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EU_PUBLIC_AFFAIRS03 / 18 · storia del giorno3 min · 844 parole · 47 fonti

Rutte convince Trump sul 5% alla difesa

Scritto dall IAto brief AI · 25 giugno 2026, 03:50
Come è stata scritta

The materials of European defense are increasingly drawn from the budgets of civilian infrastructure.

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il testo · 3 min di lettura

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha passato tre giorni a Washington questa settimana per evitare che Donald Trump trasformi il vertice di Ankara del mese prossimo in un processo pubblico al presunto parassitismo europeo sulla difesa. Ha incontrato Trump, alti funzionari e membri del Congresso (NATO). Il messaggio era lineare: la spesa europea sta aumentando e gli alleati hanno recepito la critica (Euronews, KSAT). Il problema è che il nuovo impegno di spesa della NATO funziona politicamente, perché Trump vede un numero, ma resta fragile sul piano operativo: gli alleati non concordano ancora su che cosa conti davvero, su chi debba colmare le lacune di capacità e su come si possa verificare che le promesse diventino realtà.

Un obiettivo che invita alla contabilità creativa

L’impegno che Rutte sta vendendo è quello sottoscritto dagli alleati al vertice NATO dell’Aia: arrivare entro il 2035 al 5% del PIL in spese per la difesa e per attività collegate alla difesa. La cifra si divide in 3,5% per le esigenze militari in senso stretto e 1,5% per un paniere più ampio che comprende infrastrutture, resilienza cibernetica, protezione civile e industria della difesa (NATO, BBC). È nel secondo paniere che cominciano le battaglie contabili: un governo può ribattezzare come contributo alla difesa il potenziamento di una ferrovia, la riparazione di un porto o i fondi per la risposta alle calamità, senza comprare un solo missile.

I numeri di Rutte, nel complesso, non sono inventati. Secondo le dichiarazioni rilasciate dopo la ministeriale, gli alleati europei e il Canada hanno aumentato gli investimenti nella difesa in senso stretto di oltre 90 miliardi di dollari in termini reali nel 2025 (NATO). Tutti e 32 gli alleati superano ormai il vecchio parametro del 2% (Atlantic Council). Ma lo stesso Rutte ha avvertito che «il denaro da solo non ferma missili o carri armati» e che il vertice di Ankara dovrà produrre capacità schierabili, non soltanto righe di bilancio (NATO).

La Spagna mostra con chiarezza il problema delle definizioni. Madrid sostiene di poter raggiungere gli obiettivi di capacità con una spesa intorno al 2,1% e vuole includere nel paniere della resilienza cyber, telecomunicazioni e protezione civile (Index.hr). Secondo il Brussels Times, è stata l’unica alleata a non firmare l’impegno dell’Aia sul 5% (Brussels Times). Se questa lettura si allargasse, l’obiettivo diventerebbe un catalogo di preferenze contabili nazionali più che uno standard militare comune.

La Germania offre la versione speculare della stessa tensione. Berlino sostiene che il ruolo di spina dorsale logistica della NATO renda strade, ponti e porti veri investimenti per la difesa, dentro un concetto che chiama «Gesamtverteidigung», difesa totale (BMVg). La logica regge: i rinforzi diretti a est passano dalle infrastrutture tedesche. Ma la formula aiuta anche la politica di bilancio di un governo che deve fare i conti con un buco di finanziamento da 42 miliardi di euro e con gli avvertimenti dei revisori sugli sprechi negli acquisti militari mentre la spesa cresce (Tagesschau).

Il divario di capacità dietro i numeri

L’urgenza del viaggio di Rutte ha una causa concreta. Gli Stati Uniti stanno rivedendo la postura delle forze in Europa e Rutte ha riconosciuto che Washington sta modificando i contributi al Force Model della NATO, il piano con cui l’Alleanza stabilisce quali Paesi forniscano determinate unità e capacità, chiedendo agli alleati di coprire parte delle lacune (NATO). Se difesa aerea, intelligence, logistica e assetti di comando americani si spostano verso l’Indo-Pacifico, gli europei dovranno sostituirli oppure accettare una deterrenza più debole sul confine orientale con la Russia.

L’Italia ha mostrato un’altra dimensione di ciò che significa davvero condivisione degli oneri. Dopo che Rutte ha detto che circa 500 aerei statunitensi erano partiti dall’Italia per sostenere le operazioni contro l’Iran, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha precisato che Roma aveva autorizzato soltanto voli tecnici e logistici, non missioni di combattimento, offrendosi di riferire in Parlamento volo per volo (Open, Adnkronos). Le opposizioni hanno chiesto di sapere se il territorio italiano fosse servito per attacchi senza che il Parlamento ne fosse informato (Il Fatto Quotidiano). La vicenda non si è chiusa, ma porta in superficie una lacuna che gli impegni di spesa non coprono mai: basi, sorvoli e logistica possono trascinare un Paese dentro operazioni americane prima che gli elettori capiscano che cosa sia successo.

Nessuna sanzione per chi manca l’obiettivo

Il viaggio di Rutte a Washington ha comprato tempo, non una soluzione. La NATO non dispone di un meccanismo per multare o sanzionare gli alleati che non raggiungano il 5%: l’impegno resta una promessa da vertice, non una clausola di trattato con strumenti coercitivi (Defence Priorities). Non esiste nemmeno una definizione condivisa, voce per voce, di ciò che possa rientrare nel paniere dell’1,5% sulla resilienza; così ogni governo può conteggiare come difesa strade, porti, programmi cyber o fondi per la protezione civile (NATO Association of Canada). Rutte può gestire Trump. Trasformare le promesse di bilancio di trentadue Paesi in unità, scorte e catene logistiche disponibili prima di una crisi è un problema che nessun segretario generale può risolvere da solo.

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6/25/2026, 3:10:21 AM
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