Skip to main content
EU_PUBLIC_AFFAIRS05 / 17 · storia del giorno3 min · 679 parole · 48 fonti

Il PSD blocca i fondi per Bucarest

Scritto dall IAto brief AI · 14 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

A legislative dead-end in Bucharest leaves billions in European recovery funds tethered to the tracks.

Composizione immagine · tobrief
il testo · 3 min di lettura

Bucarest ha ottenuto il via libera della Commissione. Non è detto che abbia i voti. Il 13 luglio Sorin Grindeanu, leader del PSD, il principale partito romeno, ha detto che i parlamentari del suo gruppo non sosterranno automaticamente le riforme necessarie a sbloccare l’ultima tranche dei fondi europei per la ripresa (Digi24). Pochi giorni prima la Commissione europea aveva approvato la revisione del piano nazionale di ripresa romeno, seguita dall’endorsement del Consiglio da parte dei ministri finanziari dell’UE. Ma l’approvazione rimette in carreggiata il piano; non libera ancora il denaro.

Sei leggi devono passare dal Parlamento romeno entro il 31 agosto 2026. È la scadenza rigida entro cui tutti i governi dell’UE devono completare le riforme previste dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza, il fondo post-pandemico che paga gli Stati solo dopo la consegna delle modifiche concordate (Commission closure guidance, Regulation 2021/241).

L’orologio come arma

Il premier ad interim Ilie Bolojan ha individuato sei disegni di legge essenziali e ha chiesto sessioni parlamentari straordinarie. Il pacchetto comprende un tetto ai salari del settore pubblico, norme sull’integrità, incentivi per l’amministrazione fiscale e una riforma della funzione pubblica (Mediafax). Nel loro insieme sbloccano oltre 4,5 miliardi di euro di sovvenzioni, dentro un piano rivisto che ora vale 20,2 miliardi di euro (Agerpres, Romania Insider).

La Romania ha ricevuto 2,25 miliardi di euro a giugno, con la quarta rata, dopo che la Commissione aveva verificato il completamento delle tappe previste (2EU Brussels). Il resto dipende proprio dalle leggi che ora il PSD minaccia di rallentare.

Una settimana prima del cambio di tono, lo stesso Grindeanu aveva definito una sessione straordinaria «assolutamente obbligatoria». Il ministro delle Riforme Dragoș Pîslaru ha avvertito che Bruxelles ha fatto la sua parte, ma «il film si interrompe a Bucarest» se il PSD rifiuta il voto (Digi24). Al PSD non serve respingere l’Europa per far saltare i fondi. Gli basta consumare il tempo.

Lo stesso problema, colli di bottiglia diversi

Il collo di bottiglia della Romania è il Parlamento. Altri Paesi dell’UE arrivano alla stessa scadenza passando da punti deboli diversi.

In Portogallo, il governo ha proposto di alzare da circa 750.000 euro a 10 milioni di euro la soglia oltre la quale serve il via libera preventivo obbligatorio del Tribunal de Contas, la corte dei conti nazionale, sostenendo che serva più velocità per chiudere i progetti in tempo. La procuratrice generale ha avvertito che la modifica indebolirebbe la prevenzione delle irregolarità (ECO, Jornal Económico). Avvicinandosi la chiusura del Dispositivo, il baratto tra rapidità e controllo torna a essere una tentazione molto concreta.

L’ultima rata del PNRR italiano lega 28,4 miliardi di euro a 159 obiettivi ancora aperti, dei quali ad aprile ne risultavano completati appena 11 (Il Sicilia). In Ungheria, il piano rivisto da 10 miliardi di euro ha ottenuto l’approvazione formale a luglio, ma i pagamenti restano condizionati a tappe su anticorruzione, giustizia ed EPPO, la Procura europea, l’organismo dell’UE contro le frodi transfrontaliere. L’approvazione formale può convivere a lungo con fondi congelati (HVG, Brussels Signal).

Chi deve scegliere

Il modello, nei quattro Paesi, è lo stesso. Le tappe più facili, dagli avvii delle gare agli impegni di investimento, sono arrivate per prime. Le riforme strutturali più dure sono scivolate verso le ultime settimane. Il Parlamento europeo aveva già segnalato questa tensione, ricordando che alla fine del 2024 risultava erogato solo il 47 percento dei fondi disponibili del Dispositivo e che appena 15 dei 22 Stati membri che avevano presentato relazioni avevano confermato l’arrivo del denaro ai beneficiari finali (European Parliament).

Il Dispositivo per la ripresa e la resilienza nasceva per pagare risultati, non promesse. La scadenza del 31 agosto dà sostanza a quel principio. Ma la Commissione non può obbligare un Parlamento a votare, una riforma della giustizia a farsi da sola o un organo di controllo ad accelerare. Se le riforme resteranno incomplete, Bruxelles dovrà scegliere: tagliare i pagamenti o accettare una consegna parziale. La Romania, dove il PSD può bloccare le riforme senza pronunciare una sola parola contro l’Europa, dirà se quella scelta esiste davvero.

How was this article?

Help us get better

Details about this article
Model:
claude-opus-4-6
Generated:
7/14/2026, 2:24:03 AM
Pipeline run:
eu_pipeline_20260714_005006
Watermark:
SynthID (Google's invisible watermark)
Human review:
None before publication
Learn more about our methodology