Sofia sfora il deficit al 5,7%

Bulgaria’s fiscal rules lose their rigidity as the 2026 deficit exceeds legal limits.
Composizione immagine · tobriefLa battaglia bulgara sulla legge di bilancio 2026 parte da una violazione delle regole nazionali. Secondo il materiale parlamentare riportato da Infobusiness/BCCI, il disavanzo consolidato previsto, cioè la differenza tra quanto lo Stato spende e quanto incassa, arriverebbe al 5,7% del PIL nel 2026. La legge bulgara sulle finanze pubbliche fisserebbe invece il tetto al 3%, trasformando la bozza in un caso giuridico interno prima ancora che in un problema con Bruxelles, ha riferito Fakti. Il piano prevede poi una riduzione del disavanzo al 3,8% nel 2027 e al 3,0% nel 2028: il governo promette di sanare lo sforamento più avanti, non di evitarlo adesso, secondo Infobusiness/BCCI.
Il debito basso attenua il rischio finanziario, ma non cancella quello di credibilità. La bozza colloca il debito pubblico a 37,7 miliardi di euro, pari al 30,1% del PIL, alla fine del 2026, con una salita al 35,2% nel 2028; il valore di riferimento europeo resta il 60%, ai sensi dell'Articolo 126 TFUE. Sofia può dunque indebitarsi prima che il debito diventi di per sé pericoloso. Il prezzo, però, passa dalla fiducia: una regola smette di ancorare le aspettative se la politica la sposta quando aumenta la pressione della spesa.
Il debito basso non basta
Dimitar Radev, governatore della Banca nazionale bulgara, ha formulato l’avvertimento in termini netti: la bozza approfondisce una tendenza di bilancio negativa visibile dal 2020, invece di invertirla, ha riferito BTA. Un deficit porta sempre con sé un conto: lo Stato deve raccogliere denaro oggi dai creditori, domani dai contribuenti, oppure più avanti attraverso tagli.
L’argomento più solido del governo è che un ritorno brusco al tetto del 3% potrebbe imporre tagli improvvisi, rinvii negli investimenti o pressioni fiscali. La bozza sceglie invece una correzione più lenta, come ha riportato Infobusiness/BCCI. È una linea sostenibile solo se il disavanzo resta temporaneo e se il sistema politico sarà davvero in grado di realizzare la correzione promessa.
Il rischio aumenta se lo squilibrio entra nella struttura ordinaria del bilancio. Lyubomir Datsov, membro del Consiglio fiscale, è stato citato mentre indicava come problema più profondo un deficit strutturale di circa il 4% secondo la stima della Commissione; in termini semplici, significa che il divario resterebbe anche al netto delle normali oscillazioni dell’economia, ha riferito Fakti. In quel caso la crescita, da sola, non basta. Lo Stato deve ridurre gli impegni, aumentare le entrate o continuare a indebitarsi.
Chi paga se la fiducia si indebolisce
I beneficiari si vedono subito: persone e istituzioni che evitano tagli alla spesa pubblica corrente. I perdenti arrivano dopo. I contribuenti futuri pagano interessi e rimborsi, le imprese possono trovarsi davanti prestiti più costosi se il debito pubblico assorbe più risparmio, le famiglie sopportano il rischio di imposte più alte o servizi più stretti.
Il rischio inflazione è meno certo. Un deficit più ampio può aggiungere pressione quando la domanda è già forte, perché lo Stato continua a spendere oltre le entrate durevoli. I dati pubblici non dimostrano che questa bozza abbia già fatto salire i prezzi o i rendimenti, cioè l’interesse richiesto dagli investitori per detenere titoli di Stato. Il punto è più preciso: indebolisce l’ancora con cui investitori e Bruxelles giudicheranno la prossima manovra.
Le regole europee offrono a Bruxelles una strada per un esame formale quando si supera il valore di riferimento del 3% per il deficit, come spiegano le indicazioni della Commissione e la nota del Consiglio. Non risulta che su questa bozza sia stato aperto un caso. Risulta però più facile sollevare il rischio.
La questione dell’euro riguarda il segnale che arriva dopo l’esame. I materiali di convergenza della BCE e della Commissione legano l’ingresso nell’euro alla sostenibilità dei conti pubblici, e un obiettivo di deficit al 5,7% nel 2026 non riscriverebbe le valutazioni precedenti; aprirebbe però un nuovo problema di credibilità dopo che la Bulgaria avrebbe dovuto dimostrare disciplina (BCE, Commissione, Infobusiness/BCCI). Per questo il tetto interno conta oltre il perimetro del diritto nazionale.
La Romania pesa perché gli investitori confrontano le traiettorie di bilancio nella regione. Digi24, citando la banca centrale romena, ha riferito che il deficit della Romania secondo la contabilità UE è stato pari al 7,9% del PIL nel 2025 e che le previsioni di primavera della Commissione lo vedevano al 6,2% nel 2026, lasciando Bucarest come il caso più esposto nell’Europa sud-orientale dell’UE. La Bulgaria resta in una posizione migliore. Il confronto mostra però quanto rapidamente la discussione possa spostarsi da una singola legge di bilancio alla direzione complessiva dei conti pubblici di un Paese.
La Bulgaria può permettersi un po’ di debito in più. Non può rendere facoltativa una regola del 3% senza pagare un prezzo in credibilità, anche se il conto non arriva subito. Sofia deve ora dimostrare che lo sforamento del 2026 sia un ponte verso il ritorno alla disciplina, non una riscrittura della disciplina stessa.
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- 7/8/2026, 12:22:13 PM
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