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EU_PUBLIC_AFFAIRS12 / 17 · storia del giorno3 min · 780 parole · 30 fonti

Mosca punta sulla soglia lettone

Scritto dall IAto brief AI · 12 luglio 2026, 14:06
Come è stata scritta

An accumulation of manufactured doubt buries the quiet machinery of the vote.

Composizione immagine · tobrief
il testo · 3 min di lettura

La Lettonia voterà il 3 ottobre 2026. Quattordici liste si contendono i seggi della Saeima, il parlamento lettone, mentre diversi partiti oscillano nei sondaggi attorno alla soglia di ingresso del 5% (Saeima, CVK). In questo spazio politico frammentato, la Russia sta immettendo narrazioni ostili nell’ambiente mediatico baltico. Il punto ancora aperto è se qualcuno riesca a misurarne gli effetti prima che gli elettori arrivino alle urne.

Le prove pubbliche non indicano sistemi di voto violati né manipolazioni dirette dei risultati. Mostrano qualcosa di più difficile da quantificare: un’azione prolungata per corrodere la fiducia di cui gli elettori hanno bisogno per giudicare i partiti e credere nella correttezza del processo. Il ministero degli Esteri russo ha rilanciato accuse secondo cui gli Stati baltici starebbero preparando «deportazioni di massa» dei russofoni. Lituania, Lettonia ed Estonia hanno risposto con una protesta diplomatica congiunta, respingendo quelle affermazioni come falsificazioni (Lrytas, Labdien.lv). L’Estonia ha convocato separatamente il rappresentante russo per la stessa campagna (ERR Estonia).

Nel dibattito lettone, persino il voto viene ormai letto come una questione di sicurezza nazionale, perché la disinformazione può alimentare apatia, sospetto verso le istituzioni e dubbi sulla legittimità della campagna elettorale (IR). L’obiettivo non è necessariamente rovesciare un risultato. È spingere abbastanza persone al disimpegno, o alla sfiducia nel responso delle urne, affinché piccoli spostamenti nell’affluenza decidano quali partiti superino la soglia.

Persone e reti, non solo slogan

Il materiale pubblico indica anche attività organizzate dietro quelle narrazioni. Il servizio di sicurezza lettone, il VDD, ha chiesto alla procura di incriminare quattro persone accusate di aver raccolto informazioni attraverso una rete filocremlino chiamata «Baltic anti-fascists» (VDD Latvia). In Lituania, TV3 ha riferito che alcuni reclutatori avrebbero offerto denaro in cambio di riprese video nei pressi dell’area di addestramento militare di Pabradė, materiale che in seguito avrebbe potuto servire a «dimostrare» il lancio di droni verso la Russia (TV3).

Lo schema è coerente: si fabbrica il dubbio sui diritti delle minoranze e sulle intenzioni militari, poi si lascia che le società democratiche discutano sotto la pressione della campagna elettorale. L’agenzia di stampa statale polacca ha documentato tattiche simili su un altro confine della NATO, comprese immagini generate con l’intelligenza artificiale su TikTok e narrazioni contro la spesa per la difesa in vista del vertice di Ankara (PAP). Diversi Paesi riconoscono la stessa pressione russa, ma solo la Lettonia la subisce nel pieno di una corsa parlamentare frammentata, dove poche migliaia di voti possono decidere chi entri in parlamento.

Dove gli strumenti funzionano, e dove no

Dal 2022 l’Europa ha costruito più livelli di risposta. Il Digital Services Act dell’UE, la legge che impone alle grandi piattaforme di valutare i rischi per le elezioni e il dibattito civico, attribuisce alla Commissione europea poteri di supervisione sul modo in cui le piattaforme gestiscono le minacce sistemiche (DSA). L’UE ha vietato le trasmissioni di RT e Sputnik (Council Regulation 2022/350). Il Centro di eccellenza della NATO per la comunicazione strategica si trova proprio a Riga (NATO StratCom COE).

Questi strumenti funzionano quando il bersaglio è identificabile. Le piattaforme possono subire pressioni nel quadro del DSA. Le emittenti possono venire escluse con un regolamento del Consiglio. Le spie possono finire sotto processo, come mostra il caso del VDD. La zona debole è tutto ciò che sta in mezzo: canali cifrati, domini di notizie clonati, gruppi social semi-privati e intermediari pagati, difficili da attribuire e ancora più difficili da raggiungere prima di un’elezione. La prima risposta giuridica a un’operazione informativa resta nelle mani delle autorità nazionali, che però si muovono con i tempi dell’indagine, non con quelli della campagna elettorale.

Che cosa si deve ancora agli elettori

Il dossier pubblico contiene proteste diplomatiche, avvertimenti dei servizi di sicurezza e analisi dei media. Non contiene un rapporto forense delle piattaforme che mostri quali reti abbiano spinto quelle narrazioni e quante persone abbiano raggiunto. Non mostra se gli atteggiamenti degli elettori siano cambiati. Le voci più spesso evocate dalla narrazione russa, cioè i residenti russofoni di Lettonia ed Estonia, restano in larga parte assenti dal dibattito pubblico sulla loro presunta persecuzione.

La minaccia è credibile. La preoccupazione ufficiale è fondata. Ma prima del 3 ottobre tre attori devono agli elettori qualcosa di più preciso. Il VDD può pubblicare elementi di prova sulle minacce senza compromettere i procedimenti in corso. Le piattaforme soggette al DSA possono diffondere dati sulla portata e sulle rimozioni delle campagne coordinate rivolte agli elettori lettoni. E la Commissione europea può dire pubblicamente se gli strumenti del DSA per l’integrità elettorale siano effettivamente in uso. Gli allarmi senza prove pubbliche rischiano di diventare proprio ciò che dicono di combattere: un altro motivo per non fidarsi delle istituzioni.

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7/12/2026, 1:47:49 PM
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