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EU_ECONOMICS05 / 05 · storia del giorno3 min · 852 parole · 45 fonti

Section 301 blinda i dazi al 10%

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Scritto dall IAto brief AI · 29 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

A mountain of procedural records creates a more permanent barrier to transatlantic trade.

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il testo · 3 min di lettura

L’amministrazione Trump ha spostato i dazi globali su un nuovo binario giuridico, dopo che il precedente è caduto in tribunale. Il nuovo impianto si fonda sulla Section 301 del Trade Act del 1974, una norma commerciale che consente a Washington di imporre dazi dopo un’indagine formale sulle pratiche estere ritenute dannose per il commercio americano (White House). Le misure sono entrate in vigore il 24 luglio e riguardano 60 economie. Per i prodotti europei, il dazio complessivo arriva in genere al 10% (Morgan Lewis).

Per gli esportatori europei, che vendono ogni anno negli Stati Uniti beni per 554 miliardi di euro (Eurostat), il livello dell’aliquota non è il problema principale. A cambiare è la probabilità che questi dazi resistano più a lungo ai ricorsi.

Perché questa strada legale è più difficile da smontare

La Corte Suprema ha bocciato i dazi precedenti dell’amministrazione perché si basavano sull’IEEPA, l’International Emergency Economic Powers Act, una legge del 1977 sui poteri economici d’emergenza che in realtà non attribuisce al presidente il potere di fissare dazi (NPR). Una soluzione provvisoria sotto la Section 122, uno strumento legato alla bilancia dei pagamenti e limitato a 150 giorni, ha concesso tempo all’amministrazione per costruire una base più solida (Thomson Reuters).

La Section 301 è quella base. Lo US Trade Representative ha aperto a marzo 60 indagini, accusando ciascuna economia di non vietare le importazioni realizzate con lavoro forzato; ha raccolto oltre 1.600 osservazioni scritte e ascoltato più di 100 testimoni prima di fissare le aliquote (White House). Tutta questa burocrazia, in realtà, è la strategia. Quando esaminano dazi fondati sulla Section 301, i giudici devono stabilire se il governo abbia abusato di uno strumento commerciale legittimo, non se abbia invocato una legge del tutto sbagliata (Forbes).

I ricorsi sono arrivati nel giro di poche ore. Il Liberty Justice Center sostiene che la motivazione del lavoro forzato sia un pretesto per ricostruire il muro tariffario globale già respinto dai tribunali (Liberty Justice Center). Kimberly Clausing, docente di diritto tributario alla UCLA, ha definito i dazi "clearly unlawful" (CNBC). Dimostrare un abuso procedurale, però, richiede più tempo che provare l’uso della norma sbagliata. Per questo un sollievo rapido appare improbabile, salvo che i giudici accolgano presto la tesi del pretesto.

Chi paga e come si trasmette il costo

Il dazio funziona come una tassa alla frontiera americana. Lo paga l’importatore statunitense, che poi deve scegliere se assorbire il costo, aumentare i prezzi al consumatore o chiedere al fornitore europeo di ridurre il prezzo (Alvarez & Marsal). Per le imprese europee, è la terza opzione a fare più male.

L’esposizione è concentrata. I prodotti farmaceutici hanno rappresentato il 29% delle esportazioni UE verso gli Stati Uniti nel 2025. La sola Irlanda ha venduto agli acquirenti americani farmaci per 160,6 miliardi di euro, quasi il 43,8% di tutto l’export farmaceutico europeo (Eurostat). PwC Ireland ha descritto il farmaceutico irlandese come temporaneamente protetto dalle esenzioni, segnalando però la minaccia di Trump di imporre entro due anni dazi del 100% sui generici (PwC Ireland). L’esenzione oggi regge. Se reggerà anche l’anno prossimo è la domanda che i manager del settore stanno già incorporando nei piani d’investimento.

La Germania assorbe il colpo attraverso la base industriale. Secondo l’ifo Institute, oltre il 60% delle imprese industriali tedesche afferma che i dazi americani le stanno danneggiando; nel settore automobilistico la quota sale al 74%, con dazi che, secondo l’ifo, stanno "hampering investment activity" (ifo). Il danno non resta in Germania. Quando le case automobilistiche tedesche tagliano gli ordini e rinviano gli investimenti sui modelli, i fornitori dell’Europa centrale vedono indebolirsi i volumi. L’auto tedesca ha già perso più di 70.000 posti di lavoro nel 2024 e oltre 40.000 nel 2025 (Eurofound).

L’Italia mostra che cosa produca l’incertezza tariffaria sulle piccole imprese. Confartigianato, la federazione delle imprese artigiane, ha rilevato che nei settori dominati dalle microimprese — alimentare, moda, arredo — dieci mesi di incertezza sui dazi hanno causato un calo dell’8,3% delle vendite negli Stati Uniti (Giornale delle PMI). Per un produttore di Parmigiano, conta meno il livello del dazio che sapere se sarà ancora in vigore quando partirà il prossimo container.

La durata è la vera pressione

Un dazio non deve necessariamente sopravvivere al giudizio finale della Corte Suprema per ridisegnare gli scambi. Gli basta restare in vigore abbastanza a lungo da modificare i prezzi dei contratti, rinviare investimenti industriali e spingere le imprese a deviare le catene di fornitura (FreightWaves). I dati Eurostat mostrano già comportamenti coerenti con questa logica: il surplus UE-USA nei beni è sceso da 81,2 miliardi di euro nel primo trimestre 2025 a 40,8 miliardi nel terzo, un andamento compatibile con esportatori che hanno anticipato le spedizioni prima dei dazi attesi per poi rallentare (Eurostat).

Passando da un proclama d’emergenza a un rimedio commerciale amministrato, corredato da un ampio fascicolo procedurale, Washington si è data una base legale che potrebbe mantenere i dazi in vigore per anni di contenzioso. Per le imprese europee costruite sull’accesso prevedibile al mercato transatlantico, ormai conta più la durata attesa del dazio che l’aliquota indicata in fattura.

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