Jet polacchi e svedesi fermano Su-30 russi

The Baltic air policing mission converts the lawless sky into a mechanical sequence of escort.
Composizione immagine · tobriefA metà luglio 2026, caccia polacchi in prontezza rapida decollati dalla base di Malbork hanno intercettato sul Baltico alcuni Su-30 russi e un aereo da ricognizione Il-20M, cedendo poi la scorta ai Gripen svedesi. Nessuna violazione dello spazio aereo, nessun colpo sparato. Gli aerei russi volavano in spazio internazionale senza piani di volo depositati né transponder attivi: una condotta legale, ma che li rende invisibili ai sistemi civili di controllo del traffico aereo (MilMag, Spiegel).
L’episodio si è chiuso come deve chiudersi una missione di air policing: identificazione, scorta, documentazione, rientro alla base. La notizia stava nel passaggio di consegne. La Svezia è entrata nella NATO nel marzo 2024 (NATO); ora i Gripen svedesi operano nella stessa catena di comando degli F-16 polacchi. Il cablaggio visibile ha retto. Resta invece senza risposta pubblica la domanda meno visibile: chi ordina l’uso della forza quando un intruso smette di essere soltanto sorvegliato?
Come funziona uno scramble
La sequenza ha qualcosa di meccanico. I radar individuano un velivolo non identificato; la traccia confluisce nel Combined Air Operations Centre della NATO, il CAOC di Uedem, in Germania, dove i quadri radar nazionali vengono fusi in una sola immagine operativa (Bundeswehr). È questo il nodo che fa funzionare il sistema: stabilisce quali caccia alleati debbano decollare, quando lanciarli e dove debba avvenire il passaggio alla coppia successiva. I piloti si avvicinano, confermano tipo e insegne dell’aereo, tentano il contatto radio e poi lo seguono finché non lascia l’area o finché un’altra coppia alleata subentra.
La NATO gestisce questa attività come una missione di pace operativa 24 ore su 24, sette giorni su sette. Nel 2023 i caccia alleati sono decollati più di 300 volte, soprattutto nell’area baltica (NATO). Il copione più frequente è noto: aerei militari russi vicini ai confini baltici, transponder spenti, nessun contatto con i controllori civili (LRT). L’intercettazione di luglio rientra perfettamente in questo schema.
La Svezia cambia la mappa
I voli russi vicino ai confini della NATO non sono una novità. La novità operativa, questa volta, è che un equipaggio polacco ha intercettato e uno svedese ha proseguito la scorta, entrambi sotto lo stesso nodo di comando NATO. Prima dell’adesione svedese, il quadro aereo del Baltico aveva zone meno coperte. Ora dispone di più velivoli alleati, più punti di passaggio e una rete di sensori più fitta dal Baltico meridionale fino al Golfo di Finlandia.
La Polonia mette a disposizione i caccia più vicini. Malbork è prossima a Kaliningrad, l’exclave russa militarizzata, e questo consente tempi di reazione brevi. Gli aerei polacchi decollano sotto autorità nazionale, ma il CAOC di Uedem coordina il quadro più ampio. La Svezia aggiunge profondità verso nord, là dove prima esistevano vuoti più sensibili.
È probabile che Mosca, con i voli di luglio, non cercasse territorio ma dati: tempi di risposta, emissioni radar, schemi di comunicazione nelle vicinanze delle esercitazioni alleate. Normale raccolta di intelligence in tempo di pace, praticata da entrambe le parti.
Dalla sorveglianza alla difesa
Scortare e abbattere appartengono a due missioni diverse. L’air policing significa identificare, seguire e riferire. La difesa aerea implica l’autorità di neutralizzare una minaccia. Estonia, Lettonia e Lituania, che dal 2004 dipendono da rotazioni di caccia alleati per la sorveglianza dello spazio aereo perché non dispongono di una propria aviazione da combattimento, vogliono ridurre questa distanza.
Il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur ha annunciato che la missione Baltic Air Policing, attiva da 22 anni, viene trasformata in una missione di difesa aerea (ERR, Aviation Week). Il salto amplierebbe l’autorità del SACEUR, il comandante militare supremo della NATO in Europa, e chiarirebbe quando i piloti possano agire senza dover prima chiamare la capitale. L’argomento di Pevkur è semplice: un pilota non dovrebbe avere bisogno di un’autorizzazione politica per abbattere un drone che abbia varcato lo spazio aereo della NATO (Defence24).
Da Vilnius è arrivata però una precisazione. L’aggiornamento cambia il livello di prontezza e il margine d’azione dei comandanti, ma non porta automaticamente più caccia NATO nei Paesi baltici. I sistemi di difesa aerea a lungo raggio, scarsi e richiesti ovunque, verrebbero comunque schierati solo in caso di necessità (Delfi).
L’episodio di luglio ha mostrato che il circuito baltico della NATO funziona nella pratica: individuare, far decollare i caccia, identificare, scortare, passare la consegna oltre i confini nazionali. Non ha dimostrato che l’Alleanza abbia risolto il problema più difficile. La NATO ha mostrato di saper trasferire senza scosse una scorta da un Paese all’altro; non ha ancora mostrato, almeno pubblicamente, chi possa ordinare l’uso della forza quando il bersaglio non è più soltanto sotto osservazione.
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- 7/22/2026, 2:19:37 AM
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