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EU_ECONOMICS04 / 05 · storia del giorno3 min · 824 parole · 55 fonti

La Romania rischia €5 miliardi sul carbone

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Scritto dall IAto brief AI · 6 agosto 2026, 02:50
Come è stata scritta

Romania’s coal reprieve buries the payments meant to finance what follows.

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il testo · 3 min di lettura

Il 5 agosto la Camera dei deputati romena ha approvato con 180 voti favorevoli e 9 contrari una legge che impone alle centrali a carbone di restare operative finché non siano costruite e in funzione capacità sostitutive a basse emissioni (Capital). Il testo arriva sulla scrivania del presidente Nicușor Dan nel momento più delicato possibile: dalla decisione del capo dello Stato dipende la possibilità per Bucarest di incassare circa 5 miliardi di euro di sovvenzioni ancora disponibili del piano europeo per la ripresa, prima che la finestra si chiuda con la scadenza rigida di agosto. L’emendamento rischia infatti di smontare una riforma che Bruxelles aveva già accettato e finanziato.

Il presidente può ancora fermarla

La legge non è ancora in vigore. Secondo la Costituzione romena, Dan ha 20 giorni per promulgarla, rinviarla al Parlamento per un nuovo voto oppure deferirla alla Corte costituzionale (CCR). Il 4 agosto ha lasciato intendere di poter usare «tutte le prerogative costituzionali» per bloccarla (Romania Insider). Il governo, attraverso il ministro ad interim per gli investimenti Dragoș Pîslaru, gli ha chiesto formalmente di farlo (Observator).

Se Dan rinviasse il testo alle Camere, il Parlamento dovrebbe riesaminarlo. Se invece lo firmasse, toccherebbe alla Commissione europea stabilire se l’emendamento cancelli di fatto il milestone 114, cioè l’impegno all’uscita dal carbone collegato ai pagamenti del piano romeno di ripresa (Digi24). Per ora Bruxelles si è limitata a dire che segue «con attenzione gli sviluppi» (Stiripesurse).

Perché sono in gioco miliardi

Il piano romeno di ripresa, il PNRR, funziona in modo diverso dai vecchi fondi europei. Nel quadro del Dispositivo per la ripresa e la resilienza, i governi non presentano fatture da rimborsare: devono dimostrare di avere completato le riforme concordate e raggiunto gli obiettivi di investimento. Solo allora arrivano i pagamenti (Regulation (EU) 2021/241, Council of the EU). Se la Commissione ritiene che una riforma già completata sia stata rovesciata, può sospendere le tranche successive.

Il calendario lascia pochissimo spazio per correggere un errore. Tutti i milestone devono essere completati entro il 31 agosto 2026, mentre le richieste finali di pagamento vanno presentate entro il 30 settembre (Commission closing guidance). Finora la Romania ha incassato circa 12,97 miliardi di euro, pari a circa il 60% della dotazione complessiva (Romania Insider). Secondo Pîslaru, nella quinta richiesta di pagamento ci sono circa 2 miliardi di euro di sovvenzioni, e altri 3 miliardi nella sesta, le ultime due domande per i fondi europei (Digi24 Economic).

Un problema reale di rete, una risposta sbagliata

La preoccupazione sul carbone non nasce dal nulla. La Romania si è impegnata a ritirare 1.045 MW di capacità a carbone entro la fine del 2025 e altri 710 MW entro il 31 agosto 2026 (Agerpres). L’emendamento è passato proprio perché la capacità sostitutiva non è pronta. Una recente siccità sul Danubio ha costretto le autorità a misure d’emergenza per garantire il raffreddamento della centrale nucleare di Cernavoda, mostrando quanto sia già ridotto il margine di sicurezza del sistema elettrico (EUalive). Mantenere centrali a carbone attivabili in caso di necessità risponde dunque a un’esigenza concreta di sicurezza.

L’asse PSD-AUR che ha sostenuto l’emendamento lo ha presentato come una tutela della sicurezza energetica e dei posti di lavoro in impianti come Rovinari e Turceni (Libertatea). Ma il premier ad interim Bolojan ha avvertito che riscrivere il milestone potrebbe comportare penalità superiori a 1 miliardo di euro e bloccare i pagamenti finali, nonostante il governo avesse già rinegoziato con Bruxelles condizioni più favorevoli (ActMedia).

La Polonia indica quale sarebbe stata l’alternativa. Varsavia gestisce la rete elettrica più dipendente dal carbone dell’Unione europea, con il carbone che nel 2023 ha generato circa il 61% dell’elettricità (IEA). Ma ha tenuto il tema della sicurezza del carbone dentro un meccanismo di capacità, in cui lo Stato paga gli impianti perché restino disponibili, approvato da Bruxelles secondo le regole europee sugli aiuti alle imprese (European Commission). In questo modo la Polonia ha evitato di riaprire riforme alle quali erano già legati i fondi europei per la ripresa.

Chi paga

Se l’emendamento sopravvivesse e la Commissione lo considerasse una retromarcia, il danno andrebbe ben oltre l’energia. Le sovvenzioni del piano di ripresa finanziano ospedali, scuole, strade e digitalizzazione in tutta la Romania. Sostituire i fondi perduti con nuovo debito sarebbe costoso, perché Bucarest paga già interessi elevati sui titoli pubblici e la pressione sui conti sta aumentando (To Brief). Le regioni carbonifere, che l’emendamento dice di voler proteggere, potrebbero perdere due volte: manterrebbero in vita per qualche tempo impianti ormai vecchi, rinunciando però ai fondi europei per la transizione destinati a costruire ciò che dovrebbe venire dopo. I beneficiari sarebbero pochi: gli operatori del carbone già presenti sul mercato e i politici che possono presentarsi alle prossime elezioni come difensori dell’occupazione locale.

Il problema romeno della sicurezza della rete è reale. Il Parlamento ha trasformato una controversia gestibile sui tempi in una crisi di bilancio, quando mancavano 26 giorni alla scadenza.

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8/6/2026, 1:59:35 AM
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