le condizioni non siano state soddisfatte. Cipro intende servirsene.

La Francia ha rafforzato la posizione di Nicosia firmando all’inizio di giugno un accordo di cooperazione militare con Cipro, che amplia l’accesso francese nel Mediterraneo orientale. Il presidente turco Erdogan ha protestato pubblicamente (Arab News). Parigi tratta Cipro come un partner di sicurezza; Nicosia prova a trasformare quella partnership in peso politico a Bruxelles.

Le capitali che hanno bisogno di Ankara

Non tutti i governi vogliono legare i benefici europei per la Turchia al dossier cipriota. La Germania ha bisogno di Ankara per la gestione dei flussi migratori, il coordinamento nella NATO e la stabilità del Medio Oriente (Bundesregierung). Berlino critica la Turchia sul rispetto del diritto internazionale, ma resiste all’idea di congelare la cooperazione su tutta la linea (taz). L’Italia ha interessi energetici e di sicurezza nel Mediterraneo che rendono la Turchia un interlocutore necessario, e non vuole che ogni dossier Ue-Turchia diventi ostaggio dei colloqui sulla riunificazione.

La frattura è strutturale: gli Stati più favorevoli alla condizionalità su Cipro non sono quelli più esposti al costo di una perdita di cooperazione turca.

La risposta turca: nulla

La posizione pubblica di Ankara contraddice la base negoziale dell’Onu, cioè una federazione bizonale e bicomunitaria, con due comunità dentro un unico Stato. Il ministero della Difesa turco sostiene che solo una soluzione a due Stati possa funzionare (Proto Thema). Il ministero degli Esteri definisce «inaccettabili» i tentativi di mettere da parte i diritti dei turco-ciprioti (Hürriyet Daily News). Quando la Turchia ha escluso Cipro dalle riunioni preparatorie della COP31 sul clima, i ministri europei hanno richiamato Ankara, a ricordare come la disputa sul riconoscimento accompagni ogni dossier bilaterale (Internazionale/Reuters).

Nessuna dichiarazione autorevole turca ha indicato quale beneficio europeo Ankara sarebbe disposta a scambiare con passi avanti sulla riunificazione.

Cipro assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue più avanti quest’anno, ottenendo così il controllo dell’agenda delle riunioni su difesa, migrazione e vicinato meridionale. Stabilire l’agenda conta: Nicosia potrà decidere che cosa discutere e quando. Non potrà però imporre voti né scavalcare gli altri governi. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu discuterà di Cipro il 16 luglio (Cyprus Mail). Holguin tornerà sull’isola all’inizio di luglio.

Il tavolo appartiene all’Onu. Gli incentivi attorno al tavolo appartengono all’Ue. Cipro sta tentando di saldarli insieme, ma la saldatura regge solo se la Turchia decide che il catalogo valga il prezzo.

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6/29/2026, 3:25:00 AM
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