Skip to main content
TECH_SCIENCE03 / 10 · storia del giorno3 min · 843 parole · 14 fonti

El Niño intenso, inverno europeo incerto

✦
Scritto dall IAto brief AI · 9 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

A warmer Pacific shifts Europe’s winter odds from far away.

Composizione immagine · tobrief
il testo · 3 min di lettura

L’oceano Pacifico equatoriale si sta scaldando verso uno degli episodi di El Niño più intensi almeno dal 1950, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO). Per l’Europa, un’intensità simile modifica le probabilità stagionali, ma non permette di stabilire se in un singolo Paese l’inverno sarà piovoso, mite o freddo. Per capire perché, bisogna partire da che cosa misurano davvero i numeri più citati.

Due misure per un solo oceano caldo

I previsori osservano una lunga fascia oceanica lungo l’equatore, nel Pacifico centrale, chiamata Niño 3.4 (Climate Reanalyzer). Calcolano la temperatura media della superficie e la confrontano con la norma di lungo periodo: la differenza è detta «anomalia». La WMO prevede che da ottobre a dicembre la media sia di circa 3,7 °C sopra la norma, contro i 2,6 °C registrati al picco del periodo novembre-gennaio 2015-2016 (WMO).

La NOAA, l’agenzia climatica statunitense, legge gli stessi dati in modo diverso. Il suo indice relativo oceanico Niño, il Relative Oceanic Niño Index, parte dall’anomalia trimestrale di Niño 3.4, sottrae l’anomalia media di tutti gli oceani tropicali e applica un’ulteriore correzione statistica (NOAA). È come osservare un corridore in una gara in cui il vento alle spalle aiuta tutti: si toglie il vantaggio comune e si misura solo quello guadagnato dal singolo.

Su questa scala più rigorosa, la NOAA stima all’83% la probabilità che l’anomalia raggiunga +2,5 °C tra ottobre e dicembre, la soglia che l’agenzia usa per definire un evento di intensità storica. Sarebbe un valore superiore ai picchi di +2,3 °C e +2,4 °C del 1982-1983, del 1997 e del 2015 (NOAA strength probabilities). Le stime della WMO e della NOAA usano scale diverse, quindi non vanno lette come temperature in competizione tra loro.

Alcuni resoconti sono andati oltre. Weatherzone ha riferito che il 5 ottobre la temperatura della regione ha superato i 30 °C per la prima volta nella serie di dati giornalieri, iniziata nel 1981 (Weatherzone, Climate Reanalyzer). Il dato era preliminare e non è stato possibile riprodurre in modo indipendente né il valore né il primato. Nella tabella settimanale della NOAA, la media per la settimana con il 30 settembre al centro è di 29,9 °C, contro i 29,8 °C di una settimana vicina al picco del 2015 (NOAA weekly data). I valori confermano temperature insolitamente elevate, ma una settimana diversa e un diverso periodo di media non bastano a verificare il record giornaliero.

Come una fascia di oceano sposta le piogge nel mondo

In condizioni normali, gli alisei spingono le acque superficiali calde verso Indonesia e Australia, mentre più a est risalgono acque fredde. Se si soffia con costanza in una vasca, l’acqua si accumula all’estremità opposta; quando si smette, torna indietro. Se gli alisei si indeboliscono, le acque calde si spostano verso est e con loro le nubi cariche di pioggia; la circolazione atmosferica si modifica e indebolisce ulteriormente i venti, in un ciclo che si alimenta da sé (NOAA explainer).

Nella valutazione dell’8 ottobre, la NOAA rileva questo schema coordinato nei venti, nelle precipitazioni e nell’oceano. Segnala inoltre, in alcune zone del Pacifico orientale, acque a certe profondità più calde di oltre 10 °C rispetto alla norma (NOAA diagnostic).

Lo spostamento della principale fascia di piogge tropicali modifica le aree in cui l’aria sale e scende, influenzando le probabilità stagionali anche a migliaia di chilometri di distanza. Le previsioni della WMO indicano maggiori probabilità di piogge in alcune parti del Grande Corno d’Africa e condizioni più secche in alcune zone del subcontinente indiano (WMO outlook). Si tratta di variazioni di probabilità riferite a regioni vaste: il segnale del Pacifico non consente previsioni più precise.

L’Europa è alla fine di una lunga catena

Un’analisi del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) e di Copernicus, aggiornata il 5 ottobre, mostra che la risposta media dell’Europa a El Niño cambia tra novembre-dicembre e gennaio-febbraio (ECMWF/Copernicus). Anche negli inverni in cui il segnale del Pacifico è stato forte, gli esiti sono variati molto. Le configurazioni di pressione sull’Atlantico, le condizioni polari e la stratosfera, lo strato più alto dell’atmosfera, si contendono l’influenza del Pacifico.

Anche il Met Office britannico, nella sua analisi del 5 ottobre, ha illustrato i due possibili effetti (Met Office). El Niño può aumentare, tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, la probabilità che nel Regno Unito il tempo sia più piovoso, tempestoso e mite. Dopo il picco del Pacifico, un vortice polare più debole, l’anello di venti che circonda l’Artico in alta quota, potrebbe aumentare la possibilità di ondate di freddo nella seconda parte della stagione. Il previsore sottolinea che nessuno dei due segnali permette di prevedere nevicate in un luogo specifico.

Il dato più solido è la probabilità prossima al 100% indicata dalla WMO che l’episodio nel Pacifico duri fino a febbraio; riguarda l’oceano, non il tempo europeo (WMO). Un Pacifico molto caldo può modificare le probabilità stagionali in Europa, ma non permette di prevedere come sarà l’inverno in un singolo Paese: per affinare quelle stime occorrerà seguire le previsioni nazionali aggiornate nel corso dell’autunno.

Details about this article
Model:
claude-opus-5-5
Generated:
10/9/2026, 1:29:19 AM
Pipeline run:
eu_pipeline_20261009_005006
Watermark:
SynthID (Google's invisible watermark)
Human review:
None before publication
Learn more about our methodology →