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EU_ECONOMICS07 / 08 · storia del giorno3 min · 672 parole · 142 fonti

Sedici Stati UE frenano la svolta difesa

Scritto dall IAto brief AI · 27 maggio 2026, 03:50
Come è stata scritta

Thousands of artillery shells are planted in rows where grain once grew.

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Sedici Stati membri dell'UE hanno respinto il 26 maggio la proposta di bilancio 2028-2034 della Commissione europea. L'accusa è che Bruxelles stia svuotando i fondi destinati ad agricoltori e regioni più povere per finanziare un riarmo che avvantaggerebbe soprattutto i Paesi dotati di industria bellica. Dall'altra parte, i contributori netti del Nord chiedono un bilancio più snello, costruito intorno a sicurezza e competitività. Sul tavolo ci sono quasi 2.000 miliardi di euro.

Il più grande spostamento di spesa in una generazione

La proposta della Commissione riscrive le priorità di spesa dell'UE con una decisione che non si era vista nei cicli precedenti. Agricoltura e coesione, cioè sussidi e trasferimenti infrastrutturali diretti alle regioni più deboli e agli agricoltori, scendono dal 62% della spesa totale UE a circa il 44% (European Commission). I sussidi agricoli della PAC, la Politica agricola comune, subiscono un taglio nominale del 24%, fino a una soglia minima di 295,7 miliardi di euro (capreform.eu). I fondi di coesione calano di circa il 15% in termini reali (CEPR).

Le risorse per difesa e competitività quintuplicano, arrivando a circa 131-140 miliardi di euro (Finabel). Il bilancio complessivo cresce fino a sfiorare i 2.000 miliardi di euro, ma sono le nuove priorità ad assorbire l'aumento.

La Commissione vuole cambiare anche il modo in cui il denaro viene erogato. Il nuovo bilancio passa dal rimborso dei costi, secondo la logica «spendi e Bruxelles rimborsa», a pagamenti legati al raggiungimento di obiettivi, sul modello del Recovery Fund post-Covid. I Paesi dovranno centrare traguardi di riforma prima di ricevere i fondi. Per Bruxelles significa molto più controllo sull'uso concreto delle risorse nazionali, una novità che preoccupa i governi beneficiari quasi quanto i tagli indicati nelle tabelle.

Chi incassa davvero

La Polonia, maggiore beneficiaria netta dell'UE con circa 12,9 miliardi di euro l'anno, dipende in misura rilevante dai trasferimenti di coesione (IW Köln). Nel Sud e nell'Est dell'Unione, i fondi europei pesano molto sugli investimenti pubblici. I sedici Paesi che hanno firmato la dichiarazione comune, in gran parte appartenenti a quelle aree e rappresentativi della maggioranza degli Stati membri, sostengono che a essere ridimensionate siano proprio le politiche da cui traggono maggiore beneficio (Latvian MFA, Euronews).

Poi c'è la domanda meno diplomatica: chi costruisce le armi? Germania, Francia e Svezia dispongono delle industrie della difesa più attrezzate per aggiudicarsi i nuovi contratti militari (Bruegel). La Germania, già primo contributore netto con circa 19,8 miliardi di euro l'anno (Euronews), rischia così di diventare insieme pagatore più grande e beneficiario più forte del nuovo impianto. La svolta di bilancio non sposta soltanto risorse tra capitoli di spesa: le sposta tra Paesi.

Debito comune per le bombe, non per i ponti

L'argomento più tagliente della coalizione riguarda un'asimmetria difficile da liquidare. L'anno scorso l'UE ha approvato 150 miliardi di euro di debito comune attraverso lo strumento SAFE, Security Action for Europe, per finanziare acquisti nel settore della difesa (Council of the EU). La Commissione ha invece escluso un meccanismo analogo per gli investimenti regionali. Se l'UE può indebitarsi insieme per le armi, chiedono i governi del Sud e dell'Est, perché non per strade e ospedali?

La questione diventa più urgente perché il Recovery and Resilience Facility, il fondo post-Covid da 800 miliardi di euro, scade nel 2026 e dal 2027 potrebbe produrre nei Paesi più dipendenti un freno annuo alla crescita pari a 0,25 punti percentuali di Pil (EC Spring 2026 Forecast). Il Parlamento europeo ha votato per un aumento del 10% rispetto alla proposta della Commissione (European Parliament). Ma il bilancio richiede l'unanimità in Consiglio, dando ai Paesi frugali come Paesi Bassi, Svezia e Austria un potere di veto effettivo.

Il Consiglio non ha ancora avviato un negoziato sostanziale. Quando le trattative partiranno, probabilmente in autunno, i sedici Paesi della coesione avranno una maggioranza numerica, ma non la forza di bloccare il testo. I frugali avranno il veto, ma non una maggioranza politica. Da qualche parte fra queste due posizioni prenderà forma il piano di spesa dei prossimi sette anni.

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5/27/2026, 3:09:10 AM
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