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EU_ECONOMICS05 / 05 · storia del giorno3 min · 727 parole · 84 fonti

Romania, fondi UE ancora a Bruxelles

Scritto dall IAto brief AI · 2 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Romania’s promised billions remain suspended between paperwork and delivery.

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il testo · 3 min di lettura

Il ministro ad interim romeno per i fondi europei, Dragoș Pîslaru, sostiene che il Paese riuscirà a incassare oltre il 90% delle sovvenzioni previste dal piano nazionale di ripresa finanziato dall’Ue (EVZ, Curs de Guvernare). È una stima, non un risultato acquisito. Al 1 settembre Bucarest aveva ricevuto circa 13 miliardi di euro su un piano da 20,1 miliardi, cioè intorno al 64% (Gândul, Aktual24). Per arrivare dal 64% al 90% servirebbe che Bruxelles autorizzasse altri miliardi. E questo, per ora, non è avvenuto.

Le risorse arrivano dal RRF, il Recovery and Resilience Facility, il programma europeo del dopo pandemia che paga gli Stati non per le promesse, né per i contratti firmati, ma per riforme e investimenti effettivamente completati (European Commission). Come abbiamo riferito domenica, il periodo di attuazione della Romania si è chiuso il 31 agosto, con il premier ad interim Ilie Bolojan costretto ad ammettere che le riforme mancate erano già costate al Paese centinaia di milioni.

Due richieste, nessun assegno

La cifra del 90,58% indicata da Pîslaru dipende da due domande di pagamento ancora aperte. La quinta è stata presentata il 14 agosto e vale 2,84 miliardi di euro lordi (Agerpres, Mediafax). Secondo Pîslaru, la decisione preliminare della Commissione potrebbe richiedere circa due mesi (RFI România). La sesta, che sarà l’ultima, dovrebbe arrivare entro il 30 settembre (Profit.ro). Non è ancora stata depositata.

Presentare una richiesta, però, non significa incassare. Il denaro arriva solo dopo tre passaggi: la Commissione verifica che le riforme concordate e gli obiettivi misurabili siano stati realizzati, i funzionari finanziari dell’Ue esaminano la valutazione e Bruxelles firma la decisione di pagamento (EUR-Lex). Il titolo romeno sul 90% include somme che il governo spera di far passare attraverso questa procedura. La Commissione non ha ancora dato il via libera.

Salari pubblici e carbone

La Romania sa già che una parte dei fondi andrà persa. Bolojan ha detto che il Paese ha rinunciato a 770 milioni di euro perché il Parlamento non ha approvato una legge unica sulle retribuzioni del settore pubblico, una riforma che Bruxelles aveva richiesto esplicitamente. Il premier ha attribuito il blocco al PSD, il partito più grande (HotNews, Euronews). Quella cifra resta una stima interna di Bolojan: il taglio formale dipenderà dalla valutazione finale della Commissione.

Il carbone apre un secondo fronte. La Romania si era impegnata a chiudere unità elettriche alimentate a lignite come tappa del percorso di decarbonizzazione. Il Parlamento ha invece votato per tenere in funzione gli impianti di Turceni e Craiova, e la Commissione ha fatto sapere che valuterà se l’obiettivo possa ancora considerarsi raggiunto (Romania Insider, Agerpres). Bolojan ha stimato l’esposizione in circa 100 milioni di euro (Economica). Il caso del carbone è più insidioso di quello sui salari, perché mette alla prova una questione delicata: se un traguardo che Bruxelles aveva già accettato come realizzato possa essere svuotato da un voto parlamentare successivo.

I governi contano i piani, Bruxelles conta i risultati

Lo scarto tra rivendicazioni politiche e denaro verificato non riguarda soltanto Bucarest. Il governo italiano ha comunicato di aver ricevuto 153,2 miliardi di euro e di aver raggiunto 366 traguardi, ma la Corte dei conti ha rilevato che, in termini di valore, solo il 12,4% dei progetti risulta completato, mentre oltre 75 miliardi di euro sono ancora in corso d’opera (Struttura di missione PNRR, LavoriPubblici.it). Persino la Spagna, il Paese con la migliore esecuzione del programma europeo, ha visto la Commissione trattenere 537 milioni di euro dal sesto pagamento perché alcuni obiettivi non erano stati completati (El País).

I governi stanno contabilizzando pagamenti attesi prima che Bruxelles abbia finito di controllare l’esecuzione. Nel caso romeno, la distanza è più ampia perché gli inciampi politici su salari e carbone pesano di più, e perché la Romania è tra i Paesi che meno possono permettersi un ammanco. Fitch assegna al Paese un rating BBB- con outlook negativo (Fitch). Ogni sovvenzione europea che dovesse saltare andrebbe sostituita con debito emesso dallo Stato romeno a quel merito di credito, quindi a costi più elevati. Il conto ricadrebbe sui contribuenti, sui servizi pubblici e su un bilancio che già registra uno dei deficit più alti dell’Ue.

Il rischio per la Romania non è più riuscire ad annunciare fondi europei, ma dover rimpiazzare sovvenzioni mancanti con debito più caro. Solo la valutazione della Commissione sulle richieste 5 e 6 fisserà l’importo finale.

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9/2/2026, 2:08:02 AM
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