Mosca avverte gli stranieri, Praga resta a Kyiv

As strikes disrupt Kyiv’s crossings, foreign governments decide who remains.
Composizione immagine · tobriefIl 3 ottobre il ministero degli Esteri russo ha invitato i cittadini stranieri, compreso il personale diplomatico, a non restare in Ucraina né a recarvisi, promettendo di proseguire «massicci attacchi di rappresaglia» su Kyiv e altre città (TASS, Reuters). L’avvertimento è arrivato in una settimana in cui droni russi hanno colpito due ponti che collegano le due sponde di Kyiv (Kyiv Independent, CityNews/AP). Mosca può lanciare avvertimenti; spetta ai governi con personale in città decidere se farlo restare.
Che cosa ha detto davvero Mosca
Alcuni titoli hanno presentato la dichiarazione come un invito russo ai diplomatici a lasciare Kyiv (Polskie Radio). Il nuovo avvertimento riguardava tutta l’Ucraina; Kyiv compariva in un passaggio che ricordava come Mosca avesse già in precedenza invitato gli stranieri e i diplomatici a lasciare la città (Reuters).
Il ministero ha presentato il messaggio come una ripetizione, richiamando una propria dichiarazione del 25 maggio e un briefing tenuto due giorni dopo dal viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin (TASS). Il testo di sabato ribadiva dunque una posizione già espressa, senza inaugurare una nuova politica.
La dichiarazione, pubblicata sul sito del ministero, non porta la firma di alcun funzionario identificato. Vi si afferma che la Russia colpisce «obiettivi militari» in risposta agli attacchi ucraini contro civili russi (Interfax), senza indicare date, armi o obiettivi specifici. Le fonti citate qui non confermano che i bersagli fossero militari.
Non siamo riusciti a recuperare la pagina originale del ministero; non sappiamo quindi a che ora sia stata pubblicata la dichiarazione né se sia uscita prima o dopo l’attacco di sabato.
I ponti sotto attacco
Gli attacchi stavano già cambiando la vita quotidiana a Kyiv: dal 1° ottobre i droni russi hanno colpito più volte il Ponte Meridionale, che con le sue sei corsie stradali e la linea verde della metropolitana attraversa il Dnipro (Yle).
La chiusura del ponte ha riversato autobus e automobili sugli altri attraversamenti della città. Il sindaco Vitali Klitschko ha definito grave la situazione, come abbiamo raccontato in un precedente articolo (To Brief).
Sabato mattina è stato colpito un secondo collegamento, il Ponte Settentrionale, con danni al manto stradale e alle linee dei filobus (CityNews/AP). Colpire i ponti tra le due metà di Kyiv mette sotto pressione una città di pendolari, qualunque sia l’obiettivo dichiarato da Mosca.
La decisione spetta a ciascun governo
Mosca non può ordinare a un’ambasciata straniera di lasciare l’Ucraina. Ogni governo che invia diplomatici decide se il proprio personale debba restare, trasferirsi o ridurre le attività. Per una capitale europea, la questione è quanto pericolo rappresentino gli attacchi per i propri cittadini; la posizione russa su dove dovrebbero trovarsi non basta a risolverla.
Il governo ceco ha chiarito la propria posizione. Il portavoce del ministero degli Esteri Adam Čörgő ha dichiarato che il personale dell’ambasciata sarebbe rimasto a Kyiv, definendo questi avvertimenti russi tutt’altro che nuovi. Ha aggiunto che eventuali ulteriori misure seguiranno le procedure interne di gestione delle crisi del ministero (Novinky).
La posizione ucraina era stata espressa il giorno prima dell’avvertimento. Il portavoce del ministero degli Esteri Heorhii Tykhyi aveva dichiarato che nessuna missione straniera aveva comunicato all’Ucraina l’intenzione di trasferirsi (ZN.ua). La sua dichiarazione precede il testo di Mosca e non può quindi mostrare come le missioni abbiano reagito.
Abbiamo consultato anche fonti rumene, francesi e ungheresi, senza trovare nuove decisioni pubbliche da parte di quei governi. Anche la delegazione dell’UE a Kyiv non ha annunciato nulla. Il silenzio non dimostra che all’interno delle missioni non sia cambiato nulla: significa soltanto che nessuno di questi governi lo ha dichiarato pubblicamente.
L’avvertimento ha ribadito una posizione espressa da Mosca per la prima volta a maggio. Non ha chiuso ambasciate né cambiato le regole su chi decide. Questa settimana è cambiata la realtà sul terreno: i droni hanno danneggiato i ponti che tengono unita Kyiv, costringendo la città a riorganizzare gli spostamenti. In questo contesto, l’unica risposta di un governo europeo documentata finora è quella di Praga, che mantiene i propri diplomatici in città.
Details about this article
- Model:
- claude-opus-5-5
- Generated:
- 10/4/2026, 1:59:39 AM
- Pipeline run:
- eu_pipeline_20261004_005006
- Watermark:
- SynthID (Google's invisible watermark)
- Human review:
- None before publication