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EU_ECONOMICS13 / 17 · storia del giorno3 min · 817 parole · 32 fonti

La Russia raziona la benzina

Scritto dall IAto brief AI · 12 luglio 2026, 14:06
Come è stata scritta

The resource remains in the earth, but the flow has turned to stone.

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il testo · 3 min di lettura

Gli attacchi ucraini contro raffinerie e vie di trasporto hanno spaccato in due l'economia energetica russa: il greggio continua a circolare, ma il carburante utilizzabile non arriva in quantità sufficienti alle pompe, alle aziende agricole o alle unità al fronte. Mosca ha vietato le esportazioni di carburante, ha aperto le riserve d'emergenza e ha ammesso pubblicamente che esiste una carenza. Il terzo produttore mondiale di greggio raziona la benzina.

Il greggio non è carburante

Il petrolio nel sottosuolo non serve a nulla finché una raffineria non lo trasforma in benzina, gasolio o jet fuel, e finché camion e oleodotti non lo portano dove deve essere consumato. La Russia aveva capacità, ma il margine era più sottile di quanto sembrasse. Prima degli attacchi, il Paese produceva circa 41 milioni di tonnellate di benzina l'anno, a fronte di una domanda interna intorno a 36 milioni di tonnellate (Meduza). Un cuscinetto esisteva, ma era stretto.

I droni e i missili ucraini lo hanno eroso. A giugno, la lavorazione delle raffinerie, cioè il volume di greggio che gli impianti riescono effettivamente a trasformare in carburante, è scesa del 25% su base annua a 3,95 milioni di barili al giorno, mentre la produzione di benzina è calata del 17% (AP). Reuters, citando fonti industriali, ha riferito che la produzione di benzina copre ormai circa il 65% della domanda stagionale. È una stima, ma la reazione di Mosca conferma la direzione: il governo ha bloccato le esportazioni di carburante, ha liberato riserve strategiche, ha riprogrammato la manutenzione delle raffinerie e ha autorizzato la produzione di carburanti di qualità inferiore (The Star/Xinhua, TASS).

Il vicepremier Alexander Novak aveva inizialmente attribuito il problema a «riparazioni non programmate». Poi ha ammesso: «Dobbiamo riconoscere che ci sono problemi e una carenza dovuta agli attacchi». Ha aggiunto che gli acquisti dettati dal panico hanno fatto aumentare la domanda del 20-30%, sommando all'insufficienza fisica delle forniture l'accaparramento (TASS). Quando un governo vieta le esportazioni di carburante, sta scegliendo di sacrificare entrate in valuta estera per impedire che l'offerta interna ceda.

Chi riceve carburante e chi resta a secco

La carenza non colpisce tutti allo stesso modo. I prezzi all'ingrosso, cioè quelli di borsa per grandi volumi pagati da trader e distributori indipendenti, si irrigidiscono prima che i prezzi alla pompa riflettano pienamente la tensione. Le stazioni di servizio indipendenti, che comprano sul mercato aperto, finiscono sotto pressione per prime. Le compagnie integrate verticalmente, come Rosneft e Lukoil, possono invece dirottare forniture verso le reti al dettaglio controllate direttamente (Meduza). Agricoltori, autotrasportatori e regioni remote dipendenti dal diesel sentono il colpo più duro.

Per lo sforzo bellico il gasolio conta più della benzina. Alimenta camion militari, mezzi pesanti, logistica ferroviaria e la filiera agricola che sostiene insieme esercito e bilancio pubblico. In condizioni normali, la Russia esporta l'eccedenza di diesel, ricavandone entrate e margine fiscale. Quando la lavorazione cala, lo Stato deve scegliere tra fronte, campagne e automobilisti civili (Business Insider Polska, RMF24). Per ora le prove disponibili non mostrano se l'esercito russo stia subendo vincoli di carburante o se venga protetto mentre i civili assorbono la scarsità.

Che cosa osserva l'Europa

Per la maggior parte delle capitali dell'UE, la vicenda conferma una tesi: la pressione sull'economia russa a valle dell'estrazione funziona. Ungheria e Slovacchia sono più vicine al rischio, perché restano collegate al greggio russo attraverso l'oleodotto Druzhba. Ma gli analisti ungheresi avvertono che l'equazione «attacco ucraino uguale benzina più cara in Ungheria» è troppo semplice. I prezzi al dettaglio dipendono dai benchmark globali del greggio, dai cambi, dalle tasse e dai margini di raffinazione, non da una sola interruzione dell'offerta (Portfolio, Telex).

Per la Grecia l'esposizione è commerciale, non alla pompa. Le compagnie di navigazione greche hanno incassato almeno 3,8 miliardi di dollari trasportando petrolio russo negli ultimi tre anni e a maggio hanno movimentato circa il 15% delle esportazioni russe di greggio via mare (euro2day.gr). Quel business è cresciuto attorno al price cap del G7 sul petrolio, la regola che consente a vettori e assicuratori occidentali di gestire petrolio russo solo se venduto sotto una soglia fissata. Se gli attacchi rendono più pericolose le rotte delle petroliere e spostano i flussi commerciali, gli operatori greci si trovano davanti a noli più alti su alcune tratte e a maggiori rischi di compliance su altre.

L'Ucraina ha rivendicato attacchi contro fino a 21 petroliere russe nel Mar d'Azov. I funzionari russi ne hanno riconosciuti quattro; le ricostruzioni dei media oscillano fra otto e 21 (AP, newsit.gr). Il numero esatto conta meno della tendenza. Alla Russia non manca il greggio. Le mancano capacità di raffinazione e collegamenti di trasporto sicuri per trasformare quel greggio in qualcosa che un carro armato o un trattore possano bruciare. È un problema più difficile da risolvere rapidamente rispetto a un normale shock dei prezzi, e ogni mese di attacchi allunga la coda delle riparazioni.

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7/12/2026, 1:51:21 PM
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