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EU_PUBLIC_AFFAIRS17 / 17 · storia del giorno3 min · 739 parole · 20 fonti

PiS lega Kyiv alla Volinia

Scritto dall IAto brief AI · 12 luglio 2026, 14:06
Come è stata scritta

The unexhumed past takes the form of a modern diplomatic barrier.

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il testo · 3 min di lettura

Il principale partito di opposizione polacco, PiS (Diritto e Giustizia), ha portato la memoria delle stragi compiute in Volinia durante la guerra fuori dal terreno della disputa storica e dentro il processo di adesione all’Unione europea, dove ogni Stato membro dispone, in più passaggi, di un potere di veto sul cammino dell’Ucraina verso l’ingresso nell’UE.

Jarosław Kaczyński, leader del PiS, ha sostenuto che l’Ucraina non possa entrare nell’Unione finché tolleri quella che ha definito la glorificazione di Stepan Bandera, il nazionalista ucraino del periodo bellico legato alle uccisioni di massa di polacchi. Przemysław Czarnek, deputato del PiS, ha annunciato una bozza di risoluzione per opporsi formalmente, su queste basi, all’adesione ucraina all’UE (RMF24).

La ferita non è inventata. Nel 1943-44, formazioni nazionaliste ucraine uccisero decine di migliaia di civili polacchi in Volinia, regione che oggi si trova nell’Ucraina occidentale. Intere famiglie morirono bruciate nelle case e nelle chiese. Per molti polacchi quella vicenda resta aperta: molti corpi non sono stati riesumati, mentre la commemorazione pubblica di Bandera in Ucraina come eroe nazionale riapre la ferita a ogni anniversario. Il PiS sta trasformando quella memoria in una condizione politica per l’ingresso dell’Ucraina nell’UE.

Perché la macchina del veto conta

Secondo l’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea, l’adesione richiede l’approvazione unanime del Consiglio, dove votano i governi, e la ratifica di tutti i parlamenti nazionali (EUR-Lex, Council). I negoziati di adesione sono divisi in blocchi tematici, i cosiddetti “cluster”, e gli Stati membri devono approvare ciascuno di essi all’apertura e alla chiusura. Varsavia può quindi negare il consenso in più momenti, molto prima che un eventuale trattato finale arrivi al Sejm.

Anche la metodologia della Commissione sull’allargamento considera politicamente rilevanti le relazioni di buon vicinato (European Commission). Non è un criterio giuridico vincolante, ma offre a qualsiasi Paese il lessico politico per presentare una disputa bilaterale come una questione europea.

L’Ungheria ha già mostrato come funzioni il meccanismo. Budapest ha permesso il lavoro preparatorio su un cluster di adesione dell’Ucraina, precisando però che preparare non significa aprire, perché i passaggi successivi richiedono comunque l’unanimità (Világgazdaság, Euronews). La rivendicazione ungherese è diversa, e riguarda i diritti linguistici della minoranza magiara in Transcarpazia, ma il metodo è identico: l’unanimità trasforma una rivendicazione nazionale in un cancello europeo.

Chi paga

Sul piano interno il PiS incassa. Collegando la memoria della guerra all’adesione, costringe il primo ministro Donald Tusk a scegliere tra due rischi: apparire insensibile verso le vittime polacche oppure incrinare il sostegno all’Ucraina. Tusk ha avvertito l’opposizione di non “giocare con il fuoco” (Respublika). Il rischio più profondo è che le richieste sulle riesumazioni e sulla dignità delle vittime diventino a Varsavia una posizione condivisa tra i partiti, trasformando una mossa dell’opposizione in un ostacolo duraturo alla candidatura ucraina.

Il costo maggiore lo paga l’Ucraina. Il percorso verso l’UE, già lento, incontra ora una disputa che precede la nascita stessa dell’Unione. La stampa tedesca ha evocato l’ipotesi di una “adesione associata”, che darebbe all’Ucraina un’integrazione economica prima che l’adesione piena risolva i nodi del veto (Euronews DE). Il rilancio del Triangolo di Weimar, formato diplomatico che lega Berlino, Parigi e Varsavia, potrebbe aiutare a governare la politica del dossier, anche se non può riscrivere la regola dell’unanimità prevista dai Trattati (IPG Journal).

Un’analisi lituana ha definito pericoloso lo scontro proprio perché arriva mentre Polonia, Lituania e Ucraina cercano di restare compatte contro la Russia (LRT). Secondo LRT, il capo dell’intelligence ucraina Budanov ha accusato la Polonia di preparare “un’intera serie di azioni immature” per aggravare la disputa: un segnale che Kyiv considera la vicenda una minaccia strategica, non una sceneggiata parlamentare.

La scelta che attende Tusk

La Polonia non ha bloccato l’Ucraina. Il PiS non governa. Il veto è potenziale, non reale. Ma l’architettura dell’allargamento europeo consente alle dispute bilaterali di diventare condizioni europee ogni volta che uno Stato membro formula le proprie richieste nel linguaggio dei valori e dei diritti. La posizione polacca è più solida quando chiede riesumazioni e dignità per le vittime; diventa più fragile quando pretende che l’Ucraina adotti la versione nazionale della memoria preferita da Varsavia.

Tusk deve ora decidere se contenere l’escalation del PiS o assorbirla nella posizione ufficiale della Polonia. Se scegliesse la seconda strada, il percorso europeo dell’Ucraina finirebbe ostaggio delle politiche della memoria nazionali in tutto il continente, regolato da una sequenza di rancori storici più che dai criteri che Bruxelles ha costruito per l’adesione.

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7/12/2026, 2:00:00 PM
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