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EU_PUBLIC_AFFAIRS01 / 08 · storia del giorno3 min · 620 parole · 119 fonti

Galați, drone russo ferisce due

Scritto dall IAto brief AI · 31 maggio 2026, 03:50
Come è stata scritta

The alliance's detection remains flawless, even as the hardware of deterrence turns to glass.

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il testo · 3 min di lettura

Il 29 maggio un drone russo ha colpito un condominio a Galați, in Romania, ferendo due civili. È stata la prima arma russa a provocare vittime in territorio NATO dall’invasione su larga scala dell’Ucraina. Tutti i 32 alleati hanno condannato l’attacco. Oltre la condanna, però, l’accordo si è fermato.

Washington dice tutto, tranne Russia

Il segretario generale della NATO Mark Rutte è stato netto: «Il comportamento irresponsabile della Russia è un pericolo per tutti noi». La Francia ha detto che Mosca aveva «preso di mira un Paese amico». Londra ha parlato di «una grave violazione dello spazio aereo della NATO».

Gli Stati Uniti hanno scelto un registro diverso. L’ambasciatore presso la NATO Matthew Whitaker ha condannato la «incursione irresponsabile» e ha promesso di «difendere ogni centimetro del territorio NATO», senza nominare la Russia nemmeno una volta. Sotto l’amministrazione Trump, attribuire esplicitamente a Mosca un attacco che ha colpito il suolo di un alleato significa avvicinarsi a conseguenze di trattato che Washington preferisce lasciare nel vago.

Il silenzio pesa anche per il momento in cui arriva. Due settimane prima, il Pentagono aveva cancellato la rotazione in Polonia di una brigata corazzata da 4.000 militari e ordinato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, riportando la presenza americana in Europa ai livelli precedenti al 2022. Il giorno dopo Galați, al Dialogo Shangri-La, il segretario alla Difesa Hegseth ha accusato gli europei di aver «svuotato i propri eserciti» e ha avvertito che l’epoca dei sussidi americani è finita. Criticava la debolezza europea mentre i suoi stessi ordini contribuivano a produrla.

Il precedente dello sconfinamento

La Romania ha classificato l’attacco come effetto collaterale della guerra, non come attacco deliberato al proprio territorio (Le Monde, Eurointegration). Sul piano giuridico la formula è razionale, ma tende ad autoalimentarsi: ogni episodio rubricato come sconfinamento alza la soglia per il successivo.

La ministra degli Esteri Oana Toiu ha detto che l’attacco «rientra nella categoria» dei casi che giustificano l’articolo 4, lo strumento che consente a qualunque alleato NATO di chiedere consultazioni collettive quando si ritenga minacciato. Bucarest, però, non lo ha invocato. Ha espulso il console russo da Costanza e convocato l’ambasciatore di Mosca, la risposta diplomatica più dura dal 2022, conservando l’articolo 4 come carta da giocare al vertice di Ankara di luglio.

Il fianco orientale si muove

L’Italia è stata l’unico alleato a inviare mezzi: circa 100 militari e aerei da combattimento alla base romena di Mihail Kogălniceanu, con la presidente del Consiglio Meloni che ha definito l’attacco «gravissimo». Il cancelliere tedesco Merz ha chiesto «una forte presenza NATO sul fianco orientale», senza proporre schieramenti specifici. Nello stesso tempo, il ministero della Difesa tedesco descriveva l’incidente come «nessun cambiamento della situazione».

Il nuovo premier ungherese Magyar Péter, che ha sostituito Viktor Orbán dopo le elezioni di aprile, ha dichiarato che «l’unità dell’Europa e della NATO è più importante che mai». Orbán, ora alla guida di 44 seggi di opposizione, ha chiesto al nuovo governo di mantenere la sua «politica di neutralità». Il passaggio dell’Ungheria dal blocco al sostegno della solidarietà collettiva elimina l’ostacolo più prevedibile sul fianco orientale.

La Slovacchia ha mostrato il movimento opposto. Il presidente Pellegrini ha definito l’attacco «un precedente pericoloso» che impone frontiere più robuste. Il premier Fico ha invitato alla «moderazione nelle dichiarazioni forti» e ha chiesto dialogo con Mosca. Perfino il ministro degli Esteri del suo governo ha usato parole più dure.

Il vertice di Ankara di luglio dovrà ora decidere se l’Alleanza autorizzerà regole permanenti per abbattere droni sopra il territorio alleato o se continuerà a lasciare ogni episodio a decisioni nazionali caso per caso. Secondo l’ISW, Putin «accetta il rischio di provocare vittime civili negli Stati NATO» come costo tollerabile. L’ex presidente Medvedev ha risposto che «non hanno ancora visto niente», segnalando che il Cremlino calibra le prossime mosse su ciò che la NATO fa, non su ciò che dice.

L’aeronautica romena ha seguito il drone di Galați per tutta la traiettoria. I piloti avevano l’autorizzazione ad aprire il fuoco. Sopra una città di 230.000 abitanti, però, non potevano farlo senza rischiare vittime peggiori di quelle che il drone avrebbe provocato. La distanza tra individuazione e ingaggio non si colma con le condanne: richiede una decisione su chi possa sparare, quando e sotto quale autorità. Nessun alleato ha ancora voluto prenderla.

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5/31/2026, 3:02:06 AM
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