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EU_ECONOMICS05 / 05 · storia del giorno3 min · 708 parole · 39 fonti

Il Reno strozza BASF a Kaub

Scritto dall IAto brief AI · 18 agosto 2026, 02:50
Come è stata scritta

The Rhine still carries industry, but no longer at full weight.

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il testo · 3 min di lettura

BASF ha cominciato a ridurre l'attività di alcuni impianti a Ludwigshafen, il più grande polo chimico integrato d'Europa, perché il Reno è ormai troppo basso per garantire via chiatta l'arrivo di materie prime in quantità sufficiente. Il 17 agosto, l'idrometro di Kaub — il tratto stretto del Medio Reno che collega i porti del Mare del Nord all'industria della Germania meridionale — segnava 5 centimetri, nuovo minimo storico (Netz-Trends, ELWIS). La lettura dell'idrometro non coincide con la profondità effettiva del fiume, perché il letto si trova sotto lo zero della scala e le navi continuano dunque a galleggiare; ma è quel dato a stabilire quanto carico una chiatta possa trasportare in sicurezza. A 5 centimetri, la risposta è semplice: molto meno di quanto serva.

Come l'acqua bassa mette in crisi un impianto chimico

Ludwigshafen funziona come un «Verbund», un sistema integrato in cui lo scarto o il sottoprodotto di un'unità alimenta quella successiva. È un modello molto efficiente finché i flussi restano regolari, ma diventa fragile quando manca un input, perché il taglio di produzione in un reparto si trasmette rapidamente al resto del sito.

Gli input che scarseggiano arrivano per chiatta: metanolo, butano, propano, ammoniaca (BC Insight). Un'imbarcazione che normalmente trasporta circa 1.200 tonnellate oggi ne carica più o meno 350. A ogni viaggio entrano meno materie prime nello stabilimento e, oltre una certa soglia, camion e treni non riescono più a colmare il divario.

La FAZ ha scritto che BASF aveva già rallentato i primi impianti di Ludwigshafen, senza indicare quali. Il 17 agosto l'amministratore delegato Markus Kamieth ha confermato che il gruppo non riesce a rispettare integralmente gli obblighi di consegna per alcuni prodotti (Reuters).

L'indizio più netto arriva dalle dichiarazioni di forza maggiore di BASF, gli atti con cui un'azienda comunica ai clienti che un evento eccezionale impedisce di adempiere pienamente ai contratti. A metà luglio BASF ha dichiarato forza maggiore su due plastificanti, sostanze che rendono flessibili le plastiche, prodotti a Ludwigshafen (ICIS). Separatamente, ha inviato avvisi analoghi sui tensioattivi, usati nei detergenti e nella pulizia industriale, provenienti da altri siti europei, sempre richiamando i vincoli logistici sul Reno (C&EN).

Chi paga lungo il corridoio

BASF è il nome più grande, ma non l'unico colpito. Covestro, che produce precursori per le schiume impiegate in materassi e frigoriferi, ha dichiarato forza maggiore nel sito di Dormagen, sul Basso Reno, spiegando che i flussi di materie prime risultavano «significativamente limitati» e che strada e ferrovia non potevano compensare del tutto (MarketScreener, Reuters).

Secondo fonti olandesi della navigazione interna, le chiatte che ancora passano da Kaub trasportano circa il 30-35% del carico normale (Schuttevaer). Per spostare la stessa quantità di merci servono quindi più viaggi, con costi di trasporto più alti per tonnellata: un rincaro che finisce su chi compra ciò che viaggia lungo il fiume. In Belgio, le imprese di costruzione hanno segnalato sovrapprezzi di 17 euro per tonnellata sulla ghiaia, con chiatte costrette a fare quattro viaggi per consegnare ciò che prima arrivava in uno solo (Gazet van Antwerpen).

Danni reali, ma circoscritti

L'istituto IfW di Kiel ha stimato che la magra del Reno possa costare 1-2 miliardi di euro di valore aggiunto perduto, cioè produzione generata dalle imprese lungo il corridoio e non vendite al dettaglio, nel terzo trimestre, sottraendo 0,1-0,2 punti percentuali al PIL tedesco (Zeit). La crescita trimestrale della Germania viaggia intorno allo 0,2%, perciò anche la parte bassa della stima basterebbe a cancellare gran parte dell'espansione di un trimestre.

Kamieth ha detto che la situazione è meno grave della siccità del Reno del 2018 (Reuters). Eppure, durante quell'episodio, l'idrometro di Kaub non scese mai fino a 5 centimetri (Netz-Trends). La differenza potrebbe stare nella durata e nell'estensione: nel 2018 la siccità durò di più e colpì un'area più ampia; questa volta la strozzatura è più profonda nel punto critico, ma finora più breve.

Il quadro, per ora, è preciso. La siccità del Reno ha smesso di essere soltanto un problema di navigazione ed è diventata un vincolo produttivo per le imprese chimiche lungo il fiume, soprattutto tra Kaub e Ludwigshafen. Camion, treni e chiatte alleggerite redistribuiscono la scarsità; non creano la capacità che garantiscono le chiatte a pieno carico.

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8/18/2026, 1:55:37 AM
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