Polonia compra tre Saab A26

A three-decade procurement void leaves a generation of naval expertise waiting for its hulls.
Composizione immagine · tobriefLa Polonia firmerà il 29 giugno un contratto per tre Saab A26, sottomarini diesel-elettrici progettati per operare in modo furtivo nelle acque basse del Baltico (Defence24, Euronews). L’accordo chiude quasi trent’anni di tentativi falliti e ricostruisce una specialità militare che Varsavia rischiava di perdere del tutto: equipaggi addestrati, capacità di manutenzione, personale e componenti necessari a tenere i battelli in mare.
Che cosa compra davvero la Polonia
L’A26 è un’unità di 66 metri dotata di propulsione indipendente dall’aria, un sistema che consente a un sottomarino convenzionale di restare immerso per settimane senza riemergere per ricaricare le batterie. Dispone di tubi lanciasiluri e di un compartimento modulare per forze speciali o veicoli subacquei senza equipaggio (Marine Poland). Saab lo ha concepito proprio per l’ambiente operativo polacco: mari poco profondi, traffico mercantile intenso, rumore costiero e distanze brevi tra le aree navali della NATO e quelle russe (Saab).
Il contratto non riguarda soltanto gli scafi. Include l’addestramento degli equipaggi e investimenti nei cantieri polacchi, così che Varsavia possa, col tempo, manutenere e riparare i battelli sul territorio nazionale senza dipendere dagli impianti svedesi in caso di guerra (Defence24).
L’elemento più urgente potrebbe essere il noleggio ponte di un vecchio battello svedese classe Södermanland, necessario a mantenere addestrati i sommergibilisti polacchi mentre gli A26 vengono costruiti. La forza subacquea polacca si è ridotta a una sola unità, l’ORP Orzeł, entrata in servizio nel 1985 (Fakt). Il primo A26 è atteso tra il 2030 e il 2032 (Rzeczpospolita). Senza una soluzione transitoria, la marina rischia di perdere gli ultimi equipaggi qualificati prima ancora che arrivi il nuovo battello.
Un mare NATO ancora povero di sottomarini NATO
Da quando Finlandia e Svezia sono entrate nella NATO, nel 2023 e nel 2024, tutti gli Stati costieri del Baltico tranne la Russia appartengono all’Alleanza (Puolustusvoimat). Il quadro strategico è cambiato, ma l’adesione non produce da sola deterrenza. La NATO crea strutture di comando e cornici di pianificazione; non compra, equipaggia né mantiene sottomarini per conto dei singoli Paesi. Ogni Stato deve mettere in campo piattaforme proprie e personale addestrato.
La Polonia sta colmando una lacuna nazionale dentro un ambiente subacqueo nordico-baltico in cui la Svezia ha accumulato decenni di esperienza operativa (Marine Poland). Un A26 silenzioso può costringere un avversario a presumere che una piattaforma NATO non rilevata si trovi nei pressi degli stretti o degli accessi portuali, rendendo più complessa qualsiasi pianificazione ostile (BAE Systems).
La politica industriale ha pesato sull’esito. La stampa in lingua tedesca ha letto la scelta come una sconfitta per Thyssenkrupp Marine Systems, anch’essa in gara (Euronews DE). Non esiste una graduatoria pubblica che spieghi perché abbia vinto la Svezia. La lettura più probabile è più concreta: Saab ha offerto ciò di cui la Polonia aveva più bisogno, cioè un progetto specializzato per il Baltico, un battello ponte per evitare l’estinzione degli equipaggi e un percorso verso una capacità sovrana di riparazione (Rzeczpospolita).
La questione dei cavi che i sottomarini non possono risolvere da soli
L’accordo arriva mentre le infrastrutture subacquee del Baltico affrontano minacce nella zona grigia, dal trascinamento di ancore ai sospetti sabotaggi contro cavi dati, interconnettori elettrici e gasdotti (FIIA). I governi possono collegare i sottomarini alla protezione delle infrastrutture, ma il nesso resta indiretto. Gli A26 aggiungono sorveglianza clandestina e incertezza deterrente; la difesa effettiva dei cavi richiede sensori persistenti, guardie costiere, droni, strumenti di attribuzione e navi per le riparazioni (War on the Rocks). La Finlandia ha sperimentato una soluzione concreta: usare il rilevamento acustico distribuito sui cavi esistenti per individuare il rischio di ancore prima che si producano danni (Elisa).
Anche l’UE sta costruendo un proprio livello di protezione. Il 23 giugno la Commissione europea ha finanziato i primi due Regional Cable Hubs, compresi 2,5 milioni di euro per un hub baltico e un bando separato da 40 milioni di euro per creare capacità rapide di riparazione dei cavi sottomarini (European Commission, 2EU Brussels). La Finlandia coordina l’hub baltico insieme a Danimarca, Germania, Estonia, Lettonia e Svezia. La Polonia non figura tra i partecipanti: acquista capacità militare subacquea attraverso un canale bilaterale con la Svezia, mentre il primo coordinamento europeo sulla sicurezza dei cavi passa da un altro gruppo.
La firma del 29 giugno chiude una lacuna aperta da tre decenni negli acquisti militari polacchi. La domanda più difficile è se quei tre battelli entreranno davvero nell’architettura più ampia di sensori, pattugliamenti, squadre di riparazione e comando NATO prima che il prossimo incidente a un cavo imponga una risposta.
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