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EU_PUBLIC_AFFAIRS09 / 10 · storia del giorno3 min · 819 parole · 40 fonti

Nord Stream, primo processo senza mandanti

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Scritto dall IAto brief AI · 12 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Hamburg’s judges can decide guilt without naming who ordered the blast.

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il testo · 3 min di lettura

Mercoledì 14 ottobre si apre ad Amburgo il primo processo a carico di una persona accusata di aver partecipato al sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel 2022 (Hamburg court, dpa via Die Zeit). L’imputato, un ufficiale dell’esercito ucraino indicato come Serhii K., è accusato di crimine di guerra; i giudici possono pronunciarsi sulla sua colpevolezza senza accertare chi abbia impartito l’ordine, ammesso che qualcuno lo abbia fatto.

La ricostruzione dei procuratori

Secondo i procuratori federali tedeschi, K. avrebbe contribuito a guidare un gruppo partito dall’isola tedesca di Rügen a bordo di uno yacht preso a noleggio. La loro ricostruzione è che, prima delle esplosioni del 26 settembre 2022, l’equipaggio abbia fissato cariche a tempo ai gasdotti vicino a Bornholm (Federal Court of Justice).

I procuratori sostengono inoltre che K. abbia agito per conto di organi dello Stato ucraino. Nel comunicato pubblico non indicano né un ministero né un funzionario (federal prosecutors).

Non è emersa alcuna confessione pubblica e il caso si fonda soprattutto sui dati di viaggio. Nel dicembre 2025, quando la più alta corte penale tedesca ha confermato la custodia cautelare di K., ha citato i dati di frontiera polacchi, un passaporto con falsa identità ma corredato dalla sua fotografia e il confronto peritale delle immagini (ruling).

I legali contestano che questi elementi collochino K. in mare: secondo ZDF, nessuna impronta digitale né traccia di DNA lo riconduce allo yacht, mentre un avvocato riferisce che K. sostiene di trovarsi in Ucraina in quei giorni (ZDF).

Se i gasdotti fossero un obiettivo legittimo

La difesa ha un argomento subordinato che tocca il cuore dell’accusa. Secondo le leggi di guerra, attaccare un bene civile (un bene privo di funzione militare) può costituire un crimine di guerra, mentre colpire un obiettivo militare non necessariamente lo è. L’accusa contro K. regge soltanto se i gasdotti Nord Stream vengono considerati beni civili.

I legali chiedono dunque se le condotte, che garantivano entrate alla Russia mentre conduceva l’invasione, potessero costituire un obiettivo legittimo. La Corte federale di giustizia ha respinto questa tesi nella fase cautelare, stabilendo che gli introiti indiretti derivanti dal gas non trasformavano i gasdotti in obiettivi militari (Federal Court of Justice).

Le domande a cui la sentenza non deve rispondere

Ad Amburgo si giudica K., non l’Ucraina. Il 30 settembre i giudici hanno respinto la richiesta dei gestori dei gasdotti di costituirsi parti co-accusatrici (soggetti privati che affiancano i procuratori e dispongono di propri diritti processuali). Hanno spiegato che il processo riguarda la condotta e la colpevolezza dell’imputato, e non può servire a preparare eventuali richieste russe di risarcimento contro l’Ucraina (Hamburg court).

Dalle prove potrebbero comunque emergere indizi su chi abbia impartito gli ordini. I giornalisti che hanno esaminato l’atto d’accusa riferiscono di telefonate intercettate durante la detenzione di K. in Italia, nelle quali avrebbe lasciato intendere di non aver agito da solo e di sentirsi abbandonato da Kyiv (ARD-led investigation).

La posizione pubblica di Kyiv è più circoscritta di una smentita netta: il 9 luglio il procuratore generale ucraino ha dichiarato che l’indagine interna non aveva trovato elementi di un coinvolgimento dello Stato e ha proposto un’inchiesta congiunta con la Germania (Reuters).

Le esplosioni non hanno interrotto le forniture di gas all’Europa, perché i flussi attraverso Nord Stream 1 si erano già fermati ai primi di settembre 2022 (Federal Network Agency). La posta in gioco europea è giuridica, come mostra il diverso trattamento riservato da altri due Paesi dell’UE a un secondo sospettato.

La Germania chiede, in base a un mandato d’arresto europeo (lo strumento dell’UE pensato per rendere quasi ordinaria la consegna dei sospettati tra Stati membri), la consegna di Volodymyr Zhuravlov, presunto sommozzatore coinvolto. Nell’ottobre 2025 un giudice di Varsavia ha rifiutato di consegnarlo, ritenendo che un presunto attacco ucraino alle infrastrutture dell’aggressore potesse costituire un legittimo atto di Stato, anziché un reato da perseguire; il premier Donald Tusk aveva già dichiarato che la consegna non era nell’interesse della Polonia (PAP).

La Croazia ha seguito la strada opposta: il 18 settembre un collegio di tre giudici ha autorizzato la consegna di Zhuravlov, ma il ricorso è ancora pendente (HRT, tportal).

Nessuno dei due tribunali ha stabilito se il sabotaggio fosse un reato: entrambi hanno deciso soltanto se consegnare un sospettato, e la decisione croata può ancora essere rovesciata. Resta il fatto che un giudice polacco ha considerato forse legittimo ciò che i procuratori tedeschi contestano come crimine di guerra; ogni governo che abbia cavi e gasdotti sottomarini ha motivo di seguire la posizione che adotteranno i giudici di Amburgo.

Se condanneranno K. per crimine di guerra, i giudici avranno stabilito che un ufficiale ucraino ha attaccato infrastrutture civili violando le leggi di guerra. Potranno arrivare a questa conclusione anche senza attribuire la presunta regia dello Stato. Individuare un mandante spetta ai procuratori federali tedeschi, che hanno ipotizzato un coinvolgimento statale senza indicarne i responsabili, e al procuratore generale ucraino, il cui ufficio sostiene di non averne trovato traccia.

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