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EU_ECONOMICS18 / 18 · storia del giorno3 min · 721 parole · 25 fonti

La Romania rischia €4.5 billion

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Scritto dall IAto brief AI · 17 luglio 2026, 11:04
Come è stata scritta

An empty grid of stone looms over a capital waiting for billions.

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il testo · 3 min di lettura

Il Parlamento romeno ha tempo fino al 31 agosto per approvare sei leggi di riforma, tra cui una nuova disciplina unificata delle retribuzioni nel settore pubblico, oppure rischia di perdere oltre 4,5 miliardi di euro ancora dovuti dal Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, il programma con cui l'UE finanzia la ripresa post-pandemica negli Stati membri (Romania Insider, Rador). Dopo quella data, la Commissione europea può tagliare i pagamenti in modo definitivo (Regolamento (UE) 2021/241).

La legge sui salari è la più difficile da far passare tra le sei e mostra la contraddizione più delicata dell'intero programma: una norma pensata per sbloccare un trasferimento europeo una tantum potrebbe consolidare aumenti permanenti della spesa pubblica.

Soldi una tantum, costi permanenti

La Romania ha promesso una riforma salariale in cambio dei fondi per la ripresa. Bruxelles versa le risorse solo se la legge rispetta quell'impegno (pagina della Commissione sul PNRR romeno, scheda del Consiglio sul Dispositivo per la ripresa e la resilienza). La quarta richiesta di pagamento presentata da Bucarest ha già incontrato una sospensione parziale per il mancato completamento di alcuni obiettivi (Commissione europea).

La «legge unificata sulle retribuzioni» dovrebbe sostituire l'attuale mosaico romeno di accordi separati per insegnanti, medici, polizia e funzionari pubblici con una griglia unica, cioè una tabella che assegna gli stipendi in base a mansione, anzianità e comparto. Non è ancora chiaro se il testo finale ridurrà i divari salariali, fisserà tetti per le fasce più alte, aumenterà gli stipendi più bassi o rinvierà incrementi già promessi. Nessuna bozza della griglia è stata pubblicata.

Il calcolo della coalizione

La legge sui salari ha diviso la coalizione di governo romena lungo una linea prevedibile. Il premier ad interim Ilie Bolojan sostiene che il PNL voterà la versione compatibile con le richieste della Commissione, ricordando che solo questa legge mette a rischio 770 milioni di euro di fondi europei (Gândul, Agerpres). La cifra viene però da dichiarazioni politiche, non da un documento pubblico della Commissione.

Lia Olguța Vasilescu, del PSD, replica che l'applicazione della nuova legge costerebbe allo Stato il doppio di quanto la Romania incasserebbe dal fondo per la ripresa (Agerpres). Il paragone mette insieme un aumento ricorrente della massa salariale e un trasferimento europeo una tantum, due grandezze fiscali diverse. Ma il timore non è infondato: se per ottenere una singola tranche di pagamento la legge alzasse stabilmente gli stipendi, il costo di bilancio nel lungo periodo potrebbe superare il beneficio europeo immediato.

Il ministro del Lavoro Dragoș Pîslaru afferma che la Commissione ha approvato la proposta romena di rinegoziazione e promette «piacevoli sorprese» nella bozza rivista, dopo che i sindacati avevano respinto la versione di maggio (Rador). Che cosa significhino queste sorprese per le tabelle salariali concrete, fuori dalla stanza in cui si scrive il testo, non lo sa nessuno.

Chi paga il conto

I dipendenti pubblici sono i più esposti e, al tempo stesso, i meno informati. Non sanno ancora se la bozza compatibile con la Commissione comprimerà le retribuzioni, imporrà tetti agli stipendi più alti o rinvierà aumenti promessi. Se la legge passerà in una versione restrittiva, a perdere saranno i dipendenti pubblici meglio pagati. Se invece si bloccherà e i versamenti europei resteranno congelati, il conto finirà sui contribuenti romeni. Il governo dovrebbe finanziare con il bilancio nazionale progetti sostenuti dall'UE, mentre la Romania è già sottoposta alla procedura europea per disavanzo eccessivo, il meccanismo disciplinare per i governi che prendono troppo a prestito, e ha quindi margini ridotti per indebitarsi ancora (Commissione europea).

La Romania non è l'unico Paese a muoversi in affanno. Alla Bulgaria sono stati trattenuti circa 100 milioni di euro per tre riforme incomplete, nonostante avesse completato 23 dei 26 obiettivi previsti (24 Chasa). La Polonia ha approvato l'ultima revisione del piano di ripresa per spostare risorse verso progetti che può completare entro la stessa scadenza (ministero polacco dei Fondi). Tutti i Paesi che hanno rinviato le riforme più dure alla fine del percorso si trovano ora davanti alla stessa politica compressa dal calendario.

Il caso romeno è il più visibile perché il PSD, il maggiore partito della coalizione, condiziona la cooperazione a un cambio di leadership che non riguarda né i salari né il bilancio. Il Parlamento non ha davanti un problema tecnico. Deve capire se una coalizione di governo sia ancora in grado di separare una battaglia sugli stipendi da una battaglia di potere prima che i soldi finiscano.

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7/17/2026, 11:18:31 AM
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