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EU_ECONOMICS03 / 05 · storia del giorno3 min · 783 parole · 68 fonti

Romania, salari pubblici bloccano €770m

Scritto dall IAto brief AI · 1 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Romania reaches the deadline before its replacement power is ready.

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il testo · 3 min di lettura

Il premier ad interim Ilie Bolojan ha dato una cifra al fallimento politico della Romania. Il Paese ha perso 770 milioni di euro perché i partiti non sono riusciti a trovare un accordo sulla legge salariale del settore pubblico, ha detto il 31 agosto, e rischia di perderne fino a 100 milioni in più perché alcune centrali a carbone che avrebbero dovuto chiudere sono ancora in funzione (HotNews). Ha aggiunto che il governo ad interim da lui guidato non ha alcuna responsabilità né sull’uno né sull’altro dossier.

La data del 31 agosto contava perché era l’ultimo giorno utile per completare le riforme promesse nel PNRR romeno, il piano nazionale finanziato dal Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, cioè il programma post-Covid con cui l’UE ha concesso prestiti e sovvenzioni agli Stati membri in cambio di riforme verificabili (Commission closure guidance). Da questo momento la Commissione europea valuta ciò che Bucarest ha davvero consegnato e decide quanto tagliare.

Tre perdite, tre gradi di certezza

Le cifre vanno distinte, perché non indicano tutte lo stesso tipo di perdita.

La più chiara è di 458,7 milioni di euro, già tagliati in via definitiva dalla terza richiesta di pagamento presentata dalla Romania all’inizio dell’anno, dopo che alcuni obiettivi non erano stati raggiunti e il periodo di sospensione era scaduto (Agerpres, Radio Romania International). Quei soldi non torneranno.

I 770 milioni sono per ora un’ammissione politica, non una decisione formale della Commissione. Il presidente Nicușor Dan ha detto che i quattro partiti della precedente coalizione non erano riusciti a concordare una legge salariale unitaria e avevano accettato la perdita (Agerpres, Spotmedia). Euronews e Bloomberg hanno trattato quella somma come destinata a essere persa, non ancora contabilizzata. Alla scadenza, la Commissione non aveva pubblicato alcuna decisione di pagamento.

La stima sul carbone è ancora meno solida. Bolojan ha detto che la Romania potrebbe perdere fino a 100 milioni di euro perché le centrali a lignite di Turceni e Craiova non hanno chiuso come previsto dal piano (Digi24). È una previsione del governo su una penalità che Bruxelles non ha ancora quantificato.

Il dossier carbone non riguarda solo i soldi

La legge salariale è saltata perché i partiti non hanno trovato un accordo. Kelemen Hunor, leader dell’UDMR, ha sostenuto che non si debba approvare una cattiva legge solo per incassare fondi europei (Kronika). Il dossier carbone pone un problema diverso: la sequenza delle decisioni. La Romania aveva promesso di chiudere impianti prima che fossero pronte la capacità sostitutiva e le reti di teleriscaldamento.

La spiegazione dello stesso Bolojan è che le alternative attorno a Craiova e nella valle del Jiu non erano ancora disponibili (HotNews). Chiudere il carbone prima che esistano fonti sostitutive di calore ed energia trasferisce costi concreti sulle famiglie locali e sui sistemi municipali di riscaldamento. La Commissione può trasformare l’obiettivo mancato in una penalità fiscale. Una chiusura anticipata, però, avrebbe imposto una penalità economica a chi vive accanto a quegli impianti.

Il Parlamento ha reso esplicita questa tensione. Un emendamento del PSD subordina ora la chiusura delle centrali a carbone alla costruzione preventiva di una capacità equivalente di sostituzione. La Commissione ha avvertito che la modifica potrebbe compromettere l’obiettivo di decarbonizzazione già approvato nel piano romeno (Agerpres, Romania Insider). Un governo nazionale aveva inserito in un piano approvato dall’UE un calendario di chiusure molto ambizioso. I governi successivi lo hanno ereditato quando l’infrastruttura fisica non c’era.

La Romania non è un caso isolato. La fase finale del RRF sta portando alla luce promesse mancate in tutta l’Unione. L’UE non aveva promesso assegni in bianco. In base all’articolo 24 del regolamento sul Dispositivo per la ripresa e la resilienza, la Commissione può effettuare pagamenti parziali, sospendere gli importi legati a condizioni non rispettate e, se le prove non arrivano, ridurre definitivamente quanto spetta a un Paese (EUR-Lex, Council explainer). Le promesse di riforma sono diventate liste di controllo esigibili.

Chi paga quando spariscono le sovvenzioni

Quando le sovvenzioni europee non arrivano, un governo deve indebitarsi per sostituirle oppure rinviare i progetti che avrebbero finanziato. Un’analisi dei dati del ministero delle Finanze romeno ha rilevato che oltre il 70% degli investimenti pubblici nella prima metà del 2026 proveniva da sovvenzioni UE e prestiti PNRR (Friendship Bridge). Fitch mantiene la Romania a BBB- con outlook negativo (Fitch Ratings). Per un debitore BBB-, il denaro necessario a sostituire i fondi europei non è più gratuito.

Il RRF ha fatto ciò per cui era stato costruito: trasformare gli impegni di riforma in conseguenze di bilancio. La Commissione può attribuire un prezzo a ogni obiettivo mancato. I governi romeni devono ancora spiegare agli elettori perché abbiano promesso chiusure del carbone prima che fossero pronte le alternative.

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9/1/2026, 2:05:57 AM
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