Romania indaga sull’incendio di YARA J

Off Sulina, a cheaper coastal passage faces a question inspectors have yet to answer.
Composizione immagine · tobriefUna petroliera vuota, la YARA J, ha preso fuoco mentre era all’ancora nel mare territoriale romeno, al largo di Sulina, alla foce del Danubio. L’equipaggio ha spento l’incendio, ha riferito che tutti erano al sicuro e che non serviva altro aiuto (Coast Guard statement reported by Euronews). Il ministro della Difesa ad interim Radu Miruță ha dichiarato che né i radar militari né quelli della Guardia costiera hanno rilevato un drone diretto verso la nave, che raggiungerà Costanza per le verifiche tecniche (AGERPRES).
La risposta conta anche oltre il caso della singola nave, perché alcuni armatori scelgono queste acque costiere per evitare il costo aggiuntivo dell’assicurazione contro i rischi di guerra.
Droni in cielo, nessun nesso dimostrato
Il sospetto che siano entrati in gioco dei droni ha basi concrete. Il ministero della Difesa romeno ha riferito che il 14 ottobre, intorno alle 20:04, due bersagli aerei sono entrati nello spazio aereo del Paese. I radar hanno perso il contatto con uno dei due sul mare, mentre l’altro è uscito alle 20:13 in direzione di Vylkove, una città ucraina (Radio Constanța). L’incendio è stato segnalato poco dopo.
Il nesso tra i due eventi resta da dimostrare. Miruță ha detto che non è certo che uno dei due droni abbia colpito la YARA J e non si sa chi li pilotasse. Per ora, la coincidenza temporale colloca la petroliera in un tratto di mare pericoloso, ma non consente di ricostruire una traiettoria fino allo scafo.
Negli ultimi giorni quel tratto è diventato più pericoloso. Il primo ministro bulgaro afferma che un drone ha affondato una nave al largo delle coste del Paese. Sofia ha chiesto agli alleati sorveglianza marittima e aerea, sistemi anti-drone e aiuto nelle indagini sugli attacchi (Reuters). L’affondamento, di cui To Brief ha scritto all’inizio della settimana (To Brief), fa da sfondo all’incendio di Sulina. La Bulgaria ha parlato di un attacco; la Romania, finora, soltanto di un incendio.
La fascia costiera fuori dalla mappa dei rischi assicurativi
La posizione della nave conta innanzitutto sul piano giuridico. In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, il mare territoriale di un Paese può estendersi fino a 12 miglia nautiche dalla costa; la sovranità nazionale si applica alle acque e allo spazio aereo sovrastante (UNCLOS). Spetta dunque alla Romania condurre l’indagine sulla YARA J.
La posizione conta anche per i costi. Il Joint War Committee di Londra è un gruppo di sottoscrittori assicurativi che individua le aree marine considerate ad alto rischio dalle compagnie. In un elenco datato 16 settembre 2026, il comitato ha ampliato la zona del Mar Nero, escludendo però le acque territoriali di Romania, Bulgaria, Türkiye e Georgia (Lloyd's Market Association).
Quell’esclusione pesa sempre di più. Il 9 ottobre un broker ha indicato premi assicurativi contro i rischi di guerra pari allo 0,6–1% del valore di una nave, in aumento rispetto allo 0,2–0,5% della settimana precedente. Ha aggiunto che alcuni armatori restano nelle acque territoriali costiere per evitare di pagare quella copertura supplementare (USM). Per loro, la fascia lungo la costa romena è una rotta meno costosa per raggiungere il Danubio.
La YARA J era all’ancora in quella fascia. Se gli ispettori confermeranno che un drone l’ha colpita, si tratterebbe di un impatto in acque escluse dalla mappa degli assicuratori, sulle quali alcuni armatori fanno affidamento per contenere i costi. L’ispezione a Costanza potrà però rispondere a una domanda più circoscritta: se lo scafo presenti danni compatibili con un attacco di droni. Potrebbe non chiarire chi li abbia pilotati. A decidere se la rotta costiera diventerà più costosa saranno gli assicuratori, non gli ispettori.
Alcuni elementi sono già chiari: l’incendio c’è stato e pochi minuti prima i droni si trovavano nello spazio aereo romeno. La nave era vuota e l’equipaggio è illeso. Nessuno ha ancora collegato i droni all’incendio.
La Romania deve ancora stabilire se un drone abbia colpito una nave nelle acque costiere che alcuni armatori usano per evitare coperture aggiuntive. Il ministero della Difesa guidato da Miruță ha promesso verifiche tecniche quando la petroliera raggiungerà Costanza (AGERPRES). Finché non saranno pubblicati i risultati, l’incendio al largo di Sulina avrà un’ora e un luogo, ma non una causa accertata.
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- 10/15/2026, 1:35:55 AM
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