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EU_PUBLIC_AFFAIRS16 / 17 · storia del giorno3 min · 740 parole · 18 fonti

Rheinmetall prende il controllo di DOK-ING

Scritto dall IAto brief AI · 9 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

Majority ownership hands the deciding vote—and the hardware’s future—to the new headquarters.

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il testo · 3 min di lettura

Rheinmetall ha acquisito il 51% del controllo di DOK-ING, la società croata specializzata in veicoli terrestri senza pilota e robot per lo sminamento (Hrvatski izvoznici, Rheinmetall). Una maggioranza di questo tipo, di norma, significa controllo del consiglio, indirizzo strategico e capacità di fissare la politica delle esportazioni. Zagabria ha presentato l’operazione come la nascita di un «polo europeo dei sistemi senza pilota», ma la ripartizione del capitale assegna a Rheinmetall il voto decisivo, mentre non risultano documenti pubblici che indichino quali garanzie limitino quel controllo.

Che cosa ha assorbito Rheinmetall

Il prodotto centrale di DOK-ING è il Komodo, una piattaforma pesante ibrida concepita come base modulare per supporto di fuoco, ricognizione, logistica e sminamento (Biz Srbija). Il fondatore Vjekoslav Majetić ha mantenuto il 49%. La nuova società, ribattezzata Rheinmetall Unmanned Vehicles e con sede a Zagabria, porta questa capacità dentro una famiglia di prodotti che comprende veicoli blindati, munizioni e sistemi di difesa aerea. Rheinmetall sta integrando l’azienda nella propria architettura industriale.

Alla presentazione di Zagabria, l’amministratore delegato Armin Papperger ha promesso investimenti permanenti (tportal.hr). Ha detto che Rheinmetall almeno raddoppierà i ricavi precedenti di DOK-ING e creerà nuovi posti di lavoro. I media croati si sono spinti oltre, parlando di centinaia di milioni di euro di spesa prevista, ma queste cifre non trovano conferma né nella documentazione pubblicata da Rheinmetall né in verifiche indipendenti (Jutarnji list).

Una filiera regionale sotto lo stesso tetto

Se si colloca DOK-ING accanto alla presenza già costruita da Rheinmetall nella regione, i singoli contratti cominciano ad assomigliare a una filiera che una sola società può orientare. In Romania, Rheinmetall ha ottenuto un pacchetto che comprende veicoli, difesa aerea e munizioni, indicato attorno ai 5,7 miliardi di euro, con consegne fino al 2028-2030 (DefenseRomania). La sola componente di difesa aerea supera 1,4 miliardi di euro (Adevărul).

Con una controllata croata nei veicoli senza pilota, le future commesse tendono a seguire lo stesso tracciato. Il meccanismo è concreto: programmi di addestramento, contratti di manutenzione, pezzi di ricambio, aggiornamenti software e standard di certificazione spingono tutti verso il fornitore già insediato. Cambiare significa riaddestrare gli equipaggi, ricostruire le catene logistiche e ricertificare da zero l’interoperabilità. Ogni contratto alza il costo di sostituzione del successivo. È così che funziona il lock-in nell’industria della difesa.

L’Italia ha negoziato più duramente

La misura più netta della posizione croata arriva dal confronto con l’intesa conclusa dall’Italia con la stessa società. Quando il campione nazionale Leonardo ha stretto un accordo con Rheinmetall sui veicoli terrestri, Roma ha negoziato una joint venture paritetica 50-50, con sede legale nella capitale e base operativa a La Spezia, prevedendo che il 60% delle attività produttive si svolga in Italia (Leonardo). La Croazia ha ottenuto una ripartizione 51-49 a favore di Rheinmetall, senza una quota minima di lavoro locale o garanzie sui controlli all’export documentate pubblicamente.

L’Italia si è presentata al tavolo con un campione nazionale, linee produttive già esistenti e peso politico a Bruxelles. La Croazia con una società specialistica e l’urgenza di agganciarsi al ciclo del riarmo europeo. Le condizioni riflettono questo divario di leva negoziale. Le joint venture in cui nessuna delle parti controlla interamente la società, come il gruppo franco-tedesco dei sistemi terrestri KNDS, la cui prevista quotazione in Borsa è stata rinviata di recente tra i dubbi sulla capacità industriale (Zonebourse), si muovono lentamente. Le acquisizioni di maggioranza si chiudono in fretta.

Chi deve una risposta alla Croazia

Il dossier pubblico spiega perché Rheinmetall volesse DOK-ING. Non chiarisce però se la proprietà intellettuale dell’azienda resterà davvero in Croazia, né se le decisioni sulle esportazioni si prenderanno a Zagabria o a Düsseldorf. Nei resoconti citati non emerge alcuna prova pubblica di uno screening croato sugli investimenti esteri diretti, cioè il processo con cui i governi valutano il controllo straniero di imprese strategiche, né di un dibattito parlamentare o di un esame antitrust dell’operazione (Rheinmetall).

La spesa europea per il riarmo sta aumentando. I Paesi privi di un grande campione nazionale affrontano, in ogni accordo, una versione più dura dello stesso compromesso: accettare l’integrazione nella rete produttiva e manutentiva di una singola azienda, oppure negoziare garanzie che preservino il controllo locale su ciò che si costruisce, si vende e si esporta. Il governo croato ha difeso l’etichetta di polo europeo. Non ha ancora mostrato le garanzie che renderebbero quell’etichetta qualcosa di più di una formula.

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7/9/2026, 3:04:25 AM
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