Fico indebolisce l’anticorruzione slovacca

The institutional capacity to investigate corruption remains in form, but crumbles upon contact.
Composizione immagine · tobriefNel Rapporto 2026 sullo Stato di diritto, la Commissione europea scrive che la Slovacchia non ha fatto progressi nell'indagine e nel perseguimento della corruzione ad alto livello, e che la capacità di occuparsi dei casi più rilevanti si è «ulteriormente deteriorata» (Commission Slovakia chapter, Commission 2026 package). Il rapporto non sanziona Bratislava. Mette però agli atti il tipo di elementi di cui Bruxelles avrebbe bisogno qualora, più avanti, decidesse di legare la questione ai fondi europei.
Che cosa ha rilevato davvero la Commissione
Sotto il quarto governo di Robert Fico, la Slovacchia ha abolito la Procura speciale, ha indebolito l'unità di polizia anticorruzione, ha ridotto le pene e ha abbreviato i termini di prescrizione per i reati di corruzione. Il risultato, secondo la Commissione, è un netto calo di imputazioni, rinvii a giudizio e condanne (Commission 2026 package).
Il rapporto segnala anche il potere del procuratore generale di annullare decisioni definitive di polizia e procura. In pratica, un solo ufficio dispone così di uno strumento per chiudere le indagini prima che arrivino davanti a un giudice.
Fico ha liquidato le conclusioni come «pressione politica non obiettiva» e ha denunciato doppi standard (TA3). I partiti dell'opposizione slovacca hanno invece avvertito che i fondi UE potrebbero essere a rischio. Entrambi usano il rapporto come munizione: Fico contro Bruxelles, l'opposizione contro Fico. Nessuno dei due, però, coglie fino in fondo che cosa produca davvero quel documento.
La leva finanziaria non scatta da sola
Il Rapporto sullo Stato di diritto non congela fondi. Nelle stesse domande e risposte della Commissione lo si definisce uno «strumento di monitoraggio preventivo», senza alcun legame automatico tra raccomandazioni e decisioni sui pagamenti (Commission Q&A). Per fermare il denaro, la Commissione deve imboccare un'altra strada giuridica.
La più incisiva è il Regolamento sulla condizionalità dello Stato di diritto, lo strumento con cui l'UE può tagliare i fondi quando le violazioni dello Stato di diritto minacciano la sana gestione del bilancio (Regulation 2020/2092). Ma per attivarlo servono prove. La Commissione deve dimostrare che l'indebolimento delle procure o dei sistemi di controllo slovacchi metta in pericolo gli interessi finanziari dell'Unione «in modo sufficientemente diretto». Poi propone misure al Consiglio, dove i governi degli Stati membri votano a maggioranza qualificata, quindi senza che un solo Paese possa bloccare tutto da solo. È una soglia probatoria alta, e la Commissione non ha lasciato intendere di essere vicina a superarla.
Il fondo europeo per la ripresa post-pandemica offre a Bruxelles una leva più semplice. La Slovacchia si è impegnata ad attuare riforme specifiche su anticorruzione e appalti per sbloccare le risorse del piano. Se smonta quelle garanzie, la Commissione può trattenere i pagamenti successivi senza passare dall'intera procedura di condizionalità. La ricerca sul disegno del fondo per la ripresa osserva che le riforme collegate agli esborsi incorporano una sorta di blocco: tornare indietro può fermare la tranche successiva (Taylor & Francis).
Il paragone con l'Ungheria non è teorico
Analisti economici cechi e slovacchi avvertono del rischio di uno «scenario ungherese» (Týždeň). La formula rimanda al percorso di Budapest: un deterioramento persistente dello Stato di diritto che, col tempo, ha prodotto conseguenze di bilancio reali. L'Ungheria resta oggetto delle preoccupazioni della Commissione per i risultati deboli nella lotta alla corruzione e per l'indipendenza della procura (Népszava). Il confronto conta perché mostra il meccanismo: anni di peggioramento documentato hanno finito per dare alla Commissione elementi sufficienti a collegare i problemi dello Stato di diritto al rischio per il bilancio UE.
La Polonia rende il contrasto ancora più netto. Varsavia, dopo il durissimo scontro con Bruxelles sullo Stato di diritto durante il precedente governo PiS, oggi punta a rispettare le tappe concordate, invia correzioni dettagliate e accetta il monitoraggio pur di mantenere aperto il flusso dei fondi (MFiPR). Fico, invece, sceglie il rifiuto.
La Commissione ha messo nero su bianco, nel proprio fascicolo istituzionale, che la capacità della Slovacchia di perseguire la grande corruzione sta peggiorando. Questa constatazione oggi non congela nemmeno un euro. Ma ogni rapporto annuale ispessisce il dossier. Se il decadimento dell'azione penale dovesse proseguire, la Commissione potrà prima o poi collegarlo al rischio per il bilancio europeo, attraverso il regolamento sulla condizionalità oppure attraverso il mancato rispetto delle tappe del fondo per la ripresa. L'iniziativa resta nelle mani del governo Fico: riparare il danno prima che il fascicolo diagnostico diventi un caso giuridico. Da parte sua, la Commissione deve chiarire meglio se veda formarsi un caso di rischio per il bilancio o soltanto un allarme sullo Stato di diritto senza conseguenze finanziarie.
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