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EU_PUBLIC_AFFAIRS10 / 10 · storia del giorno3 min · 772 parole · 46 fonti

Spesa anti-drone sestuplicata, un terzo pronto nel 2030

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Scritto dall IAto brief AI · 9 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Europe’s drone defences wait for places to prove they work.

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il testo · 3 min di lettura

Tra il 2024 e il 2025 i governi europei hanno sestuplicato la spesa per i sistemi anti-drone e per la difesa aerea a cortissimo raggio, cioè le armi che fermano droni e missili vicino ai loro obiettivi. Eppure, secondo una valutazione riservata dell’UE citata da due testate, entro il 2030 dovrebbe arrivare a compimento solo un terzo circa dei programmi (Euronews, Dossier Bruselas). I leader dell’UE discuteranno i risultati il 15 e 16 ottobre (EDA). Non è dato sapere quali programmi siano in ritardo, né per quali ragioni.

La valutazione era destinata ai governi, non alla pubblicazione. Le due testate riportano le stesse cifre, ma nessuna indica quali siano i programmi, quanti siano o quali Paesi li gestiscano. Senza quell’elenco, chi è fuori dai governi non può verificare che i due resoconti riguardino gli stessi programmi.

Due lacune limitano ulteriormente ciò che si può dedurre dai numeri. Nessuno dei due articoli chiarisce se per «consegnare» si intenda la consegna dell’equipaggiamento, la sua accettazione da parte di un esercito o la piena operatività in combattimento. L’aumento di sei volte riguarda la spesa, ma nessuno dei due resoconti indica il valore iniziale in euro: non dice quindi quanti sistemi in più siano effettivamente operativi.

Comprare è solo il primo passo

Un budget finanzia un contratto, ma poi l’equipaggiamento va collaudato e dichiarato sicuro, gli equipaggi devono essere addestrati e i sistemi collegati ai sensori e ai comandanti che decidono se un drone sia ostile. Il 6 ottobre l’Agenzia europea per la difesa, che coordina la pianificazione militare dei governi dell’UE, ha avvertito che scarseggiano poligoni di tiro, attrezzature per i test, procedure condivise e personale qualificato. Ha aggiunto che realizzare un numero sufficiente di nuovi centri di prova prima del 2030 richiederebbe troppo tempo (EDA).

Il caso spagnolo mostra quanto sia lunga questa trafila. Nel giugno 2024 i ministri hanno autorizzato l’acquisto di 14 sistemi anti-drone ARACNE, per un valore stimato di 30,24 milioni di euro (La Moncloa). A ottobre 2026 un’unità di difesa aerea dell’esercito aveva ricevuto i primi apparati e ne aveva collaudato le funzioni di disturbo. La prova della capacità di abbattere fisicamente i droni è stata rinviata a un’esercitazione successiva, senza una data resa pubblica (Defensa y Seguridad). Le fonti non indicano una data di consegna promessa, dunque il caso documenta la durata del processo, non un ritardo accertato.

Il caso tedesco evidenzia un altro problema: dall’esterno è difficile capire quando arriverà l’equipaggiamento. La Bundeswehr ha ordinato 19 veicoli antiaerei Skyranger 30, uno destinato ai test (Bundeswehr). L’agenzia tedesca per gli acquisti militari prevede ora che le consegne di serie inizino a metà 2027, anziché a metà 2026 (t-online). Il produttore Rheinmetall contesta che lo slittamento sia di un anno intero e attribuisce il ritardo, più contenuto, a una modifica richiesta dal cliente. Se acquirente e fornitore non concordano sul calendario, per il pubblico diventa quasi impossibile verificarlo.

Chi ordina, chi paga, chi protegge

La Polonia mostra quanto rapidamente un governo possa acquistare quando decide di farlo. Il 30 gennaio 2026 l’Agenzia polacca per gli armamenti ha firmato un contratto per un sistema anti-drone nazionale del valore di circa 15 miliardi di zloty netti (Polish government). Il fornitore è un consorzio guidato dal gruppo polacco PGZ e dalla norvegese Kongsberg. Varsavia ha commissionato il sistema e lo schiererà, mentre la maggior parte dei fondi arriva sotto forma di prestiti SAFE, il programma di prestiti dell’UE per la difesa.

Questa ripartizione dei compiti vale in tutta Europa. Sono i governi a ordinare e schierare gli equipaggiamenti, i prestiti dell’UE contribuiscono a pagarli e l’Agenzia europea per la difesa individua gli ostacoli. Un prestito europeo non trasforma un acquisto nazionale in una difesa comune europea.

Per ora, lo sforzo congiunto europeo esiste soprattutto sulla carta. Il 28 settembre i governi dell’UE hanno designato DECODER, un progetto comune su droni e sistemi anti-drone, con una dimensione stimata tra 3,5 e 5 miliardi di euro fino al 2033 (Council decision). La cifra è una stima di pianificazione, non denaro assegnato né equipaggiamenti ordinati. Né la decisione né gli articoli citati qui collegano DECODER alla previsione di un terzo. Non offrono neppure elementi per capire se i partecipanti realizzeranno o gestiranno insieme qualche sistema.

Se il passaggio trapelato è corretto, l’impennata della spesa europea lascia prevedere che entro il 2030 la maggior parte di questi programmi non sarà arrivata a compimento. Solo l’Agenzia e i governi in possesso della valutazione possono dire di quali programmi si tratti e che cosa significhi «consegnare». Devono rendere pubblici l’elenco e la definizione prima che i leader si riuniscano la prossima settimana.

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10/9/2026, 1:27:01 AM
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